Cambiamento climatico: come sarà la VdA di fine secolo
(©Valeria Serradura per bobine.tv) -
L'incontro Acqua, neve e ghiaccio:
impatti del cambiamento climatico in Valle d'Aosta e prospettive future
Venerdì 10 dicembre 2021, sono stati illustrati gli studi e le analisi effettuati sul tema: Acqua, neve e ghiaccio: impatti del cambiamento climatico in Valle d’Aosta e prospettive future.
Sono stati illustrati due testi:
- Impatti dei cambiamenti climatici sul regime idrologico della Valle d’Aosta, curato dal Centro funzionale e Arpa Valle d’Aosta in collaborazione con Fondazione Cima e Fondazione Montagna Sicura;
- Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici della Regione autonoma Valle d’Aosta, curato dal Dipartimento Ambiente in collaborazione con Arpa Valle d’Aosta.
Igor Rubbo, direttore generale di Arpa Valle d’Aosta, ha spiegato che viviamo il cambiamento climatico nella nostra quotidianità. Ha poi aggiunto che «i cambiamenti climatici sono la causa di una morte su quattro: rischiano, quindi, di impattare sulle condizioni di salute di ciascuno di noi». E ha proseguito dicendo: «Per questo occorre continuare a informare ed educare con comportamenti che possano mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici». Un’altra strategia, secondo Rubbo, è adattarsi ai cambiamenti. Inoltre, bisogna capire come salvaguardare il fabbisogno idrico.
Sara Maria Ratto, dirigente del Centro funzionale regionale della Valle d’Aosta, ha spiegato che «la Regione ha operato insieme a istituti e centri di competenza internazionali e riconosciuti a livello europeo per utilizzare i più aggiornati scenari climatologici disponibili nella comunità scientifica, sfruttando i maggiori centri di calcolo europei al fine di calare tali scenari nel contesto geografico e climatico della Valle d’Aosta». Per tale progetto, hanno lavorato in sinergia Arpa Valle d’Aosta, la Fondazione Montagna Sicura e la Fondazione CIMA.
Edoardo Cremonese, ricercatore di Arpa Valle d’Aosta, ha ipotizzato come cambierà il clima in Valle d’Aosta, dicendo che «dipende da quanto saremo bravi a livello europeo a ridurre le emissioni». Entro il 2035, non cambierà molto ma una grande differenza si avrà a fine secolo: avremo più acqua in inverno e non sempre in estate; avremo meno neve a bassa quota, sotto i 2/3.000 metri, con una riduzione della durata della neve al suolo, dell’altezza media del manto nevoso e della riserva idrica contenuta nella neve, per effetto del cambiamento di precipitazioni e temperature; i ghiacciai continueranno a ridursi e si perderà almeno il 50% della riserva idrica residua da loro contenuta; il contributo glaciale alla portata dei torrenti diminuirà di conseguenza.
Jean-Pierre Fosson, segretario generale della Fondazione Montagna Sicura ha illustrato cosa sta accadendo alla criosfera: «ogni anno perdiamo più o meno l’equivalente del centro della città di Aosta come superficie dei ghiacciai. In 20 anni abbiamo perso 977 mm di acqua equivalente di ghiaccio». Si ipotizza che, dopo il 2050, i ghiacciai possano essere estremamente ritirati.
Sara Maria Ratto ha, poi, ripreso il discorso dei torrenti, dicendo che «ci sarà più acqua in autunno e inverno e meno acqua in estate, a seconda della tipologia di torrente e dei singoli bacini». Questo avrà un impatto sul mondo dell’agricoltura. Ha aggiunto che «non diminuirà il rischio di alluvioni, perché il numero di giorni all’anno in allerta gialla e arancione aumenterà di 3-4 volte».
Il fabbisogno irriguo estivo aumenterà del 20-40% e l’aumento riguarderà soprattutto l’area prato-pascoliva della media montagna.
Edoardo Cremonese, parlando del settore idroelettrico, ha spiegato che sarà fondamentale sviluppare e applicare pratiche di gestione e adattamento ai cambiamenti climatici innovative.
In seguito, Sara Maria Ratto ha affermato che il lavoro svolto rappresenta un passo iniziale, perché la scienza continua a evolvere e i prossimi approfondimenti necessari sono «l’aggiornamento delle analisi con una nuova generazione di scenari climatici e catena modellistica idrologica aggiornata, la valutazione della disponibilità idrica attuale e futura, tenendo conto della disponibilità naturale e degli usi, approfondimenti a livello di singoli bacini o unità territoriali dell’evoluzione dei regimi idrologici, della disponibilità idrica e del rischio idrologico e l’analisi delle interazioni con settori socio-economici e modellizzazione di azioni di adattamento».
Luca Ferraris, il presidente della Fondazione Cima, aggiunge che «bisogna saper cogliere le opportunità date dai cambiamenti, per un turismo e per uno sviluppo sostenibile diverso. La Valle d’Aosta è come un laboratorio a cielo aperto sul cambiamento climatico».
È, quindi, necessario migliorare le capacità di monitoraggio e le capacità di previsione e operare azioni di adattamento e mitigazione, in linea con gli obiettivi climatici europei fissati nel Green Deal.
Il dirigente regionale del Dipartimento Ambiente, Luca Franzoso, ha illustrato da strategia di adattamento della Regione e spiegato che «l’obiettivo è di minimizzare i rischi e ridurre le vulnerabilità, salvaguardando la sicurezza della popolazione e aumentando la capacità di adattamento del sistema complessivo della regione Valle d’Aosta», in un’ottica di sviluppo sostenibile.
Ha concluso l’incontro Luca Ferraris, affermando che la Cop 26 ha lavorato soprattutto sul piano di mitigazione su grande scala, ma «tante cose si possono fare anche ciascuno a casa propria: i primi che possono fare azioni verso il cambiamento climatico siamo noi stessi».
Pubblicato / aggiornato
il 10/12/2021 alle 17:47
Categoria:
Cultura