Una Valle d’Aosta sempre più vecchia
(©Ilaria Bersi per bobine.tv) -
«Il tema della crisi demografica è una problematica europea che produce dei costi non solo sociali, ma anche economici» ha esordito così Alessandro Rosina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano illustrando, venerdì 29 aprile 2022, lo studio Struttura e dinamica demografica in Valle d’Aosta.
Il numero di anziani è in crescita, mentre quello de giovani è in calo. Un trend che in Valle d’Aosta potrebbe tradursi, nel 2036, in quasi 10.000 persone in età lavorativa, nella fascia cioè fra i 20-64 anni, in meno e circa 7.000 over-65 in più. Secondo i dati raccolti nello studio, infatti, i 72.094 Valdostani tra i 20 e i 64 anni registrati nel 2021 si ridurrebbero a 62.193 nel 2036, mentre i 30.220 over-65 del 2021 diventerebbero 37.095 nel 2036: «una fase nuova, a cui dovremo prepararci, perché finora è aumentata la popolazione anziana, ma quella in età lavorativa è rimasta consistente e costante» ha affermato Rosina.
Nel dettaglio, il rapporto è diviso in due parti: nella prima, sono analizzate le dinamiche demografiche del recente passato, mentre la seconda parte delinea le possibili evoluzioni e i possibili scenari.
La prima parte, quindi, esamina alcuni fenomeni, quali l’invecchiamento della popolazione e lo spopolamento delle zone montane, la contrazione della popolazione in età lavorativa e il calo della popolazione femminile in età riproduttiva.
«Questa ricerca – spiega Rosina – è un’iniziativa che denota attenzione e consapevolezza del fatto che i cambiamenti vanno gestiti e non solo subiti.
Sul territorio regionale, la fecondità si è ridotta più che nel resto del Paese: la Valle d’Aosta, all’inizio del secolo, era in linea con la media italiana per numeri di figli per donna. Invece, dopo la Grande Recessione, l’andamento è andato via via diminuendo e l’ultimo decennio è stato un periodo in cui la propensione ad avere figli si è ridotta rispetto alla media nazionale. Si è, infatti, passati dalle 1.200 nascite del 2011 a poco più di 800 nascite nel 2019 e a 750 circa oggi. La riduzione va considerata anche alla luce del calo della popolazione femminile in età riproduttiva e della diminuzione della propensione ad avere figli, che in Valle d’Aosta si è ridotta più della media nazionale.
Risulta in maggior indebolimento la fascia 0-6 anni sia per la scarsa natalità sia per l’immigrazione. Ci sono poi più aree di malessere demografico, in particolare i comuni piccoli, nelle aree interne e montane, con popolazione in riduzione e fenomeni di “invecchiamento/degiovanimento.
A questo è da aggiungersi anche l’indebolimento del contributo delle nascite straniere
In questo quadro, è da rimarcare che la pandemia ha avuto un impatto simile a quello avvenuto nel resto d’Italia: nel 2020, in Valle manca una nascita su 3 rispetto al 2011».
Nella seconda parte dello studio sono proposti alcuni scenari prospettati per il 2036.
«Per i 20-64 anni si passerebbe dai 72.094 del 2021 ai 62.193 del 2036 e per gli over 65 dai 30.220 ai 37.095.».
Tutto ciò ha ripercussioni a livello economico-occupazionale, come ha spiegato l’assessore regionale allo Sviluppo economico Luigi Bertshy: «con meno di 800 nati all’anno non riusciremo nemmeno a dare una risposta al turnover occupazionale. Ecco che il primo investimento da fare è sul capitale umano, sui giovani valdostani ma anche su coloro che potranno venire a vivere e a lavorare qui in Valle. Sarà necessario avere forza lavoro ma anche le competenze necessarie per tenere in piedi il nostro sistema economico e produttivo. Ci verranno a mancare all’incirca 10.000 lavoratori entro il 2036».
Anche il mondo della scuola sarà toccato da questo trend.
Luciano Caveri, assessore regionale all’istruzione, università, politiche giovanili, affari europei e partecipate, ha infatti aggiunto: «la ricaduta dei dati incomincia a ripercuotersi proprio sulle scuole. L’idea è dunque di conoscere questo fenomeno per studiare apposite politiche. Al di là delle nascite che devono crescere, dovremo riflettere anche sui flussi migratori, sulla fuga dei cervelli, sul come intercettare fondi europei per creare occasioni per far sì che i nostri villeggianti si stabilizzino, come potrebbe avvenire con gli smart villages. Ci vorrebbe una campagna per le nascite, in cui si lavora, fra gli altri aspetti, sulla psicologia delle coppie».
Pubblicato / aggiornato
il 29/04/2022 alle 20:33
Categoria:
Politica e Amministrazione