Corte dei Conti e RaVdA dissentono sull’imputazione di 84 milioni di euro
La Sezione di Controllo della Corte dei Conti della Valle d'Aosta
Il 28 aprile 2021, la Sezione di controllo della Corte dei Conti per la Valle d’Aosta ha pubblicato la propria Relazione sul Bilancio di previsione della Regione Valle d’Aosta per gli esercizi finanziari 2020/22.
Un Bilancio condizionato dal regime di prorogatio, dallo scioglimento del Consiglio Valle, dall’emergenza epidemiologica e dall’espletamento delle elezioni. Nelle considerazioni conclusive, si legge dunque che «L’analisi dei documenti di programmazione e pianificazione non ha potuto prescindere dal contesto rappresentato».
Si legge nel documento che «Anche per il 2020, circa l’80 per cento delle entrate complessive su base annua è
rappresentato dalle “Entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa”. Quanto alle spese, esse sono per oltre il 75 per cento destinate al Titolo 1 “Spese correnti” e, con riferimento alle Missioni, oltre due terzi delle risorse finanziarie sono destinate alla “Tutela della salute” e all’”Istruzione e diritto allo studio”».
Nell’analisi della Spesa corrente, è stata posta particolare attenzione alla spesa relativa al personale. «Come visto nelle precedenti relazioni al bilancio di previsione 2018 e 2019, la spesa per il personale complessivamente considerata segue una tendenza di crescita pressoché ininterrotta a partire dal 2015, con la previsione di una leggera diminuzione solamente nel 2022. L’orientamento è confermato anche nel bilancio di previsione in analisi, sebbene,
rispetto al precedente, si registri un aumento abbastanza contenuto, pari a poco più di 173.000,00 euro. Nonostante la Regione non sia sottoposta ai vincoli assunzionali stabiliti dalla legislazione statale per le regioni ordinarie, la legislazione regionale pone annualmente limiti al reclutamento di nuovo personale».
Al riguardo, la Sezione raccomanda «non solo attenzione nella definizione dei futuri bisogni di personale, ma anche azioni efficaci tese alla riduzione delle spese connesse».
Quanto alla Spesa in conto capitale, il 51 per cento della parte di investimento è diretto a finanziare leggi regionali di settore; il 30 per cento a interventi cofinanziati dalla Regione con lo Stato e/o con l’Unione Europea; l’11 per cento è rivolto al finanziamento di interventi di cui alle l.r. nn. 7/2006 e 40/2010 per mezzo di Finaosta Per 23,7 e 2,9 milioni di euro rispettivamente).
Nel corso dell’anno, il pareggio a preventivo di euro 1,5 miliardi è salito a oltre euro 2 miliardi, con un
incremento di circa euro 481 milioni, pari al 31,63 per cento del Bilancio. Tale incremento è per euro 125,1 milioni conseguente all’applicazione di maggiori entrate. L’attenzione della Corte dei Conti si è concentrata sui 22 milioni di euro che provengono dalla Finaosta ed è emerso che «tali risorse erano giacenti presso la Finanziaria regionale senza
preventiva destinazione». Nello specifico, sulla relazione si legge che «Dall’indagine è emerso che all’atto dell’approvazione del bilancio di previsione la Regione aveva la disponibilità di circa euro 10 milioni, giacenti presso Finaosta S.p.a. senza destinazione. A dire della Regione, tale somma non era stata inserita a bilancio in quanto vi era l’intenzione di farlo successivamente ad integrazione del fondo di rotazione per i mutui prima casa. I 10 milioni, nel marzo 2020, si incrementavano ad oltre euro 21 milioni, che ulteriormente lievitavano, nel giugno 2020, ad oltre euro 25 milioni. Di questi euro 25 milioni 22 milioni venivano inseriti nel bilancio con le l.r. nn. 4-5-8 del 2020.
Dall’analisi, accertata la consistenza di questa nuova entrata, rappresentata da distribuzione utili delle società partecipate ed economie del fondo, che non si configura per la sua straordinarietà, la Sezione rileva l’esigenza di un controllo più attento sulla destinazione delle risorse a disposizione della Gestione speciale presso Finaosta S.p.a., che nel complesso ammontano ad oltre euro 800 milioni».
Rispetto al Risultato di amministrazione, la Corte dei Conti si è concentrata sulla costituzione dei Fondi in sede di bilancio previsionale e alla verifica della loro consistenza, anche all’esito dell’assestamento, perché «la Regione ha la tendenza a sovrastimare prudenzialmente i fondi, con la conseguente sottrazione di risorse alla gestione finanziaria.
Il Fondo crediti di dubbia esigibilità è stato sovrastimato di circa euro 700 mila a preventivo e di circa euro 580 mila in assestamento e il Fondo perdite società partecipate è stato sovrastimato di circa euro 44 milioni a preventivo e di circa euro 45 milioni in assestamento.
In sede di assestamento si è poi costituito, per il terzo anno consecutivo, un Fondo accantonamenti di euro 19 milioni, che per il terzo anno consecutivo non è stato impiegato, ed è confluito in avanzo di amministrazione, inutilizzabile sino all’approvazione dell’assestamento».
