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Savt e Snals sollevano il problema della didattica per gli alunni Bes in Area rossa

Savt e Snals sollevano il problema della didattica per gli alunni Bes in Area rossa (©crescita-personale.it) - Bisogni educativi speciali

Il decreto-legge n. 44 del 1° aprile 2021 stabilisce che, anche nelle Scuole secondarie di primo e secondo grado delle Aree rosse debba essere garantita la didattica in presenza agli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali (BES) mentre il resto della classe deve usufruire della didattica digitale integrata.

Secondo i sindacati  Savt École e Snals Confsal i tratta di un’indicazione «certamente condivisibile, perché attenta alle esigenze di chi deve affrontare maggiori difficoltà nel percorso scolastico, ma la sua applicazione richiede condizioni che, in base alle segnalazioni ricevute, paiono disattese in alcune Istituzioni scolastiche. Garantire contestualmente la didattica in presenza ai BES e la didattica a distanza agli studenti a casa richiede, infatti, un’organizzazione del personale docente che deve essere stabilita nel rispetto delle competenze del Collegio dei docenti».

Spiegano i sindacati che spetta ai docenti e non ai dirigenti scolastici indicare nel Piano dell’Offerta Formativa (POF) le modalità che consentano di svolgere una didattica efficace. Quindi «ammettere a lezione gli studenti con disabilità e bisogni educativi speciali senza garantire adeguate risorse di personale significa rispettare la norma solo formalmente, perché risulta oggettivamente impossibile, a un solo docente, assicurare due o più tipi di didattica a persone diverse nel medesimo tempo».

Le organizzazioni sindacali ricordano che, per i BES, non è previsto l’insegnante di sostegno ma la didattica specifica deve essere organizzata in base alle risorse umane e finanziarie effettivamente disponibili: «Per questo motivo, risulta indispensabile che i Collegi dei docenti e i Consigli di classe abbiano studiato la necessaria organizzazione didattica prima di accogliere gli studenti in presenza. In caso contrario, qualora i dirigenti scolastici imponessero ai docenti di accogliere gli studenti senza effettivamente poter garantir loro l’adeguata didattica, risulterebbero, da un lato, aver omesso il loro dovere di convocare il Collegio dei docenti per adeguare il POF e, dall’altro, aver imposto ai docenti un compito che andava oltre i limiti previsti dalla norma (in questo caso, sempre il POF, carta fondante dell’autonomia dell’Istituzione scolastica)».

In questo contesto, i sindacati riservano anche un’osservazione alla posizione, in merito, della Regione autonoma Valle d’Aosta: «Da un lato ci sono precise indicazioni della Sovrintendenza che, in linea con il Ministero, ribadisce l’importanza di garantire un’effettiva inclusione accogliendo a scuola, in presenza, anche gruppi di alunni senza bisogni educativi speciali. Dall’altra parte vige un’Ordinanza del presidente della Regione che non prevede con chiarezza questo proposito, generando confusione tra gli insegnanti che devono organizzare il lavoro quotidiano. Per questo sarebbe auspicabile, da parte della Regione, l’adozione di atti più coerenti».

Pubblicato / aggiornato il 09/04/2021 alle 15:12
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Categoria: Cultura