Comitato Giustizia Giusta Vda: per il referendum sulla Giustizia
È nato anche in Valle d’Aosta il Comitato Giustizia Giusta.
«Il Comitato riunisce diverse forze politiche – spiega la referente Deborah Ziggiotto – e si occuperà di raccogliere le firme per i sei referendum sulla giustizia promossi da Lega Salvini Premier e Radicali. Questo è un referendum per una riforma vera, profonda e giusta della giustizia attesa da decenni: meno correnti nel Csm, processi veloci, responsabilità civile di chi sbaglia, più tutele per i sindaci. Dal 3 luglio 2021, anche i Valdostani potranno dare il loro contributo per una riforma epocale della giustizia».
I sei referendum sulla giustizia riguardano nello specifico:
La riforma del Consiglio Superiore della Magistratura
Il Csm è l’organo di autogoverno dei magistrati e ne regola la carriera. Per due terzi è composto da magistrati eletti. Oggi su capacità e competenze prevale il sostegno delle correnti: per candidarsi a far parte dell’organo è infatti obbligatorio raccogliere dalle 25 alle 50 firme, cosa che richiede di fatto l’adesione a una delle correnti. Con il sì al referendum, chiunque si potrà candidare senza scendere a patti con esse.
La responsabilità diretta dei magistrati
Il cittadino accusato ingiustamente o che finisce in carcere da innocente non può chiedere direttamente al magistrato di rispondere dei suoi errori. Ci si può rivolgere solo allo Stato. Anche se la Costituzione vuole che ogni singolo funzionario statale sia responsabile direttamente per i danni causati nell’esercizio delle loro funzioni, i magistrati godono di un trattamento privilegiato rispetto agli altri funzionari e a qualsiasi cittadino. Con il sì al referendum si introduce la possibilità di chiamare in causa direttamente il magistrato: per responsabilizzare l’intero corpo e scongiurare abusi, azioni dolose o gravi negligenze.
L’equa valutazione dei magistrati
La valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati spetta al Csm, che decide sulla base di valutazioni preventive fatte dagli stessi magistrati che compongono i Consigli giudiziari. Questa sovrapposizione tra “controllori” e “controllati” rende poco attendibili le valutazioni e dà spesso luogo ad una difesa corporativa. Con il sì al referendum estendiamo anche ai rappresentanti dell’Università e dell’Avvocatura nei Consigli giudiziari la possibilità di avere voce in capitolo nella valutazione dei magistrati, che oggi si giudicano solo tra loro.
La separazione delle carriere dei magistrati
Con il sì al referendum chiediamo la separazione delle carriere per garantire a tutti un giudice veramente “terzo” e trasparenza nei ruoli. Il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale. È esattamente ciò che accade nelle grandi democrazie.
I limiti agli abusi della custodia cautelare
Ogni anno migliaia di innocenti sono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato e senza aver subito una condanna definitiva. Con il sì al referendum, eliminando la possibilità di procedere con la custodia cautelare per “reiterazione del medesimo reato”, si farà in modo che possano finire in carcere prima della conclusione del processo soltanto gli accusati di reati gravi.
L’abolizione del Decreto Severino
La sospensione e la decadenza automatica di sindaci e amministratori locali condannati anche in via definitiva hanno creato vuoti di potere e si sono verificati molti casi di sospensione temporanea dei pubblici uffici di innocenti che sono poi stati reintegrati al loro posto, anche se le sentenze a loro carico non lo avevano previsto. Il sì al referendum elimina l’intero decreto, togliendo l’automatismo e restituendo ai giudici la facoltà di decidere se applicare o meno l’interdizione dai pubblici uffici.
Il Comitato Giustizia Giusta allestirà alcuni banchetti in Valle d’Aosta per raccogliere le firme:
- lunedì 5 luglio a Verrès, in piazza del mercato, dalle 9 alle 12
- martedì 6 luglio a Aosta, in piazza del mercato, dalle 8.30 alle 13
- venerdì 9 luglio a Saint-Vincent, in piazza Cavalieri, dalle 9.30 alle 13.30
- sabato 10 luglio a Pont-Saint-Martin, in piazza IV Novembre dalle 9 alle 13
- domenica 11 luglio ad Aosta, in place des Franchises, dalle 8.30 alle 18.30
- lunedì 12 luglio a Verrès, in piazza del mercato, dalle 9 alle 12
- martedì 13 luglio ad Aosta, in piazza del mercato dalle 8.30 alle 13
- sabato 17 luglio a Pont-Saint-Martin, in piazza IV Novembre dalle 9 alle 13
- lunedì 19 luglio a Verrès, in piazza del mercato, dalle 9 alle 12
- martedì 20 luglio ad Aosta, in piazza del mercato, dalle 8.30 alle 13
- sabato 24 luglio ad Aosta, in via Porta Praetoria dalle 8.30 alle 18.30
- lunedì 26 luglio ad Aosta, in piazza del mercato, dalle 9 alle 12
- martedì 27 luglio ad Aosta, in piazza del mercato dalle 8.30 alle 13
- sabato 31 luglio ad Aosta, in via Porta Praetoria dalle 8.30 alle 18.30
L’appello dell’Associazione Genitori Separati
L’Associazione Genitori Separati per la Tutela dei Minori ha lanciato un appello ai genitori separati affinché partecipino alla raccolta firme.
«La maggior parte dei genitori separati sono vittime quotidiane della ingiustizia dei nostri tribunali durante i procedimenti per l’affido dei minori e, pertanto, non possono non andare a firmare per i sei referendum sulla giustizia e, in particolare, sulla responsabilità civile e penale dei magistrati. La legge Vassalli n. 117/88 (oggetto del 1° referendum) disciplina il risarcimento dei danni causati ai cittadini dai magistrati nell’esercizio delle loro funzioni giudiziarie: riguarda, cioè, la loro responsabilità civile. Attualmente, il cittadino che si ritiene danneggiato non può chiamare in causa direttamente il magistrato responsabile del danno – come invece chiede il quesito del Referendum – ma deve rivolgersi allo Stato. La giustizia negli affidi, separazioni e divorzi, non è sempre imparziale, ma è succube di un mondo che trae vantaggi ideologici, confessionali ed economici da questa mala gestione da parte di troppi magistrati. La Giustizia non può essere succube dell’arroganza di un potere di genere che si sorregge su verità che tali non sono e che la politica non ha il coraggio di sconfessare per convenienze elettorali. Invitiamo i separati ad andare a firmare le sei petizioni per non perdere l’opportunità di poter far sentire la propria voce».
Nel video, l’intervista a Deborah Ziggiotto.
Pubblicato / aggiornato
il 06/07/2021 alle 11:21
Categoria:
Politica e Amministrazione / Video