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Guichardaz, Minelli e AduVdA chiedono chiarezza su ferrovia e idrogeno

Guichardaz, Minelli e AduVdA chiedono chiarezza su ferrovia e idrogeno (©insideevs.it) -

L’approvazione in Consiglio Valle, lunedì 25 ottobre 2021, del disegno di legge 39, relativo al finanziamento dello studio sulla mobilità elettrica ha provocato le reazioni delle consigliere Erika Guichardaz e Chiara Minelli e di Ambiente-Diritti-Uguaglianza Valle d’Aosta.

Chiara Minelli, in una nota, ricorda che lei e la collega hanno presentato un emendamento volto a chiarire l’oggetto del disegno di legge: «Infatti, nella formulazione attuale della legge e del successivo Avviso pubblico per affidare l’incarico, non si capisce se la tratta ferroviaria Ivrea Aosta, per la quale è stato deciso l’inserimento dell’elettrificazione nel Pnrr, faccia parte dello studio previsto dalla legge.
Nonostante le ripetute richieste di esplicitare in modo inequivocabile di quale porzione della tratta ferroviaria si dovrà occupare lo studio, ancora oggi non si è voluto dare una risposta
».

Siccome per il presidente Lavevaz rimangono «“fermi i già previsti interventi di elettrificazione della tratta Aosta-Ivrea” ma, contemporaneamente, in un’ottica comparativa, afferma che nello studio si deve tener conto di tutto: pertanto anche di quella tratta! Ma è una palese assurdità, visto che l’elettrificazione è stata decisa, progettata e finanziata.
A questo punto l’unico oggetto della legge dovrebbe essere la tratta Aosta – Pré-Saint-Didier. Ma qui si aggiunge confusione a confusione, perché per questa tratta la regione ha appena affidato uno studio di fattibilità per l’opzione tram-treno
».

Le consigliere di minoranza del Pcp ribadiscono che «siamo di fronte ad una legge raffazzonata e assurda. Legge approvata tre mesi fa senza copertura finanziaria ed ora sostanzialmente riapprovata, per mettere un taccone, senza chiarire il contenuto dello studio, un contenuto insensato.
Rileviamo infine una ulteriore contraddizione: per quanto riguarda lo studio della tecnologia ad idrogeno applicata alla ferrovia, nel momento in cui si procede verso l’elettrificazione si afferma di voler fare una incomprensibile “comparazione”, mentre per l’Ospedale tale strada, che sarebbe stata utile, è stata ritenuta del tutto superflua!
».

AduVdA, in una nota, sostiene l’attività di Guichardaz e Minelli: «Continua l’ambigua opacità del Presidente Lavevaz, che ha rinviato al mittente l’emendamento Minelli/Guichardaz, che chiedeva di escludere definitivamente la tratta ferroviaria Aosta/Ivrea dallo studio. Sul piano politico, ricordiamo che Padovani, rappresentante di Pcp in commissione, aveva contrastato il provvedimento, dichiarandolo non coerente con la programmazione regionale e quella statale, dato che il Pnrr prevede 110 milioni di euro per l’elettrificazione del tratto Aosta/Ivrea. Ecco ora, con il voto favorevole di oggi, l’ennesimo atto di sottomissione agli autonomisti, contraddicendo la sua precedente dichiarazione che definiva l’idrogeno “una lontanissima prospettiva”».

E poi AduVdA argomenta: «La legge sui treni a idrogeno dimostra la superficialità e l’arroganza con cui agisce il legislatore valdostano, che vota leggi senza avere i soldi per attuarle ed ora è costretto ad approvare, in fretta e furia, con un bando di gara già pubblicato, il finanziamento dell’intervento.
Una legge scritta male
[…]. 
L’idrogeno è probabilmente una delle strategie per contrastare la crisi climatica, ma un tema così complesso non può essere di competenza regionale. 
È delirio di onnipotenza autonomista pensare che, mentre i più importanti Stati del mondo investono centinaia di milioni di euro sull’idrogeno, la Valle d’Aosta possa fare da sola con uno studio di appena 18.000 euro
».

Nel merito della questione, secondo AduVdA, «l’ipotesi di treni a idrogeno, batteria o bimodali è assolutamente secondaria rispetto all’elettrico. […] Un treno a idrogeno richiede il doppio dell’elettricità rispetto ad un moderno locomotore elettrico, che nel caso valdostano convoglierebbe energia 100% rinnovabile, prodotta con le nostre acque, nei cavi sopra le strade ferrate. Una soluzione semplice.
Per i treni a idrogeno, invece, dobbiamo aggiungere un nuovo processo: la trasformazione dell’elettricità rinnovabile in idrogeno, tramite elettrolisi. Un totale controsenso se pensiamo che la produzione dell’idrogeno, seppur con energia rinnovabile, richiede materie prime rare, come il platino e l’iridio. 
Per questo, l’idrogeno può servire per decabornizzare la chimica o la produzione di cemento e acciaio o ancora il trasporto navale e aereo (una soluzione per mezzi che percorrono lunghe tratte, senza potersi rifornire), ma non per alimentare una tratta ferroviaria minore
».

Pubblicato / aggiornato il 25/10/2021 alle 17:32
Categoria: Politica e Amministrazione