Non riapre la primaria San Francesco ad Aosta, RaVdA presenta esposto
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I genitori in attesa della riapertura della Scuola primaria San Francesco, l 20 novembre 2020
L’Istituzione scolastica San Francesco di Aosta, lunedì 9 novembre 2020, poco dopo le ore 17, utilizzando la propria piattaforma informatica, aveva comunicato ai genitori degli alunni di tutte le classi di scuola primaria che i bambini dovevano osservare un periodo di quarantena domiciliare.
La comunicazione, spiegava che «essendosi verificati casi di positività al SARS_CoV2» era necessario osservare un periodo di quarantena domiciliare «che si conclude il 19/11/2020 compreso, a condizione che si effettui un tampone (non prima di quella data) e che abbia esito negativo. In assenza di tampone, la quarantena termina il 23/11/2020».
La nota precisava che solamente gli alunni erano tenuti alla quarantena e non i loro familiari.
Erano così restate aperte alle lezioni in presenza solamente le due classi di scuola secondaria di primo grado, poiché le classi seconda e terza rientrano fra quelle per le quali l’essere in Area rossa impone la didattica a distanza.

Sanificazione
Il Comune di Aosta aveva precisato di aver ricevuto comunicazione da parte della dirigente scolastica tramite email nel tardo pomeriggio di lunedì. Previa istruttoria e in seguito a eventuale confronto con la Sovrintendenza, aveva attivato i previsti protocolli sanitari e la sanificazione delle classi interessate.
Aveva commentato l’assessore all’Istruzione, Samuele Tedesco: «Pur non avendo competenza e responsabilità in merito alla chiusura delle scuole, l’Assessorato applica comunque, dal punto di vista operativo in relazione alle procedure di sanificazione, le decisioni dell’Azienda Usl. Seguiranno, questa settimana, confronti con la Dirigenza scolastica al fine di intercettare situazioni di disagio e dare risposta immediata, per quanto possibile, ai bisogni delle Istituzioni scolastiche e delle famiglie».
I sindacati chiedono i tamponi e dpi per il personale scolastico
Le organizzazioni sindacali scolastiche Flc Cgil, Cisl Scuola, savt École e Snals della Valle d’Aosta, preso atto del moltiplicarsi dei provvedimenti di quarantena preventiva nell’istruzione primaria, in particolare nell’istituzione San Francesco e al Convitto Chabod, avevano ritenuto urgente «adottare misure più restrittive nella formazione dei gruppi assumendo, se del caso, più personale educativo e supplenti fin dal primo giorno di assenza dei titolari, affinché insegnanti ed educatori non siano costretti, nel caso di sostituzioni, a turnazioni in classi e gruppi di alunni diversi. Le sostituzioni degli insegnanti e degli educatori assenti, infatti, anche se non possono eliminare il problema del contagio, potrebbero certamente limitare il suo dilagare da una sezione all’altra della comunità scolastica».
Le organizzazioni sindacali, inoltre, anche alla luce dell’incontro del 3 novembre con l’assessore regionale all’istruzione, avevano auspicato che – mediante i tamponi rapidi – si potesse verificare l’eventuale contagio degli insegnanti e degli educatori, in modo da poterli riammettere quanto prima, se non effettivamente malati, alle proprie mansioni e alla loro vita quotidiana.
Avevano ribadito, visto il progressivo aumento dei contagi, che «è necessario dotare o permettere agli insegnanti di dotarsi di dispositivi di protezione più efficaci (mascherine FFP2 o FFP3) al fine di salvaguardare la loro salute e quella degli allievi».
La scuola non riapre il 20 novembre
Vi è stata tuttavia una sorpresa per gli alunni che, avendo effettuato il tampone ed essendo risultati negativi il 19 novembre, venerdì 20 novembre si sono presentati a scuola per riprendere le lezioni in presenza: la didattica a distanza continua e la scuola non riapre.
La dirigente scolastica, Rosina Meloro, si nega al telefono e non fornisce spiegazioni. Pare tuttavia chela mancata riapertura sia dovuta alla mancanza di insegnanti, che non si sono sottoposti a tampone e usciranno dunque dalla quarantena il 23 novembre.
Fra l’altro, nella notte, è anche stata cambiata la piattaforma sulla quale gli alunni devono seguire le lezioni.

RaVdA presenta un esposto
La risposta all’accaduto della Regione autonoma Valle d’Aosta è sintetizzata in una nota dell’assessore all’Istruzione, Luciano Caveri: «In riferimento a quanto accaduto, venerdì 20 novembre, alla scuola primaria San Francesco di Aosta, dove parte del personale docente non si è presentato in classe, in quanto non ha effettuato il tampone di controllo previsto al decimo giorno, necessario per il termine dell’isolamento fiduciario, e una trentina di alunni sono dovuti tornare a casa, poiché non era possibile garantire la sorveglianza, anche alla luce delle disposizioni anti-Covid, che non prevedono accorpamenti di alunni di classi diverse, presenteremo un esposto alla Magistratura per accertare eventuali responsabilità per quanto avvenuto. La scuola è e resta – in particolar modo nel pieno di una pandemia che obbliga tutti al senso di responsabilità – un servizio pubblico essenziale».
