Il Savt chiede riforme fiscali e pensionistiche
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La sede del Savt ad Aosta
Per il Sindacato autonomo valdostano dei Lavoratori (Savt)occorre mettere mano alla riforma del sistema pensionistico e a quella fiscale.
Secondo il Savt, il Governo nazionale «deve mettere mano alla riforma del sistema pensionistico per scongiurare il rischio scalone, che comporterebbe dal 1 gennaio 2022 un aumento di ben sei anni dei requisiti pensionistici, qualora non si trovasse una valida alternativa a quota 100. In questo senso è doveroso che si affronti in maniera seria il tema dei lavori usuranti e gravosi, oltre a trovare forme di flessibilità che permettano alle persone di andare in pensione prima di raggiungere il requisito della vecchiaia».
Il sindacato sottolinea anche la necessità di una riforma fiscale: «si deve raggiungere il doppio obiettivo di ridurre l’imposizione fiscale sui lavoratori e allo stesso tempo di ridurre il cuneo fiscale per andare ad alleggerire le imposte a carico delle aziende, con l’obiettivo di creare maggiore occupazione».
Il Savt approfondisce anche il dibattito sull’introduzione del salario minimo: «riteniamo che definire una soglia minima di retribuzione oraria sia importante, ma sicuramente non deve avvenire con legge. La strada maestra deve rimanere quella della contrattazione. L’obiettivo deve essere quello di avere un unico contratto nazionale per settore che sia leggero e che stabilisca le regole generali, per poi lasciare spazi importanti alla contrattazione decentrata a livello territoriale e aziendale. Oggi, al contrario, in Italia esistono oltre 900 contratti di lavoro, tutti con la stessa dignità, e troppo spesso ne sono sottoscritti più di uno nello stesso settore produttivo. Da una parte quelli firmati da CGIL-CISL-UIL, dall’altra quelli sottoscritti da sigle sindacali autonome e di base. Tutto ciò crea inevitabilmente grande confusione e soprattutto dumping salariale. Per questo è fondamentale una legge con la quale definire i requisiti necessari per sedersi al tavolo di contrattazione. E il requisito, sia a livello centrale che a livello territoriale, non potrà che essere quello del raggiungimento di una soglia minima di iscritti. A decidere chi si deve sedere al tavolo devono essere solo ed esclusivamente i lavoratori con le loro iscrizioni, nel pieno rispetto dell’art. 39 sulla libertà sindacale. Nessun altro. Solo così si potrà nuovamente tornare a fare il bene dei lavoratori».
Pubblicato / aggiornato
il 27/09/2021 alle 16:47
Categoria:
Politica e Amministrazione