Primo volume dell’Atlas des Patois Valdôtains
(©RaVdA) -
Saverio Favre
Giovedì 6 maggio 2021, è stato presentato il primo volume dell’Atlas des Patois Valdôtains, sul tema Le lait et les activités laitières, curato da Gianmario Raimondi e Saverio Favre.
Il focus di questo volume, coronamento di un’attività di ricerca iniziata negli anni ’70, è il francoprovenzale nella sua varietà valdostana: una varietà linguistica che, per le sue particolarità, ha ormai alle spalle quasi centocinquant’anni di interesse da parte dei glottologi.
I 112 articoli principali che compongono il volume esplorano le “parole” e le “cose” di un settore fortemente caratterizzante la cultura materiale alpina tradizionale: la filiera del latte. Lo fanno tenendo presente la tradizione scientifica consolidata della geolinguistica delle lingue romanze, ma con una particolare attenzione anche alla divulgazione dei contenuti scientifici, al loro riutilizzo come tema di interesse nella scuola valdostana, alla loro restituzione alla comunità locale, patoisante e non.
Il volume è stato presentato da: Saverio Favre e Gianmario Raimondi (curatori dell’opera), Marina Fey (sovrintendente agli Studi RAVdA). Hanno partecipato i relatori Roland Bauer (Università di Salisburgo), Yan Greub (Università di Neuchâtel), Thomas Krefeld (Università di Monaco di Baviera), Lorenzo Massobrio (Università di Torino), Elton Prifti (Università di Vienna), Matteo Rivoira (Università di Torino), Giovanni Ruffino (Università di Palermo), Glauco Sanga (Università di Venezia), Tullio Telmon (Università di Torino), Alessandro Vitale-Brovarone (Università di Torino).
Nel corso dell’incontro è stato presentato un video, realizzato per spiegare il funzionamento dell’Atlas nella geolocalizzazione dei sostantivi (o delle varianti di essi) utilizzati per indicare un medesimo oggetto/concetto/azione.
Saverio Favre ha fatto la cronistoria di questo lavoro. L’Atlas ha preso le sue mosse nei primi anni Sessanta, come progetto di Atlante linguistico delle Alpi. Un progetto che ha perso presto vigore a favore di quello dedicato esclusivamente alla Valle d’Aosta, grazie a René Willien, Ernest Schüle e, soprattutto, Corrado Grassi. Nei primi anni Settanta, si giunse alla costituzione del primo comitato scientifico, comporto da linguisti italiano, svizzeri e francesi. Nel 1972 si entrò nella fase operativa, con le prime inchieste sul campo. Nel 1985, fu costituito il Bureau régional pour l’Ethnologie et Linguistique, nel quale il progetto Apv fu inserito.
Gianmario Raimondi ha illustrato i principi di funzionamento dell’Atlas, che bilanciano le esigenze scientifiche e l’usabilità del materiale. Rispetto a ogni sostantivo investigato, su una mappa sono indicate le varianti geolocalizzate, evidenziandone continuità e difformità e fornendo la trascrizione fonetica. Una serie di indicizzazioni e repertori permettono il reperimento delle informazioni di interesse. Ha poi segnalato che resta un passo da compiere: dal risultato scientifico comunicabile alla comunicazione divulgativa più estesa, per fare dell’Atlas un vero e proprio bene culturale.

Pubblicato / aggiornato
il 06/05/2021 alle 10:25
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Categoria:
Cultura