La scuola non riapre per tutti sino al 24 novembre
Nel pomeriggio di venerdì 20 novembre, la scuola ha inviato una circolare ai genitori degli alunni, annunciando che «nella giornata di lunedì 23 ottobre, grazie alla collaborazione di alcuni docenti della scuola primaria, le lezioni si svolgeranno regolarmente in presenza per le seguenti classi: IA e IB, IIB, IVA e IVB. Per le restanti classi, a causa di esigenze organizzative, le lezioni si svolgeranno in didattica digitale integrata. Si ricorda che le lezioni riprenderanno regolarmente per tutte le classi martedì 24 novembre 2020».
I sindacati chiedono sia fatta chiarezza
Flc Cgil, Cisl Scuola, Savt École e Snals della Valle d’Aosta ritengono necessario che sia fatta chiarezza su quanto avvenuto, «anche per quanto riguarda eventuali comportamenti non previsti dalla legge e le conseguenti responsabilità».
La normativa vigente prevede che gli insegnanti possano scegliere tra sottoporsi al tampone o attendere il compimento della quarantena senza sottoporsi al test, prima di riprendere il servizio in presenza.
«Pertanto, l’assenza degli insegnanti in presenza, questa mattina, rispondeva a una fattispecie prevista dalla legge e, a quanto risulta, gli stessi hanno espletato il proprio servizio tramite didattica a distanza, garantendo il pubblico servizio».
Tuttavia gli alunni non sono stati avvertiti e sono dovuti ritornare a casa. Rimangono quindi inevase, secondo i sindacati, alcune domande:
- In che modo è previsto che l’Istituzione scolastica sia avvertita ufficialmente dell’esito del test? Spetta al lavoratore comunicare se si è presentato per il tampone e quale ne sia stato l’esito oppure è compito dell’équipe medica fornire i dati ufficiali, relativi alla capacità lavorativa del dipendente?
- Entro che ora questa comunicazione può essere inoltrata, al fine di garantire l’eventuale sostituzione di un docente ancora in quarantena perché positivo? Si ritiene forse facilmente possibile trovare supplenti per venti docenti quando la loro assenza è comunicata oltre le 17 del pomeriggio?
- In che modo è stato disciplinato il lavoro del personale di segreteria, che – almeno in linea teorica – dovrebbe rimanere in servizio finché non riceve la comunicazione ufficiale delle assenze, così da poter avvertire i genitori degli alunni? E in che modo e in che tempi tale comunicazione deve essere fornita?
- Non sarebbe più pratico pensare che, indipendentemente dall’esito del tampone del decimo giorno, gli insegnanti continuino a fornire didattica a distanza ancora per un giorno, così da consentire tutti i provvedimenti necessari, con tempi più rilassati e gestibili, anche da parte delle famiglie? I dirigenti scolastici sono stati autorizzati a prorogare la DaD, in questo contesto?
Quanto avvenuto dunque, secondo i sindacati, «appare la conseguenza di una mancanza di programmazione da parte dell’Assessorato» e non ne sono stupiti in quanto avevano già denunciato che «sin dal principio dell’anno scolastico sono mancati protocolli chiari da parte dell’Amministrazione – più volte richiesti – atti ad assicurare l’effettiva tutela di dirigenti, insegnanti, alunni e studenti».
Nello specifico, «La situazione creatasi all’IS San Francesco nasce dalla difficoltà a mantenere gruppi stabili di docenti e alunni, a causa della mancata sostituzione degli insegnanti con la nomina di supplenti fin dal primo giorno. Molti dirigenti scelgono, invece, di impiegare nelle diverse classi i docenti a disposizione, aumentando le occasioni di contagio, nonostante i protocolli di sicurezza forniscano altre indicazioni. Inoltre, a causa della mancanza di aspiranti a supplenze risulta alquanto difficile sostituire anche un solo insegnante. Da qui la quarantena fino ad arrivare alla situazione attuale».
Quindi, secondo Flc Cgil, Cisl Scuola, Savt École e Snals, spetta alla politica intervenire «con gli opportuni finanziamenti e con risposte certe e immediate, per consentire a tutti di fruire del servizio erogato dalla scuola».
I Professori senza cattedra chiedono investimenti
L’Associazione Professori senza Cattedra, con una propria nota, ricorda che che la scuola è, prima di tutto, un’«“Istituzione deputata all’istruzione, all’educazione e alla formazione dei ragazzi indispensabile nell’ottica di una crescita interiore degli stessi sia come singoli individui che come cittadini” da anni messa a dura prova anche in Valle d’Aosta da stanziamenti del tutto insufficienti di risorse, con evidenti ripercussioni su efficienza e qualità del sistema scolastico».
Si rivolge dunque all’assessore Caveri affermando: «per garantire scuole aperte e in sicurezza a tutela di alunni e famiglie bisogna prima di tutto investire sulla scuola in termini di risorse umane ed economiche, risorse di cui attualmente la Valle d’Aosta non dispone per precise e consapevoli scelte che non denotano certamente quel senso di responsabilità che viene oggi inneggiato».
Pubblicato / aggiornato
il 21/11/2020 alle 16:38
Categoria:
Salute