Arcigay risponde all’interrogazione di Manfrin e Perron
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Giulio Gasperini, presidente Arcigay Valle d'Aosta Queer VdA
Arcigay Valle d’Aosta risponde all’interrogazione posta dal consigliere Andrea Manfrin (Lega Vallée d’Aoste) durante i lavori del Consiglio Valle di giovedì 18 novembre 2021.
«Su una cosa il consigliere Manfrin ha ragione – scrive Arcigay in una nota –, ovvero quando sottolinea che “è stancante” dover essere sempre al centro dell’attenzione di un partito politico e dei lavori di un Consiglio Valle che forse avrebbe problemi più urgenti da affrontare che non “monitorare” l’attività di un’associazione del Terzo Settore, autonoma e indipendente. Al di là della stanchezza, tutto ciò, ovviamente, né ci scoraggia né ci spaventa, ma anzi rende più ferma la convinzione della bontà e della necessità della nostra esistenza e del nostro lavoro».
Arcigay afferma di non voler entrare nel merito dell’interrogazione «visto che le scuole, in nome della loro autonomia, sono libere di approvare qualsiasi progetto venga loro presentato e di organizzare le attività come meglio ritengono opportuno».
Ritiene però di voler sottolineare alcuni aspetti «perché l’accusa di commistione tra politica e associazionismo non solo è strumentale ma inesatta. La persona a cui si riferiscono i consiglieri leghisti non è la responsabile del gruppo giovanile di un fantomatico partito di “estrema sinistra” […].
Spiace dover ribadire, di nuovo, cosa si intenda per “azione politica” di un’associazione, che non ha nulla a che vedere con la rappresentatività ma con un impegno di comunità, di “cosa comune”, di cittadinanza, come ne sottolinea l’etimologia stessa. Necessariamente è citata nello statuto associativo, laddove si sottolinea anche l’adesione ai valori della Carta Costituzionale, antifascista, e in particolare all’articolo 3.
Inutile, ma forse no, ribadire come la stessa legge sull’insegnamento dell’educazione civica (92/19), che è stata citata in Consiglio regionale durante la discussione dell’interrogazione, parli di “insegnamento trasversale” che sviluppi “la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società” (art. 1) e che le scuole possano costituire “reti anche di durata pluriennale con altri soggetti istituzionali, con il mondo del volontariato e del Terzo Settore” (art. 8), e sottolineiamo Terzo settore.
Inoltre, se i consiglieri avessero assistito all’incontro menzionato, condotto non solo dalla persona menzionata nell’interrogazione ma anche da altre attiviste dell’Associazione stessa, avrebbero miracolosamente scoperto che non tratta di “educazione sessuale” né di nulla di “politico”, nella loro accezione, e che nulla è stato “inculcato”. L’Associazione svolge proprio quel compito che il consigliere firmatario trova teoricamente necessario: non “orientare” ma dare degli strumenti per maturare consapevolezza di sé e della società contemporanea».
Arcigay conclude che «L’altro aspetto piuttosto stancante è il dover ribadire che questa fantomatica “teoria gender” non esiste, non è mai esistita e mai esisterà: fa comodo, strumentalmente, agitarne lo spettro terrificante ma è una scorrettezza che non trova veridicità nei fatti; né, tantomeno, il DDL Zan l’avrebbe inserita nelle scuole, come si potrebbe facilmente capire leggendo il breve, brevissimo disegno di legge.
Episodi omobitransfobici nella nostra Regione avvengono, senza dubbio alcuno, come risulta anche da una nostra indagine informale, che stiamo realizzando nella comunità valdostana. Non ci sono dati ufficiali semplicemente perché non c’è, nella nostra Regione, nessuno strumento pubblico e istituzionale che si possa occupare di questo fenomeno sempre più in aumento e che sarebbe, evidentemente necessario e non più rimandabile».
Pubblicato / aggiornato
il 18/11/2021 alle 14:05
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Categoria:
Politica e Amministrazione