Un appello contro la privatizzazione dell’acqua
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L’ 8 dicembre 2020, la borsa di Wall Street ha quotato l’acqua a $ 486,53 per piede acro, una misura di volume equivalente a 1.233 metri cubi.
È stato il Cme Group, in collaborazione con Nasdaq, a lanciare il primo future al mondo sull’acqua infrangendo così il tabù della speculazione su un diritto fondamentale dell’umanità.
La notizia ha suscitato la reazione del relatore Speciale dell’Onu sul diritto all’acqua, Pedro Arrojo-Agudo, che ha espresso la sua preoccupazione per questa iniziativa. Secondo i promotori essa dovrebbe servire come protezione dai rischi legati alle carenze idriche.
Il Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, protagonista nel 2011 del referendum contro la privatizzazione dell’acqua, ha lanciato un appello appoggiato da Rifondazione comunista.
«L’inizio della quotazione dell’acqua segna un prima e un dopo per questo bene indispensabile per la vita sulla Terra. Si tratta di un passaggio epocale che apre alla speculazione dei grandi capitali e alla emarginazione di territori, popolazioni, piccoli agricoltori e piccole imprese ed è una grave minaccia ai diritti umani fondamentali. Secondo l’Onu già oggi un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile e dai tre ai quattro miliardi ne dispongono in quantità insufficiente. Quest’operazione speculativa renderà quindi vana la fondamentale risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu del 2010 sul diritto universale all’acqua. In più, ciò, per l’Italia, rappresenterà un ulteriore schiaffo al voto di 27 milioni di cittadini italiani che, nel 2011, si espressero nel referendum dicendo che l’acqua doveva uscire dal mercato e non si poteva fare profitto su questo bene. Se oggi l’acqua può essere quotata in Borsa è perché è considerata merce, sottoposta a una logica di profitto» si legge nel testo dell’appello.
Il Forum italiano dei Movimenti per l’acqua chiede, quindi, al Governo nazionale di prendere posizione ufficialmente contro la quotazione in borsa, di approvare la proposta di legge in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque, di sottrarre ad Arera le competenze sul Servizio idrico e di riportarle al Ministero dell’Ambiente.
Inoltre, richiede la salvaguardia del territorio attraverso investimenti contro il dissesto idrogeologico e l’impedimento di l’accaparramento delle fonti approvando, invece, concessioni di derivazione che garantiscano il principio di solidarietà e la tutela degli equilibri degli ecosistemi fluviali.
Pubblicato / aggiornato
il 30/01/2021 alle 13:46
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