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Il punto sulla situazione sanitaria in Valle d’Aosta

Nella mattinata di lunedì 26 ottobre 2020, la Giunta della Regione autonoma Valle d’Aosta ha fatto il punto sulla situazione sanitaria, a seguito dell’emanazione del Dpcm del 24 ottobre.

Il presidente, Erik Lavevaz, ha specificato: «Non c’è un’ordinanza di coprifuoco pronta. Le valutazioni che stiamo facendo devono riguardare tutti gli ambiti. Le decisioni potranno essere in un senso come nell’altro anche se non ci possono essere misure ampliative rispetto al Dpcm se non con un passaggio normativo e, dunque tempi più lunghi».

L’assessore alla Sanità Roberto Barmasse ha riferito si è cercato di capire come il territorio può supportare l’Ospedale, dove sono già stati chiusi quattro reparti. Al momento in cui parlava, c’erano circa 80 pazienti in corsia e quattro in rianimazione. Una maggior territorializzazione permetterebbe di non bloccare l’attività ordinaria. S’intende dunque rafforzare l’area territoriale cercando accordi con i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta.

Barmasse ha annunciato che, da martedì 27 ottobre, iniziano i trasferimenti dei malati Covid all’Isav di Saint-Pierre. Una struttura tuttavia non sufficiente, perché sono stati messi a disposizione 35 posti letto sui 70 totali. Si pensa allora alle Microcomunità o ad altre strutture da convertire, a condizione che abbiano il personale necessario. «Se si arriverà a spostare gli ospiti delle Rsa da una struttura all’altra, dovranno essere spostamenti blindati e sicuri, affinché non si diffonda in questo modo il virus».

Rispetto alla costruzione del corpo prefabbricato prospettata in primavera, l’assessore ha annunciato che si dispone ora di tutti i fondi e le autorizzazioni necessarie (dopo aver ridotto la struttura da tre a due piani). Si pensa di partire con i lavori e di avere l’immobile utilizzabile entro fine dicembre 2020. Quale sarà la sua destinazione è ancora inc orso di valutazione.

Luca Montagnani, coordinatore dell’emergenza Covid, rispetto all’attuazione del Piano Covid, ha precisato che è funzionale alla sola gestione dell’emergenza. «La chiusura dell’attività elettiva è un problema comune anche ad altri territori – ha spiegato -. E non è un problema di spazi ma di chi li gestisce e chi ci va a lavorare. Allo stato attuale, personale specialistico e infermieristico non si trova. Se non abbiamo il personale, è difficile gestire sia la parte dell’emergenza sia la parte sanitaria di competenza».

La carenza di personale è aggravata dalle positività: «C’è personale positivo e sono ripresi i controlli a tappeto, che porteranno a individuare altre persone che dovranno astenersi dal lavoro. La media è di cinque persone positive a reparto».

Montagnani ha precisato che, sul bollettino, non sono indicati i tamponi antigenici, fatti in gran numero in questo periodo.

Ha aggiunto che il contact tracing è andato in difficoltà per l’alto numero di pazienti registrati in questo periodo: «1.181 positivi hanno fatto saltare la macchina. Stiamo lavorando per potenziare il Dipartimento di igiene e prevenzione, che è stato integrato con quattro unità di pensionati recenti. Si lavora con l’Inail e con l’esercito per aumentare il personale dedicato a questa attività».

In relazione alla situazione di contagio nelle microcomunità (vi sono positivi a Fénis, Introd, Doues, Perloz e Donnas), ha segnalato che – da maggio 2020 – è in corso una campagna di tamponamento mensile ai dipendenti. Il protocollo prevede che le persone inserite siano tamponate, isolate per una settimana, sottoposte a un altro tampone e poi ammesse alla vita della comunità. La chiusura ai parenti è stata tempestiva ma, evidentemente, il virus è entrato da altre vie: «attraverso le persone che ci lavorano e lo hanno preso in ambito familiare o extrafamiliare».

«I richiami che ho continuato a fare, per tutta l’estate, erano a dire che l’epidemia non era finita – ha detto Montagnani -. Un’emergenza come questa non si è mai vista; le altre pandemie erano molto più controllate. La situazione è difficile e complessa. Cerchiamo di affrontarla sapendo che ci sono limiti invalicabili, che dipendono dal numero di pazienti che avremo in Ospedale.
Bisogna fare appello al senso civico di tutti, affinché facciano attenzione per non arrivare a misure ancora più drastiche. Bisogna fare sacrifici sopportabili, per non penalizzare l’economia e la sanità».

Ha concluso affermando che l’efficacia delle misure previste dal Dpcm 24 ottobre non si avranno prima di tre settimane. Dunque, in questa fase, non è possibile determinare se ci sarà un picco, calcolabile solo dopo manovre restrittive totali.

Sulla situazione scolastica, l’assessore Luciano Caveri ha annunciato che la Sovrintendenza ha inviato una circolare a tutti i dirigenti scolastici per comunicare che, nelle scuole secondarie di secondo grado, si passerà al 75% di attività didattica a distanza. Proseguiranno i trattamenti differenziati per coloro che hanno insegnamenti nei laboratori. Particolare attenzione è dedicata ai disabili.

«Nelle settimane a venire molti aspetti potranno essere approfonditi. La logica di omogeneità al 75% non è sempre convincente ma bisogna evitare il rischio di paralisi in alcuni plessi, per esempio con i tamponi rapidi – ha aggiunto Caveri -. Siamo in attesa della circolare, da Roma, che confermi l’erogazione della didattica a distanza da parte degli insegnanti in quarantena. È previsto poi un incontro con tutti i dirigenti scolastici perché il nostro intento è di tenere le scuole aperte, con tutte le cautele del caso».

Pubblicato / aggiornato il 26/10/2020 alle 14:04
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Categoria: Salute / Video