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Sci: danni per 20 miliardi alle Regioni alpine se non si apre in dicembre

Sci: danni per 20 miliardi alle Regioni alpine se non si apre in dicembre (©Ernrico Romanzi per RaVdA) - La Funivia del Plateau Rosa a Cervinia

Una perdita di indotto pari a 20 miliardi, una cifra vicina all’1% del PIL nazionale: questo il danno che la montagna legata all’industria dello sci sarebbe costretta a subire senza l’avvio della stagione invernale.

Esponenti del Governo e virologi affermano che si può fare a meno della settimana bianca e dello sci, uno svago che non è indispensabile.

Invece Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Veneto e Friuli Venezia Giulia intendono sottolineare al Governo la pericolosità di queste affermazioni. «Non è corretto parlare di “solo sci” – scrivono Daniel Alfreider (vicepresidente Provincia autonoma di Bolzano), Luigi Bertschy (vicepresidente Regione autonoma Valle d’Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo Regione Friuli Venezia Giulia), Martina Cambiaghi (assessore allo Sport Regione Lombardia), Federico Caner (assessore al Turismo Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo Provincia Autonoma di Trento) e Fabrizio Ricca (assessore allo Sport Regione Piemonte) in una nota congiunta –: attorno alla stagione invernale abbiamo intere economie di montagna e alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro, perlopiù stagionali. Agli impiantisti bisogna aggiungere i noleggi, le scuole di sci, i ristoranti, i rifugi, gli alberghi, i bar, i negozi e tutte le altre attività economiche legate, dall’artigianato alla filiera alimentare, senza dimenticare il settore dei traporti privati, dei servizi, della moda, dei carburanti e così via».

Le Regioni alpine hanno calcolato in 20 miliardi l’indotto diretto della stagione invernale. A questi si devono sommare le cifre delle aree appenniniche.

«Senza l’apporto della stagione invernale, per la montagna è il disastro totale. Chiudere durante le festività natalizie significherebbe pregiudicare irrimediabilmente l’intera stagione: molti non aprirebbero nemmeno più».

Le Regioni alpine lanciano dunque un appello al ministro dell’economia Roberto Gualtieri, affinché organizzi un incontro e un confronto: «Il trasporto di persone sugli impianti a fune deve essere considerato alla pari di altri mezzi di trasporto, come bus e treni. Noi siamo pronti al confronto con il Governo per evitare rischi collegati alle festività e siamo sicuri che è possibile gestire la questione. Del resto, quando chiediamo l’apertura dei comprensori sciistici in sicurezza grazie al protocollo approvato, lo facciamo per tutelare un indotto che è vitale per la montagna. Ad oggi non ci sono alternative per garantire un tale indotto e occupazione. Pertanto, sia in caso di prolungamento della chiusura dei comprensori sciistici sia nel caso di una riapertura con forti limitazioni di presenze sugli impianti e piste da sci, chiediamo al ministro Gualtieri e al Governo Conte di prevedere adeguate misure economiche di ristoro per le attività direttamente ed indirettamente coinvolte»ì.

Pubblicato / aggiornato il 25/11/2020 alle 16:40
Categoria: Economia e Lavoro