Via di casa, una tavola rotonda sull’abitare migrante
(©Valeria Serradura per Bobine.tv) -
Tavola rotonda Via di casa
Lunedì 24 gennaio 2022, alla Cittadella dei Giovani, si è svolto l’incontro dal titolo Via di casa. Confronto tra esperienze finalizzate a favorire l’accesso all’abitare dei rifugiati sul territorio della Valle d’Aosta.
L’evento è stato organizzato nell’ambito del progetto Vali – Verso l’autonomia, il lavoro e l’inclusione, finanziato dal Fondo asilo, migrazione e integrazione dell’Unione Europea attraverso il Ministero dell’Interno e gestito dall’Associazione Refugees Welcome Italia e dal Consorzio Trait d’Union.
L’inserimento all’abitare dei rifugiati è una fra le criticità più rilevanti all’interno dei percorsi di autonomia delle persone che hanno ottenuto una protezione internazionale in una situazione dove, in generale, è un diritto di difficile accesso per varie categorie di persone. In questi ultimi tempi, poi, la crisi pandemica si è affiancata al persistere di pregiudizi riguardo alle persone straniere, che hanno difficili percorsi di arrivo e di inserimento.
Questa tavola rotonda ha voluto essere un momento di confronto e di dialogo tra diversi soggetti che, a diverso titolo, stanno lavorando per favorire l’accesso all’abitazione dei rifugiati. L’obiettivo era di condividere esperienze e progettualità da sperimentare sul territorio valdostano, di interesse non solo per i rifugiati ma anche di tutte quelle persone che si trovano a vivere una situazione di disagio abitativo.
All’incontro sono intervenuti rappresentanti del Consorzio Trait d’Union, del Gruppo territoriale di Aosta dell’Associazione Refugees Welcome Italia, della Cooperativa La Sorgente (che attualmente gestisce il progetto Fami Forma – Formazione, opportunità, risorse per migranti in agricoltura). Vi ha partecipato, inoltre, l’Associazione Arteria di Torino, per presentare alcune misure ed esperienze in corso di sperimentazione a livello locale, tra cui il fondo di garanzia per gli affitti.
Sono intervenuti anche alcuni proprietari solidali, cioè individui che hanno deciso di affittare la propria casa a persone titolari di protezione internazionale e che hanno condiviso la loro esperienza in merito.
Silvia Squarzino, coordinatore del Consorzio Trait d’Union, ha spiegato cos’è il progetto Vali: è rivolto all’autonomia abitativa dei titolari di protezione internazionale, usciti dai centri di accoglienza da non più di 18 mesi. È stato presentato prima della pandemia, nell’autunno del 2019, quindi il contesto e la normativa sono cambiati, soprattutto rispetto alle persone accolte.
Al momento, il progetto, che è iniziato a luglio 2020 e terminerà a giugno 2022, ha preso in carico 27 persone titolari di protezione internazionale, quasi tutte con l’asilo politico, di cui 15 segnalate dai servizi sociali e 12 direttamente dai centri di accoglienza. Con tutti è stato effettuato un primo colloquio, attraverso cui sono stati indagati i fabbisogni di ognuno.
Sul totale, undici persone hanno frequentato il corso per la patente, di cui sei hanno superato l’esame, elemento molto importante per l’inserimento lavorativo e abitativo; 12 stanno lavorando. Vi è stata anche una richiesta di riconoscimento di titolo di studio. Sei persone, attraverso la mediazione degli operatori, hanno stipulato un contratto di affitto, una in contratto di cohousing, due sono state inserite in famiglia, otto hanno ricevuto sostegni transitori all’abitare, mentre una ha trovato accoglienza in una parrocchia.
Di coloro che hanno trovato una casa, tre abitano da soli, e hanno un contratto di lavoro a tempo determinato, mentre otto sono in coabitazione: non necessariamente con altri beneficiari del progetto ma comunque con altri connazionali o, in ogni caso, conoscenti.
Riccardo Jacquemod, presidente della Cooperativa sociale La Sorgente, ha illustrato il progetto Fami Forma: «dal 31 dicembre 2021 la Cooperativa non gestisce più centri di accoglienza straordinaria. Ci stiamo concentrando, invece, sulla seconda accoglienza, soprattutto con il Piccolo albergo di comunità.
Come Cooperativa, abbiamo un interesse molto forte legato al cohousing e a nuovi spazi per persone in difficoltà. Per noi, il cohousing rappresenta anche un’esperienza di ottimizzazione delle risorse: nel Piccolo albergo di comunità vivono una trentina di persone, per la maggior parte autonome. In questi ultimi tre anni, abbiamo notato che sono aumentati gli Italiani e i Maghrebini accolti. Questo porta a una riflessione: i beneficiari cambiano nel tempo e noi dobbiamo evolvere con loro, per poter sostenerli al meglio».
