È polemica fra la Lega, Adava, Pica e Guichardaz sugli affitti brevi
Paesaggio alpino
In occasione dell’evento on line di presentazione dell’indagine sulle scelte dei turisti per l’estate 2021, svoltosi mercoledì 16 giugno 2021 e organizzato dall’Università della Valle d’Aosta, l’assessore al Turismo Jean-Pierre Guichardaz ha anticipato alcuni contenuti del disegno di legge in corso di predisposizione per normare gli affitti brevi.
Secondo la Lega Vallée d’Aoste, «le dichiarazioni dell’assessore al turismo non rendono giustizia al settore delle locazioni brevi, che ha sofferto duramente a causa della pandemia e non ha ottenuto dalla pubblica Amministrazione ristori e nemmeno aiuti sotto forma di esenzioni tributarie.
Appare quindi davvero inopportuna l’uscita dell’assessore Guichardaz che dipinge a tinte negative cittadini che lavorano, che sono una parte importante del settore ricettivo e che hanno continuato a pagare, senza più incassare nulla».
E la Lega conclude con un commento rispetto alle prospettive della prossima stagione estiva, che vedrebbe il Trentino nettamente favorito dalla clientela turistica: «Forse l’assessore, anziché sproloquiare su imprenditori che collaborano all’offerta turistica della nostra Regione, dovrebbe occuparsi di questi numeri e chiedersi per quale ragione i turisti continuino a scegliere altre mete rispetto alla Valle d’Aosta».
La risposta di Guichardaz
Questa la risposta dell’assessore Guichardaz: «Gli amici della Lega VdA riportano uno stralcio di un mio lungo intervento, fatto nel corso della presentazione di un’indagine condotta dall’Univda in collaborazione con l’Associazione degli albergatori della Valle D’Aosta, che come tutte le sintesi giornalistiche semplifica concetti più ampi ed articolati.
Cerco quindi di spiegare meglio il mio pensiero, in modo che non rimanga affidato alle sole dichiarazioni virgolettate riportate dalla Lega nel suo comunicato stampa: le “locazioni brevi” sono, come ho cercato di spiegare in modo un po’ più articolato nel mio intervento, una risorsa importante per la nostra economia, in quanto i locatari sono “consumatori” anch’essi di beni e servizi; sicuramente le locazioni brevi completano l’offerta turistica, intercettando segmenti di clientela abituata a questo genere di ospitalità, che magari potrebbero scegliere altre destinazioni se non vi fosse questo tipo di ricettività.
Ergo, questa modalità non va assolutamente demonizzata, ma credo che siano maturi i tempi per una regolamentazione che tuteli i proprietari e, perché no, anche i condòmini, che spesso si ritrovano a condividere i propri spazi comuni e il ménage condominiale con persone e situazioni di cui alle volte non sanno nulla.
Il fatto di stabilire una tracciabilità uniforme per tutte le strutture analoghe, di individuare regole comuni per la “pubblicizzazione” di questa tipologia di appartamenti (codice univoco, indicazioni sul campanello, ecc.), così da garantire anche un’adeguata sorvegliabilità, di stabilire, al pari delle strutture ricettive regolamentate, una tassa di soggiorno che porti risorse alle amministrazioni locali finalizzate al miglioramento dei servizi non credo sia una brutta cosa né tantomeno un modo per tarpare le ali a chissà chi.
Altre regioni che gli amici della Lega prendono spesso a riferimento quando devono criticare l’azione politica e promozionale dell’assessorato che rappresento, da tempo hanno regolamentato le locazioni brevi senza far gridare allo scandalo, anzi.
Preciso che se in Valle avessimo potuto contabilizzare nel computo delle presenze turistiche anche quelle derivanti dalle locazioni brevi, oggi probabilmente avremmo ottenuto maggiori risorse da parte dello Stato (la ripartizione del “fondo montagna” è calcolata sulla base delle presenze turistiche certificate) e avremmo potuto usufruire dei fondi statali per i centri storici calcolati sulla base delle presenze turistiche straniere certificate.
