Ausl VdA: sciopero del personale il 28 gennaio 2022
(©nursind.it) -
Dalle ore 7 di venerdì 28 gennaio alle ore 7 di sabato 29 gennaio 2022, è stato proclamato lo sciopero del personale dipendente del Servizio Sanitario Nazionale.
Il sindacato NurSind aveva già lamentato che «la coperta è talmente corta che la maggior parte di NOI sarà comandata in servizio, ma se vogliamo decostruire il leitmotiv aziendale siamo in emergenza-io ordino, tu obbedisci, abbiamo il diritto/dovere di andare fino in fondo».
NurSind denuncia: infermieri allo stremo
Il segretario territoriale del sindacato delle professioni infermieristiche NurSind, Giovan Battista De Gattis, aveva infatti chiesto al presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta Erik Lavevaz di essere audito dai consiglieri della V Commissione consiliare-Servizi sociali.
Nell’audizione De Gattis intendeva evidenziare «come siano gli infermieri a pagare le conseguenze delle fallaci decisioni (aziendali e politiche) prese prima, durante e dopo la pandemia».
L’organizzazione sindacale intendeva portare a conoscenza dell’Amministrazione regionale «il livello di sofferenza raggiunto dagli infermieri sia a livello nazionale sia regionale. Intende sottolineare come l’Azienda Usl continua a comprimere oltre misura i diritti degli infermieri, mentre l’Assessorato alla Sanità della Regione autonoma Valle d’Aosta prova a risollevare le sorti dell’infermieristica, proponendo un’indennità di attrattività regionale che è tutto fumo e niente arrosto.
Al netto dell’indennità di bilinguismo, gli stipendi degli infermieri valdostani sono tra i più bassi d’Italia e troppi neoassunti si licenziano».
Le ragioni dello sciopero secondo NurSind
Per il sindacato, vi è un mancato riconoscimento del valore professionale: la legge di Bilancio 2021 ha stanziato 500 milioni di euro per i medici, 335 milioni per gli infermieri, 100 milioni per gli Oss e le restanti professioni sanitarie. Per i medici le risorse sono state erogate già da gennaio 2021, per tutti gli altri l’indennità di specificità è stata vincolata al rinnovo dei contratti.
Alcuni emendamenti alla manovra 2022 miravano ad anticipare, rispetto alla sottoscrizione del Ccnl, gli arretrati di un anno da gennaio 2022. Il governo Draghi ha ritenuto di non fare propri gli emendamenti segnalati sia dal Movimento 5 Stelle sia da Fratelli d’Italia. «Pertanto, dopo 24 mesi di lavoro in prima linea, dovremo ancora aspettarne degli altri per ricevere questo riconoscimento» ha scritto NurSind in una nota.
Il sindacato ha anche sottolineato che gli infermieri italiani hanno gli stipendi più bassi d’Europa.
«Dal marzo 2021, infatti, gli infermieri francesi hanno percepito un aumento dello stipendio base di 183 euro. Inoltre, ai 24mila infermieri che lavorano nelle terapie intensive sono stati dati ulteriori 100 euro. In Germania, lo stipendio di un infermiere va dai 2mila ai 2.800 euro netti al mese. In Inghilterra si parte da 2.200 euro netti mensili, ma per le figure apicali si può arrivare a 122mila euro lordi annui. In più, proprio per l’impegno e l’abnegazione nel contrasto all’emergenza covid, è previsto un ulteriore aumento di 3.700 euro l’anno. L’infermiere italiano, invece, ha una retribuzione che parte dai 1.500 euro netti mensili e il riconoscimento per la lotta al Covid è di 75 euro lordi mensili».
NurSind ha anche lamentato le condizioni di lavoro: «Lavoriamo sempre sotto organico. La carenza infermieristica, d’altronde, è ormai cronica, perché la politica ha sempre preferito tagliare sulla spesa del personale, nonostante da più parti giungesse l’allarme della non sostenibilità del sistema; infatti, ha ceduto al primo sovraccarico di richieste».
Secondo il sindacato, «gli infermieri si stanno licenziando, piuttosto che rinunciare alla loro vita, senza avere nulla di adeguato in cambio, e il trend è in forte aumento. È, quindi, quasi impossibile reperire nuovi infermieri e trattenere in servizio quei pochi che rimangono.
La mancata valorizzazione dell’infermiere è frutto anche di una normativa per l’esercizio professionale vecchia, risalente al secolo scorso e in buona parte inapplicata. Non è pensabile realizzare i progetti del Pnrr, creando ulteriore debito pubblico e senza innovare le professioni sanitarie. Le competenze vanno ampliate secondo il livello di studio e aggiornate al grado di formazione universitaria, anche specialistica.
Occorre un contratto che delinei una vera carriera professionale per tutti gli infermieri e una normativa che ne allarghi le competenze per dare una migliore assistenza».
Pubblicato / aggiornato
il 24/01/2022 alle 09:46
Categoria:
Politica e Amministrazione