Le Regioni dello sci chiedono al Governo di rispettare la montagna
Gli impianti di risalita non riapriranno il 7 gennaio 2021. È la conseguenza del parere espresso dal Comitato tecnico scientifico in relazione al Protocollo sci predisposto dalle Regioni dove la pratica è esercitata.
Il parere
Il Cts ci ha messo più di un mese (il Protocollo è stato validato dalla Conferenza delle Regioni il 23 novembre) per evidenziare una serie di criticità:
- lo sci deve essere praticato solo dove la situazione epidemiologica lo consente (quindi in area gialla)
- gli impianti di risalita sono equiparati ai mezzi di trasporto pubblico, quindi la loro capienza deve essere ridotta del 50% quando non vi è libera circolazione d’aria (quindi funivie e cabinovie ma anche le seggiovie con calotta, qualora non possa essere lasciata aperta)
- code e assembramenti devono essere evitati, quindi la vendita degli skipass deve essere riorganizzata ma deve essere anche previsto un numero massimo di persone che possono accedere alle piste
Ora spetta all’Anef e alle Regioni verificare se queste condizioni possano essere accettate e applicate, garantendo la sostenibilità economica dell’apertura della stagione.
In tal caso dovranno predisporre e presentare una nuova bozza del protocollo, che dovrà essere analizzato ed eventualmente approvato dal Cts. È per questo che la data del 7 gennaio è da considerarsi impossibile da rispettare. Più probabile dopo il 20 e, questa ulteriore riduzione della stagione, è un altro fattore di criticità che gli esercenti voglio analizzare prima di decidere.
La reazione delle Regioni di Montagna
Domenica 27 dicembre 2020, Daniel Alfreider (vicepresidente Provincia Autonoma di Bolzano), Luigi Bertschy (vicepresidente Regione autonoma Valle d’Aosta), Sergio Bini (assessore al Turismo Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia), Martina Cambiaghi (assessore allo Sport Regione Lombardia), Federico Caner (assessore al Turismo Regione Veneto), Roberto Failoni (assessore al Turismo Provincia Autonoma di Trento) e Fabrizio Ricca (assessore allo Sport Regione Piemonte), con una nota, hanno rivolto le loro richieste al Governo Conte.
«Dopo più di un mese dall’approvazione delle linee guida per l’apertura degli impianti sciistici in Conferenza delle Regioni e delle Province autonome prendiamo atto della pubblicazione delle osservazioni del Comitato Tecnico Scientifico tra le quali si richiede una differenziazione delle regole della capienza tra zone gialle e arancioni – scrivono -. Ora, grazie a questi suggerimenti di modifica del Cts, si potrà arrivare all’approvazione definitiva del documento. Come Regioni e Province autonome siamo già al lavoro per portare in approvazione al più presto il protocollo rivisto, auspicando, almeno questa volta, in un velocissimo responso da parte del Cts. A quel punto si saprà come si potrà aprire ma chiaramente non è sufficiente: serve anche una data di apertura».
A proposito, le Regioni definiscono la situazione «sempre più grottesca», con l’incertezza che «regna sovrana». Infatti «Più tempo passa, più la data di apertura del 7 gennaio scritta nel Dpcm si trasforma in una colossale presa in giro». E questo perché «La montagna ha bisogno di tempi lunghi per potersi organizzare, non si può pensare di continuare a illudere imprese e lavoratori quando lo stesso Cts e vari esponenti politici hanno già ribadito più volte la volontà di non aprire gli impianti il 7 gennaio. Per questo motivo chiediamo con forza al Governo Conte una data di apertura certa!».
Le Regioni e Province esprimono il proprio rammarico nel «riscontrare come dal Governo manchi assolutamente ogni interesse verso la montagna, e questo vale persino da chi ne ha la competenza. Il ministro al turismo Dario Franceschini dia un segnale di attenzione nei confronti della montagna e del turismo invernale. L’economia di molte valli è in ginocchio. Dal 6 dicembre al 10 gennaio il turismo invernale e il suo indotto registrano numeri straordinari, come si può solo pensare di ignorare un settore trainante dell’economia delle Alpi? Allo Stato abbiamo chiesto dei ristori per tutte le imprese colpite dalle limitazioni che siano adeguati e calcolati in percentuale sul fatturato dello stesso periodo dell’anno scorso (non di certo ancora su aprile), ma anche qui nessuna risposta. In questo momento drammatico e di assoluta incertezza il mondo della montagna, con i suoi lavoratori e le sue imprese, chiede attenzione e certezze».
Pubblicato / aggiornato
il 27/12/2020 alle 19:18
Categoria:
Economia e Lavoro