Quindi per sintetizzare: nessuno ce l’ha con chi affitta ai turisti, ma è arrivato il tempo di fare il salto di qualità e di mettere regole certe a tutela dei proprietari, dei condomini e delle comunità locali.
Sono convinto che anche questa apparente intromissione del pubblico nelle case altrui sarà vissuta non come una forma di controllo occhiuto e poliziesco, ma come una tutela per tutti. E credo che sia equo stabilire un minimo di uniformità di adempimenti per chi accoglie turisti nella nostra regione dietro versamento di un corrispettivo».
La risposta a Pica
A Claudio Pica, referente degli host di Airbnb, che obietta sull’utilità di una norma regionale in considerazione dell’imminenza di promulgazione di una normativa di settore, Guichardaz risponde: «la legge nazionale dice chiaramente che il codice unico regionale è alternativo a quello statale. E poi senza legge regionale non sapremo mai chi sono i locatori e quindi lo stato non potrà mai attribuire loro il suo codice».
La posizione di Adava
Sul tema interviene anche l’Associazione degli albergatori della Valle d’Aosta, con una nota: «È di ieri l’ennesima polemica questa volta indirizzata nei confronti dell’Assessore regionale ai beni culturali, turismo, sport e commercio Jean-Pierre Guichardaz per aver dichiarato di voler regolamentare un settore, quello delle locazioni brevi, che altrimenti rischia di sfuggire alle leggi regionali di disciplina delle strutture turistico ricettive con il rischio di operare così in un regime di concorrenza sleale.
“Premesso che da sempre ritengo che le nuove forme di ospitalità (e tra queste rientrano pienamente le locazioni turistiche brevi da parte di soggetti privati) sono una importante risorsa per il territorio e non una minaccia – sottolinea il Presidente Adava Filippo Gérard – ritengo queste polemiche del tutto pretestuose e fuorvianti rispetto alla reale problematica. Le argomentazioni a sostegno della necessità di procedere quanto prima con l’approvazione di una norma che regoli in maniera puntuale tale fenomeno sono talmente tante e di buon senso che non possiamo non schierarci a fianco dell’Assessore regionale al Turismo per sostenere questo percorso”.
“Le strutture ricettive tradizionali gestite in forma imprenditoriale sono oggi soggette ad obblighi di tipo fiscale, urbanistico, formativo e previdenziale legati alle norme di prevenzione incendi, di igiene degli alimenti, di privacy, di pubblica sicurezza, di contratti di lavoro, di rilevazione statistica e imposta di soggiorno; spesso, invece, chi opera oggi in forma privata mettendo sul mercato degli appartamenti ad uso turistico breve, sfugge a molti di questi obblighi”.
“Come associazione non chiediamo che su questi soggetti gravino tutti gli adempimenti a cui siamo soggetti noi – continua Gérard – ma chiediamo quanto meno il “minimo sindacale”, ovvero l’introduzione di pochi e semplici adempimenti a tutela di tutti:
- Identificazione dell’offerta turistica
Una semplice dichiarazione di inizio attività presso il Comune di competenza e il rilascio di un codice identificativo da rendere visibile su ogni canale (online o offline) in cui l’alloggio è promosso e commercializzato. - Misurazione dei flussi turistici
Inserire gli arrivi e le presenze turistiche negli alloggi locati a fini turistici per periodi brevi nella misurazione statistica dei flussi ISTAT. - Introduzione dell’imposta di soggiorno
Inserire l’obbligo di riscossione dell’imposta di soggiorno anche per le locazioni turistiche brevi.
