Vai al contenuto

Savt boccia la manovra finanziaria Draghi

Savt boccia la manovra finanziaria Draghi (©Google Maps) - La sede del Savt ad Aosta

A inizio novembre 2021, il Savt, con un comunicato, aveva sospeso il giudizio in merito alle prime bozze della manovra di bilancio del Governo Draghi, in attesa di vedere come si sarebbero concretizzate alcune scelte su tematiche ritenute fondamentali, quali pensioni e fisco. «Alla luce di quanto emerso fino a oggi, il giudizio generale del Savt non può sicuramente essere positivo», annuncia il sindacato in una nota del 13 dicembre. L’auspicio è che ci sia ancora lo spazio di dialogo per arrivare a migliorare la manovra di bilancio prima della sua approvazione in aula, con l’obiettivo di poter scongiurare lo sciopero indetto da Cgil e Uil per giovedì 16 dicembre.

«Prima di esprimere un giudizio – spiega il Savt – si voleva capire meglio come si sarebbe agito in merito, appunto, alla riduzione delle tasse e sul tema della riforma pensionistica. Si auspicava che si andasse verso una equa revisione degli scaglioni Irpef e che si potesse finalmente aprire un vero confronto sulla riforma pensionistica, con l’obiettivo di evitare di arrivare progressivamente alla piena applicazione della riforma Fornero. In materia pensionistica si era, inoltre, chiesto che fossero finalmente inseriti nei lavoratori gravosi coloro che operano negli impianti a fune.
In merito alla revisione dell’Irpef, quanto è stato proposto fino a oggi sicuramente non basta, visto che parrebbe che a giovare maggiormente del nuovo sistema sarebbero i redditi medio/alti e non le fasce più deboli di lavoratori e pensionati. Oltretutto non è ancora ben chiaro quale sia la reale incidenza che avrà sulle famiglie l’introduzione dell’assegno unico universale, anche se, dai primi calcoli fatti, è facile immaginare che la situazione peggiorerà rispetto al modello precedente.
Tutto tace, al momento, in merito alla riforma pensionistica. L’unica operazione proposta è quella di spostare quota 100 a quota 102, nell’ottica di arrivare, progressivamente, alla piena applicazione della Fornero. Sicuramente questo non è accettabile e, in tal senso, riteniamo che si debba necessariamente aprire un tavolo che porti a incrementare le possibilità di uscire dal lavoro prima di raggiungere i requisiti previsti dalla riforma Fornero, che ricordiamo essere i 42 anni e 10 mesi di contributi o, peggio ancora, i 67 anni di età
». 

Nella nota di novembre, firmata dal segretario Claudio Albertinelli spiegava: «Con l’abolizione della quota 100 e lo spostamento di due anni dell’opzione donna, in materia pensionistica è più che mai evidente che la volontà sia quella, assolutamente non condivisibile, di arrivare progressivamente alla sola ed esclusiva applicazione della Legge Fornero. Tradotto: pensione di vecchiaia a 67 anni di età oppure anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne. Al momento le uniche alternative sono legate ad altre residuali forme di pensionamento  anticipato (in particolare lavoratori precoci e usuranti) che richiedono, però, requisiti particolari e molto stringenti. In questa direzione è arrivato un timido segnale positivo con l’ampliamento delle categorie che potranno rientrare nei lavori gravosi, ma sicuramente non basta. Da anni abbiamo chiesto, ad esempio, che in questa tipologia rientrino anche i lavoratori degli impianti a fune. Oltretutto sarebbe opportuno prevedere una modalità di pensionamento anticipato con il solo requisito di essere lavoratore gravoso, visto che con le regole attuali deve essere associato ad altri criteri. Così come riteniamo che per essere considerati lavoratori notturni, e poter così entrare nei lavori usuranti, i criteri debbano essere meno stringenti, in particolare calcolando la prestazione a partire dalle ore 22 e non dalla mezzanotte. Per ora le nostre richieste non sono state accolte e ci aspettiamo che possano trovare soddisfazione nella discussione che avverrà in aula sulla manovra. Auspichiamo, inoltre, che la riforma del sistema pensionistico possa essere l’occasione per risolvere le problematiche previdenziali del Corpo Forestale della Valle d’Aosta e dei Vigili del fuoco regionali». 

Il Savt esprimeva anche preoccupazione «sull’introduzione dell’assegno unico, visto che rischia in alcune situazioni di portare ad una riduzione complessiva delle attuali agevolazioni».

Pubblicato / aggiornato il 14/12/2021 alle 20:36
Visualizzato volte

Categoria: Politica e Amministrazione