Indagine Cgil-Spi VdA: si chiede un nuovo ospedale
(©Ilaria Bersi per bobine.tv) -
Il sindacato dei pensionati della Cgil Valle d’Aosta (Spi-Cgil) ha presentato, mercoledì 14 luglio 2021, la ricerca Il sistema socio-sanitario e sanitario in Valle d’Aosta. Le prospettive di intervento.
Domenico Falcomatà, membro della segreteria dello Spi-Cgil, ha aperto la conferenza stampa: «il territorio valdostano è afflitto da gravi difficoltà che ostacolano la sua prosperità e il suo sviluppo. Il Defr 2021-2023 della Regione autonoma Valle d’Aosta non sembrano ancora fornire risposte serie e concrete a questo problema, in particolare per quanto riguarda la realtà del settore sociosanitario e sanitario valdostano».
Ha anche evidenziato alcune carenze fondamentali del sistema sanitario valdostano: la mancanza dei livelli essenziali delle prestazioni in diverse aree dell’assistenza, la mancanza di un servizio epidemiologico, un potenziamento della sanità territoriale e una strategia «ancora incerta relativa all’Ospedale Parini che, per collocazione geografica e caratteristiche strutturali, non sembra recepire le innovazioni necessarie a un vero ammodernamento che, invece, sarebbero adottabili realizzando una nuova struttura fuori Aosta».
Ha poi anche sottolineato la volontà espressa dalla maggior parte delle persone intervistate per realizzare quest’indagine in merito a una nuova struttura ospedaliera: «gli interventi sull’Ospedale Parini non sarebbero in grado di recepire le innovazioni necessarie a un vero ammodernamento, la sua collocazione geografica non favorisce l’integrazione con i servizi territoriali. la realizzazione di un nuovo presidio collocato fuori dalla città avrebbe anche ragioni logistiche (migliore accessibilità, efficienza della gestione degli spazi)».
La parola è poi passata a Francesco Montemurro, direttore Ires Cgil Piemonte: «la Valle d’Aosta offre tradizionalmente una buona qualità della vita. Tuttavia, un giudizio più appropriato va dato tenendo conto di alcuni parametri di riferimento: le risorse pubbliche disponibili, che in questa regione abbondano e il giudizio della Corte dei Conti che si è espressa recentemente in modo negativo sull’operato del ceto politico. L’indagine che abbiamo condotto riguarda la domanda sociale e l’offerta socio-sanitaria».
Nel 2019, il Pil valdostano era ancora inferiore del 9% a quello del 2007, anno di inizio della crisi finanziaria cui ha fatto seguito la recessione degli anni 2008-2014, mostrando di aver accumulato un ritardo più ampio rispetto a quello nazionale (-3,8%). Nel 2020, primo anno del Covid, secondo le stime disponibili il Pil valdostano si sarebbe contratto del 9,5%, tornando ai livelli degli anni Ottanta. L’atteso rimbalzo del biennio 2021-2022 riporterebbe la Valle d’Aosta alla situazione pre-pandemia, lasciando pressoché intatto il grave solco che si è prodotto negli anni Dieci.
L’avanzare del processo di senilizzazione determina non solo una crescita della domanda di servizi sanitari e di lungo-assistenza ma anche un indebolimento dei legami interpersonali e un’atomizzazione degli stili di vita. Questi processi si innestano su un tessuto sociale già particolarmente frammentato. La Valle d’Aosta è, infatti, la prima regione italiana per incidenza di nuclei abitativi composti da una sola persona e rappresentano una minaccia alla qualità della vita nella terza e quarta età.
A ciò si aggiungono le caratteristiche morfologiche del territorio, l’insufficiente grado di cooperazione istituzionale che costituiscono ulteriori elementi di debolezza che rendono complesso il rapporto tra ospedale e territorio e tra servizio sanitario e servizi sociali.
Un elemento da rimarcare riguarda la mortalità infantile e la qualità di vita degli anziani e delle persone con malattie croniche. Nel 2020, in seguito alla mortalità dovuta alla pandemia da Covid-19, si è attestata ad 80,9 anni, il valore più basso in Italia. Anche nel 2019, quando era di 82,7 anni, era inferiore a tutte le altre regioni italiane, fatta eccezione per la Campania, la Sicilia, la Calabria e la Basilicata.
Un altro punto evidenziato riguarda lo stato dei servizi sanitari offerti dalla Regione provengono inoltre dal monitoraggio dei Livelli essenziali di Assistenza (LEA). Nel 2018, in un quadro di generale incremento delle valutazioni, la Valle d’Aosta ha migliorato il proprio punteggio rispetto al 2017 ma, data la presenza di indicatori critici con scostamenti rilevanti dal target e non in miglioramento, continuava a trovarsi nel ristretto gruppo delle regioni inadempienti, insieme alla Sardegna e alla Provincia Autonoma di Bolzano.
Alcune aree di indagine mostrano che uno scarto dall’obiettivo fissato dai LEA riguardano la copertura vaccinale, i posti disponibili nelle strutture per anziani e disabili, l’assistenza a domicilio e l’intervallo che intercorre tra la chiamata e l’arrivo dei mezzi di soccorso.
L’attenzione è stata focalizzata anche sul fenomeno dell’iperafflusso nei pronto soccorso, spia di carenze che possono riguardare diversi nodi della filiera del servizio sanitario e che produce ricadute negative sulla pressione a cui è sottoposto il personale sanitario, la gestione dei casi critici e i costi dell’assistenza. La Valle d’Aosta è ai primi posti non soltanto per il numero di accessi ogni 1.000 abitanti ma anche per la percentuale di codici bianchi, assimilabili ad accessi impropri, che richiederebbero l’attivazione di visite e trattamenti programmati. Il fenomeno sembra in parte connesso al tema ancora irrisolto dei lunghi tempi di attesa che interessano sia gli esami diagnostici sia gli interventi.