Ivano Casalegno, presidente dell’Associazione Arteria di Torino, nata nel 2005, sta portando avanti il progetto AbiTo in collaborazione con il Comune di Torino e con la Compagnia San Paolo, dal 2018. Casalegno ha raccontato l’esperienza dell’Associazione con il fondo di garanzia per gli affitti. Si tratta di un finanziamento per l’inclusione sociale, con cui, nel tempo, sono stati gestiti 10 alloggi, per un totale di 29 persone beneficiarie inserite, di età dai 23 ai 35 anni, tutte di nazionalità straniera e singole.
A oggi si è riusciti a portarne all’autonomia sette, aventi un contratto a loro intestato in alloggi coinvolti nel progetto. Dieci hanno poi preso alloggi in autonomia mentre nove sono ancora nella fase iniziale transitoria. Sono tutti ragazze e ragazzi lavoratori. Sul totale, sei hanno contratti a tempo indeterminato, cinque in apprendistato, mentre gli altri hanno contratti a termine.
«Prima della garanzia, cerchiamo di effettuare una selezione abbastanza rigida, è un progetto per persone che abbiano le capacità di stare e soprattutto di rimanere nel libero mercato. Nel nostro caso, vi è sicuramente una selezione di capacità economica delle persone: ragazzi che abbiano già esperienze pregresse di una gestione economica legata a un affitto.
Cerchiamo, poi, di organizzare abitazioni piccole: chiediamo, quindi, che i ragazzi si conoscano precedentemente, al fine di abbassare il rischio di tensioni e anche per una sostenibilità economica. Inoltre, mettiamo da subito in campo, nei confronti dei proprietari, tutta la credibilità della nostra Associazione nel territorio su cui operiamo, perché i proprietari della zona ci conoscono».
Riguardo ai fondi di garanzia per gli affitti, sono state sperimentate tre forme diverse in questi anni.
La prima concerne un fondo, messo a disposizione dalla Compagnia San Paolo, che si attiva qualora gli inquilini siano morosi. È, però richiesto molto raramente poiché, al fine di sanare eventuali morosità temporanee dei ragazzi, si organizzano per loro piani di rientro e attività remunerate con l’Associazione o con Associazioni amiche.
La seconda forma di fondo riguarda i rari casi di alloggi grandi.
In tal caso, si chiede ai ragazzi un po’ di più di quello che è il mero costo del canone: questo permette che, a fine anno, ogni gruppo di inquilini maturi un fondo, legato all’alloggio, destinato a eventuali morosità.
L’ultima forma prevede un fondo rotativo, che l’Associazione utilizza laddove è necessario, come per far partire nuovi alloggi, coprire eventuali morosità e alloggi che non siano sostenuti dalla Compagnia San Paolo.
Infine, sono intervenuti alcuni proprietari solidali e inquilini beneficiari del progetto Vali, per condividere la loro esperienza in merito.
Jean Frassy, proprietario di un alloggio che accoglie due ragazzi, di cui uno tramite il progetto Fami-Vali, ha spiegato di aver deciso di aderire a tale progetto proprio per la garanzia della sicurezza economica offerta.
Shukrullah, un beneficiario del progetto, è afgano e vive da 4 anni in Valle d’Aosta e con il progetto Sai (ex Sprar), ha trovato un lavoro. Proprio grazie al suo datore di lavoro, ha trovato casa da più di un anno, di cui si è detto molto contento, e ha aggiunto che a breve prenderà anche la patente.
Luigi Martini, proprietario dell’alloggio dove abita Shukrullah, ha espresso la sua soddisfazione nei confronti dell’inquilino, confermando che un fattore importante per un proprietario è sicuramente anche la sicurezza economica.
L’ultimo intervento è stato di Ethel Bonin, proprietaria di una casa ad Arnad, che ha spiegato che, nel momento in cui ha aderito al progetto, il suo inquilino lavorava in un centro poco lontano dall’alloggio. Ha poi specificato che attualmente lavora ancora, studia all’università e ha anche preso la patente.
Ha concluso dicendosi molto soddisfatta, in quanto il ragazzo ha sempre pagato regolarmente e non ci sono mai stati problemi con i vicini di casa.
Pubblicato / aggiornato
il 24/01/2022 alle 21:17
Categoria:
Tempo libero
