Disaccordo fra famiglia e Ausl: il giudice dispone la vaccinazione anti covid
Mercoledì 10 novembre 2021, abbiamo ricevuto una lettera con una richiesta di aiuto: «Il sig. M.M. classe 1944, soffre di Alzheimer dal 2019.
In un primo momento la malattia si è presentata come demenza senile e siamo riusciti ad accudirlo a casa ma, progressivamente, è peggiorato e c’è stato bisogno di personale specializzato 24 ore su 24.
È quindi stato ricoverato al nucleo Alzheimer nel gennaio 2021 dove, il 18 febbraio 2021, in un consulto a porte chiuse con il direttore, l’assistente sociale, il suo geriatra, un’infermiera e la capo sala del medesimo Nucleo ci hanno comunicato che il Sig. M.M. non sarebbe più potuto tornare a casa perché le sue condizioni erano tali che solo in una RSA avrebbe potuto avere assistenza.
È stato valutata anche l’ipotesi di una badante, prima solo di giorno e anche eventualmente 24 ore su 24 ma il Comitato del Nucleo riunitosi in quella giornata, ha ritenuto che la nostra casa non fosse un luogo idoneo (per dimensioni, planimetria ed eventuali rischi per la sua mentalità attuale) ed hanno categoricamente escluso questa possibilità.
È iniziato quindi un periodo ancora più difficile: non abbiamo avuto la possibilità di andare a trovare il Sig. M.M. perché il distacco, dopo l’unica visita concessaci, era diventato insopportabile per lui che, non ragionando più in modo lucido, è andato in escandescenze al punto di dover essere sedato.
Abbiamo iniziato quindi a sentirlo per telefono e tramite video-chiamate: un metodo molto impersonale ma, se non altro, un modo per restare in contatto con lui.
E così sono trascorsi i mesi. Il Sig. M.M. si è ambientato nella struttura e, per quel poco di socialità consapevole che gli è rimasta, è riuscito a crearsi, se non proprio delle amicizie, almeno un ambiente in cui lui si sente sicuro e protetto.
Due settimane fa, all’improvviso, è iniziato un nuovo calvario: “il vaccino”.
Il Sig. M.M. soffre di problemi circolatori periferici (in particolare agli arti inferiori) e di pressione alta e sarebbe molto esposto agli effetti collaterali di questi vaccini. Inoltre, non riceve visite dall’esterno e sia il personale che gli ospiti della RSA sono tutti vaccinati.
Non riesco a credere che il direttore della struttura ci abbia intimato di vaccinare il Sig. M.M. altrimenti l’unica soluzione sarebbero le dimissioni.
[…]
Non riesco a credere che la Società e l’Assistenza Sanitaria sia arrivata al punto da condannare un uomo di 78 anni, sano, che non ha modo di essere esposto al virus Sars-Cov-2 e che non comporta nessun pericolo per le persone che lo frequentano».
La risposta della struttura ospite
Sentita la struttura ospite, ci è stato risposto quanto segue: «La ricostruzione dei fatti fornita nella lettera del genero del nostro ospite non corrisponde al vero. Il signore è stato vaccinato in data odierna, a seguito di un provvedimento del giudice dopo che, nel mese di ottobre, era stato nominato un amministratore di sostegno, essendovi dissenso fra l’indirizzo sanitario e la posizione dei parenti. La scelta è stata assunta allo scopo di non arrecare nocimento agli altri ospiti. In tutto questo la struttura aziendale non ha preso parte, poiché la questione è stata gestita dallo staff dell’Ausl».
Pubblicato / aggiornato
il 10/11/2021 alle 14:53
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Categoria:
Salute