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-5 giorni alle elezioni

-5 giorni alle elezioni

Oggi non si può che parlare della sentenza Geenna. Una sentenza che l’avvocato di Marco Sorbara, Raffaele Della Valle, ha sostenuto essere stata pronunciata giovedì 16 settembre 2020 non a caso, ma proprio perché precedesse le elezioni.

Due ore più tardi, a pochi metri dal Tribunale, il comizio di chiusura della campagna elettorale della Lega Vallée d’Aosta, con Matteo Salvini.

Salvini che, il giorno prima, aveva rilasciato una nota nella quale diceva: «Gli indagati in un processo di ‘ndrangheta vengono applauditi fuori dal tribunale, ma in Valle d’Aosta la sinistra si mobilita contro il comizio della Lega. Orgogliosi di avere la coscienza pulita, la schiena dritta e le idee chiare: domani sarò nella splendida Aosta che merita di voltare pagina, alla faccia di chi non si scandalizza per i boss ma sbraita contro il primo partito italiano».

Ci si sarebbe dunque attesi un comizio fortemente improntato sulla sentenza.

Così non è stato: su meno di dieci minuti di intervento, della sentenza ha parlato per meno di un minuto e ha detto: «Oggi, poche ore fa, sono state condannate ad anni e anni di galera delle persone che non meritano di essere definite valdostane e autonomiste. Perché, a noi, la ‘ndrangheta fa schifo. La ‘ndrangheta voti chiunque altro ma non la Lega. Ci fanno schifo i voti dei mafiosi e degli ndranghetisti. Hanno tanti partiti da scegliere, non la Lega, non la Lega. E siamo in una piazza di una persona che si rivolterebbe nella tomba. Onore a un vero autonomista, a un vero patriota e a un vero federalista, Émile Chanoux. E chi, oggi, ha abusato del nome autonomia per rubare, dovrebbe solo aver vergogna e sparire dalla Valle d’Aosta per sempre».

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Matteo Salvini, in comizio ad Aosta il 16 settembre 2020

Se dunque il leader della Lega non ha spinto nel cavalcare la sentenza, lo faranno gli altri?

Questo il commento di Vallée d’Aoste Unie: «La sentenza di primo grado conferma con nettezza l’impianto accusatorio, pur nel rispetto del principio di innocenza sino a condanna definitiva. Ci troviamo a vivere, nostro malgrado, una situazione allarmante. È necessario, dunque, esercitare ogni forma possibile di controllo e di repressione di fenomeni che, direttamente o indirettamente, abbiano a che fare con la ‘ndrangheta. Esiste, inoltre, al di là dei compiti delle forze dell’ordine e della magistratura, una vigilanza che in Valle d’Aosta va esercitata dalla società valdostana intera contro infiltrazioni e influenze che possano snaturare la natura stessa della nostra comunità. Lo sosteniamo, convinti che ci siano tutti gli antidoti per combattere il malaffare e la criminalità organizzata».

Questo quello del senatore Albert Lanièce (Union valdôtaine): «La dimostrazione della presenza della Ndrangheta anche in Valle d’Aosta è una pagina nera della nostra storia;la giustizia faccia il suo corso e se tutto sarà confermato che si estirpi fino alla più piccola radice ogni traccia di criminalità organizzata».

Ambiente-Diritti-Uguaglianza Valle d’Aosta ha commentato: «Il 23 gennaio 2019 ha cambiato le sorti della comunità valdostana quando, con i noti arresti, si è fatta strada l’ipotesi che aleggiava da molti anni: esiste una locale di ‘ndrangheta anche in Valle d’Aosta, in grado di condizionare la vita politica ed economica

La sentenza di primo grado lo ha confermato con condanne senza mezzi termini. Dure non solo per i protagonisti e i loro familiari, ma anche per chi si è trovato a condividere con loro il lavoro nelle commissioni consiliari e nei consigli o semplici occasioni di vita quotidiana. 

Siamo di fronte a una sentenza che spiazza e disorienta una comunità che ancora fa fatica a riconoscere la piaga e a farla sua, come impegno quotidiano individuale e collettivo nel dire no alla mafia. 

La politica poi non rappresenta affatto una guida per i cittadini: tende ancora a negare e a rinchiudersi nella diffusa teoria della bolla di sapone in cui si risolverà presto tutto.

Di inquietante mancanza di consapevolezza sono un chiaro sintomo gli applausi agli imputati, quasi messaggi in codice se vengono da persone con responsabilità pubbliche.

Una mafia che non spara e che non uccide quella capace di spostare voti e attecchire nelle Istituzioni, ma che punta al controllo di un territorio definito paradiso ormai solo nei racconti mitologici. “La mafia, quando è forte, non è quella delle stragi. Ti accarezza” (P. Buttafuoco)

Adu VdA sottolinea che una nuova consapevolezza è l’unica possibile via d’uscita e continuerà a promuoverla, a cominciare dai giovani secondo il meritorio impegno di Donatella Corti e di Libera Valle d’Aosta contro le mafie. 

L’ndrangheta ha ben centrato l’obiettivo di scardinare l’assetto politico locale: solo con la sua penetrazione si spiega la fine anticipata di una complicata legislatura che ha visto le dimissioni del presidente/prefetto Fosson e di tre membri del suo governo.

 Un nuovo vento politico soffierà sulla Valle d’Aosta quando la politica, a livello comunale e regionale, sarà capace di assumersi le proprie responsabilità e di cambiare realmente i volti del potere che l’hanno devastata e che continuano a volerla tenere in scacco». 

Pubblicato / aggiornato il 16/09/2020 alle 20:30
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Categoria: Politica e Amministrazione