Nel panorama nazionale, la Valle d’Aosta è praticamente tra le ultime regioni a forte vocazione turistica a non aver ancora approvato una norma che disciplini tale tipologia di attività. Oltre ad una questione di sicurezza (ricordiamo tutti quando Cervinia è rimasta bloccata da una valanga e nessuno era in grado di capire effettivamente quante persone erano presenti in località) e di concorrenza leale, il fatto che questo tipo di attività non sia soggetta alla dichiarazione delle presenze turistiche ai fini Istat (e di conseguenza al versamento dell’imposta di soggiorno) ha creato un grave danno economico all’intera comunità valdostana. L’anno scorso, ad esempio, la Città di Aosta si è vista escludere da un importante contributo economico statale destinato ai centri storici per non aver raggiunto un certo parametro di presenze turistiche ufficiali. Quest’anno, invece, essendo il Fondo ristori per l’emergenza Covid destinati alla Montagna ripartito tra le diverse regioni alpine e province autonome in proporzione alle presenze turistiche ufficiali, le risorse che arriveranno in Valle d’Aosta saranno notevolmente inferiori rispetto a quelle che ci spetterebbero”.
A tutto ciò si aggiunge la polemica che vede i rappresentanti della Community Airbnb Valle d’Aosta lamentarsi di non aver ricevuto aiuti pubblici legati all’emergenza Covid-19.
“Non voglio entrare nel merito di tale questione – interviene il presidente Gérard – mi limito semplicemente a ricordare che se un soggetto privato gestisce ad uso turistico un appartamento (ad esempio lasciatogli in eredità dalla nonna) in modo saltuario e non come attività prevalente, può tranquillamente accedere alle agevolazioni previste sia a livello nazionale che regionale per le persone fisiche; nel caso in cui i soggetti abbiano invece disponibilità di cinque, dieci, quindici appartamenti (come spesso avviene e come emerso in molte indagini commissionate a livello nazionale per capire il fenomeno), allora il mio consiglio è quello di aprire la partita iva e gestire in modo imprenditoriale questo tipo di attività, anche perché diventerebbe difficile sostenere che in questi casi non si tratti di una vera e propria attività di impresa. Ricordo infatti che sono molti i gestori dei Case e Appartamenti per Vacanze (attività prevista dalla legge regionale 29 maggio 1996, n. 11) iscritti alla nostra associazione e che questi sono rappresentati all’interno del nostro Comitato direttivo da un proprio delegato».
La replica di Pica
Claudio Pica (co-fondatore dell’Home Sharing Club Valle d’Aosta – meglio conosciuta come Community Airbnb per la Valle d’Aosta ) risponde all’assessore Guichardaz con una lettera aperta:
«Lei sta facendo considerazioni riferendosi a qualcosa che per noi proprietari di appartamenti (d’ora in poi host) è ancora assolutamente astratto perché, al momento, non ci è stata ancora presentata alcuna bozza.
Probabilmente non facciamo parte di quell’élite (Adava) che può vantare questo privilegio o ancor peggio non facciamo parte di coloro che, con molta probabilità, hanno fomentato per accelerare affinché una vecchia proposta (già analizzata e respinta tre volte) sia trasformata in disegno di legge.
In ogni caso, ipotizzando che possa essere una copia di quanto già tentato di far passare per ben tre volte, mi permetta di anticiparle alcune considerazioni: come già affermato ai suoi predecessori, premetto che non ho nulla contro un eventuale applicazione della tassa di soggiorno.
Anche per quanto riguarda il CIR, continuo a dire di non essere assolutamente contrario ma, visto il momento piuttosto delicato e le priorità che bisognerebbe affrontare, mi sembra assurdo dedicare tempo, risorse economiche e far distogliere i suoi collaboratori da compiti che dovrebbero essere prioritari per cercare di elaborare un CIR valdostano quando, come già dovrebbe sapere, a livello nazionale presto sarà disposto un registro unico per tutta Italia (al quale ogni host italiano dovrà aderire con le procedure e modalità che saranno imposte).
In questo momento, da persona che si occupa da 21 (dico 21) anni di marketing turistico, mi permetto di consigliarle di concentrarsi su altri problemi più urgenti e importanti legati al turismo ma soprattutto di cercare di aggregare e far rete con le risorse esistenti sul territorio anziché creare buchi nella rete perché, si Sto arrivando!: quando la rete è strappata, i pesci fuggono!
