Operazione Drug delivery
Grazie a indagini iniziate nel maggio 2020, la Squadra mobile della Questura di Aosta è arrivata a ricostruire una nuova modalità di acquisto di stupefacenti a fini di spaccio che, in analogia con i sistemi di consegna a domicilio che si sono ampiamente diffusi durante il lockdown, ha portato a chiamare l’operazione Drug delivery.
L’indagine in Valle d’Aosta
La Squadra mobile – ha spiegato il suo comandante Francesco Filograno – aveva saputo da un’informatore che vi sarebbe stata una consegna di droga, tramite corriere, in un’abitazione di Plan Félinaz, a Pollein. Gli agenti hanno intercettato il corriere – ignaro del contenuto dei pacchi – e gli hanno chiesto di effettuare la consegna al termine del proprio giro. La consegna è avvenuta a casa di una donna (impregiudicata) ma il vero destinatario era il suo compagno: Omar Atioui, nato nel 1998, segnalato per detenzione di droga per consumo personale, residente a Morgex con la madre, dipendente di una pizzeria di Aosta.
Nei due pacchi sono stati rinvenuti 830 grammi di marijuana. Si è così proceduto a una perquisizione domiciliare, nel corso della quale sono stati sequestrati 2mila euro in contanti, strumenti per il confezionamento, un taccuino con alcuni soprannomi di clienti e un telefono cellulare.
Dall’analisi del contenuto dello smartphone è stato possibile ricostruire che lo smercio a una cinquantina di clienti era effettuato da due residenti in Valle d’Aosta, uno dei quali minorenne. Ma è anche stato possibile ricostruire che sempre tramite app di messaggistica (WhatsApp, Telegram, Messenger, Instagram e Wickr – in particolar gli ultimi due) avvenivano i contatti con il venditore della droga. Si tratta di una persona che non è stata identificata e che corrisponde allo pseudonimo di Punch710. Ciò che è stato appurato è che lo stupefacente partiva dalla Spagna ed era scelto sulla base di un tariffario comprendente un’ampia gamma di varietà.

L’indagine in Toscana
Dello stesso pusher ignoto (grazie alle richieste di pagamento con bonifico) è stato identificato un altro acquirente, residente in Provincia di Grosseto. Si tratta di Simone Nerucci, nato nel 1999 e già denunciato per coltivazione di cannabis nel 2013. Assente al momento della perquisizione a casa della madre, con la quale risiede, è stato scoperto essere in possesso di 10.150 euro in contanti, di un chilogrammo fra hashish e marijuana, di bilancini di precisione e di strumenti per il confezionamento. In sua disponibilità è anche risultato essere un capanno, all’interno del quale aveva allestito una serra professionale per la coltivazione di 80 piante di marijuana.

Il life butter
Sia a casa di Atioui sia in casa di Nerucci sono state trovate varie confezioni di life butter: si tratta di un derivato ceroso della cannabis che, sminuzzato su una canna, moltiplica il suo effetto stupefacente.
Atioui aveva anche realizzato videotutorial per spiegare come utilizzarlo.
Le misure
Al termine delle indagini, coordinate dal sostituto procuratore Carlo Introvigne, sono stati posti agli arresti domiciliari Atioui e Nerucci. Rischiano una condanna detentiva a tre anni.
Denunciate altre quattro persone:
- la compagna di Atioui, che è stato dimostrato essere consapevole del contenuto dei pacchi che erano recapitati a casa sua ma non coinvolta nello spaccio
- i due addetti allo spaccio di Atioui: il minorenne e un soggetto già agli arresti domiciliari per detenzione di 300 grammi di droga
- un incensurato del grossetano, che effettuava i pagamenti (con bonifici o tramite transazioni in bitcoin) per conto di Nerucci.

Pubblicato / aggiornato
il 11/09/2020 alle 14:07
Categoria:
Cronaca / Video