La Sezione di Controllo disapprova la prassi di approvare il Defr a ridosso del bilancio, in considerazione del fatto che «la Regione rischia di non essere in grado di dare destinazione e, conseguentemente, di non poter impiegare compiutamente tutte le risorse che ha a disposizione.
Emblematica è, a quest’ultimo riguardo, la mancata rideterminazione dell’impiego, da parte dell’Amministrazione, degli 84 milioni di euro che lo Stato ha reso disponibile a favore della Regione, a seguito della ridefinizione del concorso al risanamento della finanza pubblica e che la Regione non ha impiegato nel 2020. Infatti, le maggiori risorse non sono state allocate nell’esercizio 2020 neanche nella misura di euro 32,31 milioni, già disponibili a fine luglio 2020, e comunque non se n’è reso disponibile l’impiego nell’annualità in corso. L’importo di euro 84 milioni confluirà, pertanto nelle economie, conseguentemente nel risultato di amministrazione e rimarrà inutilizzabile fino all’approvazione del Rendiconto finanziario del 2020, nell’estate 2021.
La Sezione non può esimersi, pertanto, dal biasimare il mancato impiego di risorse messe a disposizione dallo Stato a favore della Regione in materia di salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché alle politiche sociali, gravemente compromesse dall’emergenza epidemiologica da Covid-19».
In ultimo la Corte dei Conti critica la Regione per «la persistente mancanza del controllo del Collegio dei Revisori dei conti, la cui istituzione richiede una legislazione regionale specifica a tutt’oggi non adottata».
L’assenza del Collegio si ripercuoterò anche sul controllo per il 2021, che non potrà essere effettuato, «e questo senza alcuna giustificazione» e «nonostante il Bilancio di previsione 2020-2022 avesse stanziato i relativi oneri».
La risposta della Regione
L’Ufficio stampa della Regione autonoma Valle d’Aosta risponde alla Relazione con un comunicato stampa: «il Governo regionale ritiene opportuno precisare che la somma di 84 milioni di euro cui fa riferimento la Sezione di controllo non è interamente a disposizione della Regione, ma costituisce un acconto sulle minori entrate che la Regione subirà nel corso del triennio 2020-2022 e quindi devono essere imputate negli esercizi nei quali le minori entrate si verificano, come si sarebbe potuto appurare in via preventiva all’interno delle previste interlocuzioni istituzionali.
Il Governo regionale deve precisare, a titolo collaborativo, che le modalità di contabilizzazione del contributo dello Stato alle minori entrate sono state concordate con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, che tenendo conto delle specificità dell’ordinamento finanziario della Regione autonoma Valle d’Aosta ha riconosciuto la corretta imputazione del ristoro all’anno 2021, da realizzarsi, necessariamente, transitando le risorse eccedenti del 2020, sull’avanzo di amministrazione.
Il Governo regionale precisa, quindi, che gli 84 milioni messi a disposizione da parte dello Stato nel corso del 2020 sono da intendersi a titolo di acconto sulle minori entrate che la Regione subirà nel corso del triennio 2020-2022, e non costituiscono “maggiori risorse a disposizione della Regione”. Con ciò eventuali maggiori spese rispetto a quelle previste a legislazione vigente pre-emergenza Covid, che fossero state autorizzate utilizzando quale copertura i fondi messi a disposizione da parte dello Stato nel 2020, per la parte eccedente le minori entrate stimata nello stesso anno, sarebbero da considerarsi non rispettose delle finalità che emergono dal dettato normativo tanto che se al termine del triennio 2020-2022 le minori entrate non si dovessero realizzare, la Regione dovrebbe restituire allo Stato l’eccedenza dei fondi messi a disposizione da parte dello Stato.
Le risorse messe a disposizione dal DL 104 del 14 agosto 2020 […] sono state pertanto utilizzate a titolo di copertura delle minori entrate per 12,5 milioni di euro nel 2020 e prontamente iscritte per 71,5 milioni di euro a sostegno delle minori entrate previste per il bilancio di previsione 2021, approvato dal Consiglio regionale con l.r. 21 dicembre 2020 n. 13, senza quindi la necessità di attendere fino all’approvazione del Rendiconto finanziario del 2020. Attenzione e sensibilità quella che il governo regionale sta rivolgendo nei confronti delle entrate regionali, che si manifesterà anche con la prossima ulteriore imputazione di risorse derivante dall’avanzo libero 2020, con la definenda legge di assestamento.
Le suddette risorse, sostitutive delle minori entrate, devono essere imputate negli esercizi nei quali le minori entrate presumibilmente si verificano e diversamente sarebbero state oggetto di restituzione allo Stato o di reimputazione all’esercizio successivo, come risulta dai verbali dei tavoli tecnici tra le Regioni e le PA e lo Stato».
Pubblicato / aggiornato
il 12/05/2021 alle 17:37
Categoria:
Politica e Amministrazione