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Sindacati contrari alla chiusura delle Rsa alle visite

Sindacati contrari alla chiusura delle Rsa alle visite coronavirus

Cgil, Cisl, Uil, Spi-Cgil, Cisl Fnp e UIL Pensionati Valle d’Aosta esprimono preoccupazione di fronte alla decisione presa dal presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta riguardo il rinnovato divieto delle visite da parte dei familiari degli ospiti delle strutture residenziali (Rsa). 

Una scelta che ritenevano giustificabile di fronte all’emergenza, «oggi meno, perché riteniamo non si sia fatto il possibile per scongiurarla». 

Ritengono la decisione di vietare gli accessi alle RSA «una scelta semplicistica di fronte al fattore RT in salita e alla crescita del numero dei contagi. Una decisione certamente funzionale a proteggere le fasce più deboli ma allo stesso tempo ci lascia perplessi perché evidenzia l’assoluta mancanza di un piano strategico e di una programmazione e medio termine. Altro non si è fatto che replicare lo schema già predisposto, senza considerare i contraccolpi psicologici che una scelta del genere comporta negli ospiti delle strutture. Anziani che, in una situazione di estrema fragilità, si aggrappano ai momenti di visita dei familiari, senza i quali la loro condizione si trasforma in una prigionia sanitaria, con un declino psicologico determinato dall’azzeramento di qualsiasi forma di relazione con i propri cari, non è sufficiente un tablet!!».

Nel lasso di tempo intercorso tra la prima e la seconda ondata di positivi al Covid-19, secondo i sindacati si sarebbe dovuto intervenire nelle strutture per recuperare spazi protetti e prevedere risorse specifiche funzionali alla gestione. Chiedono si provi a fare qualcosa ora. «Non vorremmo che i nostri anziani a parole, consideriamo una fondamentale risorsa, ma che nei fatti, non appena perdono la loro autonomia, diventano un fardello senza alcun valore». 

Passando all’ambito sanitario, i sindacati segnalano «una stridente e preoccupante mancanza di programmazione. Si viene a conoscenza che, con l’innalzarsi del numero degli ospedalizzati collegati al coronavirus, la scelta operata è stata di tornare alla chiusura di un reparto dell’ospedale Parini, quello di neurologia. Una situazione che limita e in prospettiva rischia di rallentare pesantemente la macchina sanitaria, con una dilatazione dei tempi delle visite e degli interventi chirurgici programmati. Dal mese di luglio si parla di un prefabbricato da 1000 mq tra il Centro prelievi ed il corpo “C” dell’ospedale, un reparto “polmone” a sostituzione della tenda di pre-triage, lo sgombero della piastra e lavori di adeguamento al reparto di Rianimazione. Una soluzione emergenziale, relativamente alla quale, si evidenziano delle chiare incognite collegate alla sua entrata in servizio, il prefabbricato di cui si è tanto parlato, doveva essere pronto ora, che la situazione torna ad essere preoccupante». 

Pubblicato / aggiornato il 15/10/2020 alle 16:18
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Categoria: Politica e Amministrazione