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Lavevaz: necessario il divieto ingresso in VdA per raggiungere le seconde case

Lavevaz: necessario il divieto ingresso in VdA per raggiungere le seconde case (©Consiglio Valle) - Erik Lavevaz

L’ordinanza emanata sabato 13 marzo 2021 dal presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta istituisce il divieto di ingresso in Valle d’Aosta. Una scelta contestata dalla Lega Vallée d’Aoste e da Fratelli d’Italia.

Lega

«Un divieto che, a differenza di quanto previsto dal Decreto Legge del 13 marzo 2021 che consente gli spostamenti verso un’altra Regione per recarsi in un’abitazione propria diversa da quella principale, impedisce a chi possiede una seconda casa in Valle d’Aosta di poterla raggiungere», commenta la Lega.

La Lega aggiunge: «Il presidente Lavevaz è stato l’unico governatore, su tutto il territorio nazionale, a prevedere tale ulteriore restrizione. Una misura incomprensibile dato che, in questo momento, il grande flusso turistico viene meno rispetto ad altri periodi dell’anno. Una scelta drastica non giustificabile nemmeno alla luce degli ultimi dati sanitari».

Il carroccio sostiene che «Tale grave decisione non solo toglie l’unica boccata di ossigeno dal punto di vista economico per tante attività che scelgono comunque di rimanere aperte ma torna anche ad incrinare, come già fatto durante la prima ondata della pandemia, il rapporto con chi ha investito in Valle d’Aosta per l’acquisto di una seconda casa, ne paga tasse e tributi e si vede ora trattato come un appestato».

In chiusura, la Lega si chiede: «aveva davvero senso questa scelta?».

Fratelli d’Italia

Scrive Fratelli d’Italia Valle d’Aosta in una nota: «riteniamo che da questa decisione emergano chiaramente delle prese di posizione non condivisibili.
In primo luogo, così facendo, il presidente considera i proprietari di seconde case alla stregua di untorimentre, in realtà, rappresentano una ricchezza per la già provata economia della nostra regione e, in particolare, per i piccoli paesi di montagna. 
Non è chiaro, infatti, in che modo i non residenti che decidono di recarsi nelle loro abitazioni valdostane, normalmente site nelle località turistiche in quota e magari per svolgere la loro attività in smart working, possano incrementare la veicolazione del virus. 
Decisione che appare tanto più paradossale se consideriamo le frontiere con la Francia e con la Svizzera restano invece aperte, permettendo il flusso incontrollato di turisti stranieri
».

A livello più generale, secondo Fdi «appare evidente lo stato confusionale in cui versa il Governo regionale: manca ancora una strategia chiara per fare fronte all’emergenza economico-sanitaria!
Assistiamo infatti a un continuo cambio di idee sia rispetto all’ingresso dei turisti e dei non residenti (prima attirati, poi tollerati, infine tenuti alla larga), sia rispetto alle aperture e alle chiusure degli esercizi commerciali
».

E ciò mentre «commercianti, artigiani e liberi professionisti sono esasperati per un contesto in cui chiusure e restrizioni delle attività si susseguono senza che siano attuate misure efficaci per risolvere la crisi economico-sanitaria in atto». 

Fratelli d’Italia chiede «che la Regione provveda al più presto al pagamento degli indennizzi e non aspetti passivamente quelli sempre e solo annunciati a livello nazionale che, a più di un mese dall’insediamento del nuovo governo, latitano».

La risposta di Lavevaz

La risposta del presidente della Regione Erik Lavevaz è arrivata nel pomeriggio di martedì 16 marzo: si tratta di una disposizione che troverebbe le sue fondamenta nei dati dei nuovi positivi. La nota diffusa dall’Ufficio stampa spiega che, da inizio marzo, sono 311 i nuovi casi registrati nella regione, con un netto incremento rispetto alle settimane precedenti. Dati che, nelle proiezioni sanitarie, subiranno una ulteriore crescita, con una previsione di un aumento degli ospedalizzati e dei ricoveri in terapia intensiva.

«I dati attuali e quelli di prospettiva – dichiara Lavevaz  disegnano uno scenario di criticità crescente per la Valle d’Aosta: il nostro sistema sanitario, secondo le curve di evoluzione, rischia di essere di nuovo sotto pressione nell’arco di poche settimane. Da qui proviene l’indicazione condivisa dai sanitari di adottare misure più stringenti, che sono state richieste anche dagli enti locali.
L’ordinanza regionale sottolinea la logica implicita nelle norme in vigore, che limitano gli spostamenti nelle zone ad alto rischio. È una logica chiara: per evitare una ulteriore diffusione del contagio, i contatti tra i territori devono essere ridotti al minimo, salvo che non ci siano motivi di estrema urgenza. La Provincia autonoma di Bolzano ha appena emesso un’ordinanza nella stessa direzione, così come se ne discute in altre realtà territoriali.
Il passaggio all’arancione della Valle d’Aosta impone nuovi limiti. Abbiamo cercato di adattare le restrizioni alla nostra realtà, permettendo peraltro ai valdostani di muoversi su tutto il territorio regionale: sarebbe incoerente imporre un ulteriore sacrificio a tante attività economiche su scala locale e lasciare ampia possibilità di circolare liberamente attraverso i confini regionali, visto il quadro sanitario dell’area intorno a noi.
Questo provvedimento è un passaggio prudenziale obbligato, la cui necessità è resa evidente dall’esperienza drammatica che abbiamo accumulato negli scorsi mesi. È una misura temporanea, che chiede sacrifici sia ai valdostani sia a coloro che hanno scelto la Valle d’Aosta come luogo dove recarsi spesso. Speriamo di poter tornare presto a essere un luogo di incontro e di scoperta reciproca: è un risultato che possiamo raggiungere solo con uno sforzo collettivo e basato sul rispetto gli uni degli altri».

Pubblicato / aggiornato il 16/03/2021 alle 16:07
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Categoria: Politica e Amministrazione