In merito alla spesa pubblica, la Cgil VdA ha evidenziato che, nel 2018, infatti, il territorio valdostano era quinto in Italia per spesa sanitaria pubblica e il primo per spesa sanitaria privata. Nonostante la spesa veicolata dall’Amministrazione regionale superi i 2.000 euro pro capite, a fronte di una media italiana di 1.875 euro, i Valdostani hanno destinato circa 1.038 euro di spesa privata pro capite ai consumi sanitari. Anche la spesa per le compartecipazioni dirette dei cittadini ai costi dei farmaci e delle prestazioni è la più alta in assoluto: 90 euro pro capite).
«Prendendo atto delle gravi difficoltà indotte dalla pandemia e delle preesistenti carenze del settore sanitario, la Giunta regionale si è impegnata, con il DEFR 2021-2023, a predisporre il nuovo Piano regionale per la salute e il benessere sociale la cui validità si estenderà fino al 2025. Esso mira a risolvere alcuni dei nodi strutturali che affliggono questo settore. In particolare, in linea con gli obiettivi del PNRR, si propone di realizzare un nuovo modello di assistenza territoriale che migliori la presa in carico dei pazienti con patologie croniche; di riorganizzare i servizi territoriali del dipartimento di salute mentale; di sviluppare la telemedicina e l’assistenza domiciliare; di incrementare l’offerta di tipo socio-sanitario da parte delle strutture che ospitano anziani, oggi prevalentemente orientate all’accoglienza socio-assistenziale e alberghiera; introdurre meccanismi che incentivino i professionisti della salute a trasferirsi e a permanere in Valle d’Aosta, al fine di colmare le attuali carenze di personale di cui soffre il Servizio sanitario regionale» ha affermato Spi-Cgil.
Montemurro ha concluso con alcune proposte di miglioramento: «riteniamo quindi prioritario adottare le migliori pratiche sperimentate a livello nazionale e internazionale per realizzare azioni efficaci di presa in carico delle patologie croniche e di prevenzione. Occorre agganciare le tematiche del post-Covid al riordino dell’offerta del settore sanitario e socio-sanitario: un nuovo piano per la salute e il benessere sociale, un maggiore equilibro tra assistenza territoriale e ospedaliera, una riduzione dei tempi di attesa per le visite specialistiche e le prestazioni auto-diagnostiche, una riforma delle RSA».
La risposta dell’assessore regionale alla Sanità
«Alcune precisazioni – spiega l’Assessore Barmasse – sono tuttavia doverose rispetto ai servizi attualmente erogati sul nostro territorio. Rispetto per esempio alla presenza di strutture residenziali e posti letto dedicati agli anziani nella nostra regione, i dati ci collocano ampiamente in testa alla media nazionale oltre che al di sopra degli standard europei (73,5 posti letto ogni 1000 abitanti al di sopra dei 75 anni)».
Se da un lato l’attuale emergenza ha evidenziato la necessità di potenziare i servizi sul territorio, non si può dimenticare quanto già esistente:
- una RSA/UAP
- due strutture residenziali per malati di Alzheimer
- quattro poliambulatori
- venti consultori
- sei centri traumatologici
- dodici strutture residenziali per malati psichiatrici.
«Può apparire ridondante, ma è bene ricordare anche che, rispetto al dato della spesa sanitaria pro-capite, quella valdostana è tra le più elevate d’Italia – continua l’Assessore Barmasse – in ragione dei costi aggiuntivi necessari a garantire servizi in una regione montuosa con numerosi comuni ubicati in vallate laterali e difficilmente accessibili (pensiamo ad esempio all’eccellente servizio di elisoccorso), oltre che ad erogare LEA aggiuntivi regionali che costano oltre un milione di euro l’anno.
L’emergenza pandemica sicuramente ha reso più evidenti le criticità esistenti nell’ambito del nostro sistema sanitario e reso più urgenti le strategie da porre in essere».
Proprio in conseguenza di ciò e per sopperire alla mancanza di un Piano regionale per la salute e il benessere sociale – unico documento di programmazione regionale che consente una visione strategica e pluriennale in materia di sanità e salute – l’assessore Barmasse ha avviato, sin dall’inizio del suo mandato, i lavori per la predisposizione di questo importante documento che manca dal 2013 in Valle d’Aosta.
Da alcune settimane è stata avviata la fase di presentazione della prima bozza del documento di Piano agli addetti ai lavori che ne hanno già riconosciuto l’ambiziosità e condiviso i principi e gli assunti di base.
Il Piano, che intende convertire le criticità emerse in fase pandemica in linee di sviluppo per il servizio sanitario regionale, proseguirà l’iter di condivisione e di programmazione partecipata aprendosi ad un pubblico sempre più ampio secondo la metodologia già approvata con apposito atto della Giunta.
«Confidiamo che, in fase di successiva apertura del documento ai soggetti preposti, secondo la metodologia di predisposizione del Piano approvata, il contributo dello Spi Cgil, al pari di quello di numerosi altri soggetti interessati dalle scelte strategiche in esso contenute, possa concorrere fattivamente alla costruzione condivisa di quella stessa visione strategica che tutti noi intendiamo garantire ai valdostani», ha concluso Barmasse.
Pubblicato / aggiornato
il 16/07/2021 alle 16:10
Categoria:
Politica e Amministrazione