Quello che sta facendo, a mio avviso (e quello della maggior parte degli host valdostani), sono solo azioni per accontentare la sola lobby degli albergatori senza prendere nemmeno in considerazione i nostri continui appelli a confrontarci. Probabilmente deve mantenere una promessa fatta a un “gruppo di imprenditori” e vorrebbe dimostrare di riuscire a far approvare quanto non son riusciti a fare i suoi pur validissimi predecessori.
Mi spiace però ricordarle che in questa Valle esistono anche oltre 3.000 residenti (con relative famiglie) che cercano di coprire le spese sempre maggiori derivanti dal possesso di immobili locando per brevi periodi ai turisti sempre più attratti dalla nostra splendida regione.
Ho evidenziato residenti perché mentre noi host residenti paghiamo le tasse in Valle d’Aosta. I più grossi alberghi in Valle appartengono a holding che, avendo sede fuori dalla nostra Regione, pagano le tasse fuori Valle (pur ricevendo ogni beneficio da noi tutti Valdostani) .
A tal proposito Le ricordo nuovamente che noi host non solo non abbiamo ricevuto nemmeno un euro di aiuto ma abbiamo subito passivamente e dignitosamente delle maggiorazioni in termini di Imu (in quanto le nostre case sono rimaste “a disposizione”, abbiamo pagato regolarmente la Taari e ci siamo dovuti far carico di tutte le spese condominiali.
Abbiamo sostenuto tutte queste spese dignitosamente e abbiamo stretto i denti ma non abbiamo intenzione di continuare a veder calpestare la nostra dignità sentendoci accusare proprio da lei che dovrebbe rappresentarci di adempiere le nostre mansioni con scarsa qualità e addirittura essere tacciati persino di evasione.
Se vuole e pensa che per far valere i nostri diritti dobbiamo alzare la voce scendere in piazza …. lo faremo.
Se la bozza che vorrà presentare è uguale alle precedenti che abbiamo rimandato al mittente (con le dovute motivazioni) lei assessore deve sapere che sta puntando a far approvare una norma che persino molti sindaci della Valle avevano ritenuto in passato impossibile da attuare (controlli a sorpresa fatti da messi comunali negli appartamenti, applicazione di sanzioni, eccetera).
Inoltre, in base a quanto riportato da alcuni quotidiani, se venisse mai approvato questa bozza di disegno di legge, mi pare che lei vorrebbe far apporre nel portone di ogni condominio una targa per ogni alloggio locato.
Si è fermato solo tre secondi per rendersi conto dei problemi che sorgeranno tra i condomini e di tutti gli ostacoli che verrebbero posti dalle belle arti per le abitazioni in centro storico?
Per quanto riguarda la sicurezza, sempre in base alle sue dichiarazioni, ci fa apparire come coloro pronti ad accogliere i peggiori delinquenti esistenti ma probabilmente i suoi collaboratori non l’hanno informata che ogni host è obbligato a segnalare alla Questura, tramite il portale “alloggiati web”, il nominativo di ogni ospite.
Nel malaugurato caso quindi ci capitasse qualche “elemento problematico”, le forze dell’ordine hanno il dovere di intervenire immediatamente (senza dover scomodare il vigile o il messo comunale che ha sicuramente molte altre funzioni da svolgere).
Per concludere, mi permetta di fare l’ultima considerazione: invece di sbandierare ai quattro venti di aver preparato già una bozza, non sarebbe stato meglio e corretto da parte sua interpellarci per confrontarci a priori?
Non appena ci verrà dato, anche a noi, il privilegio di avere almeno una bozza bozza del disegno di legge, magari potremo analizzare meglio ogni punto proposto e fare le nostre attente e puntuale osservazioni».
Pubblicato / aggiornato
il 18/06/2021 alle 19:13
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Categoria:
Politica e Amministrazione