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Il 42,7% delle imprese valdostane denuncia una riduzione del fatturato

Il 42,7% delle imprese valdostane denuncia una riduzione del fatturato (©Ilaria Bersi per bobine.tv) -

Nei mesi passati, la Chambre Valdôtaine, in collaborazione con le associazioni di categoria valdostane, aveva lanciato un sondaggio rivolto a tutte le imprese valdostane per ottenere una fotografia aggiornata del tessuto economico locale.
I dati emersi dal monitoraggio sono stati presentati martedì 17 maggio 2022, ad Aosta.

Roberto Sapia, direttore della Chambre Valdôtaine, ha delineato un quadro della situazione valdostana: «l’aumento dei costi delle materie prime, di gas e di energia sta destando preoccupazione nelle imprese. Occorrono iniziative per le nostre pmi che devono tenere conto di alcuni temi fondamentali: il costo che le pmi valdostane hanno per via della posizione di montagna in cui si trovano, i maggior costi energetici legati al clima rigido. Ecco che sorge una domanda: quanto siamo attrattivi?
Occorre, in primis, superare il divario fra domanda e offerta di lavoro, intensificando il dialogo tra mondo scolastico e mondo lavorativo. È fondamentale muoversi per supportare gli imprenditori ad accrescere la propria cultura finanziaria e la capacità di pianificare il proprio business: La pandemia ha evidenziato che l’industria del turismo da sola non è sufficiente a sostenere un’intera economia, è dunque necessario intendere la capacità di essere attrattivi nel senso più estensivo possibile del termine. La Valle D’Aosta deve diventare sempre più un posto attraente, sì per il tempo libero sì per vivere e lavorare, ma soprattutto per studiare e fare impresa, in particolare per quei giovani valdostani che hanno lasciato la Valle ma anche per tutte quelle professionalità che si muovono tra le regioni d’Europa».

La questione dell’attrattività lavorativa della Valle d’Aosta è stata sottolineata anche dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Luigi Bertschy: «facciamo fatica a trovare lavoratori. Non è solo una questione di stipendio, ma una anche di attrattività di posti lavoro. E su questo anche le imprese devono lavorare. Sono cambiati gli stili di vita, la gente ha bisogno di recuperare dei tempi e sottrarli al lavoro, e, a sua volta, il sistema deve creare le condizioni per essere attrattivo e permettere alle persone di andare a lavorare, perché gli incentivi non possono sostenere la vita delle persone».

Il questionario della Chambre è stato sottoposto, a marzo 2022, alle imprese iscritte al Registro Imprese.
Sono pervenuti 2.872 questionari alla data del 4 aprile 2022, termine ultimo della chiusura del sondaggio.
Il campione preso in considerazione si compone per il 44,1% di imprese iscritte al Comparto Artigiani.
Dal punto di vista della natura giuridica, la ditta individuale prevale e i principali settori di appartenenza sono: costruzioni (18,3%); turismo (18,2%); commercio (16,3%); agricoltura (12,4%); manifatturiero (8.4%); sevizi alle persone (8,6%).

Sul fronte occupazionale, il 18% delle imprese intervistate prevede una diminuzione nel proprio organico nel 2022, mentre il 71% non prevede modifiche nell’organico e una percentuale dell’11% stima un aumento.
Il settore che risente maggiormente di possibili tagli occupazionali è quello del turismo-ristorazione, dove il 27% degli intervistati prevede una riduzione dell’occupazione,. Allo stesso tempo è il comparto in cui si registra la percentuale più alta di imprese che prevedono un aumento occupazionale (18,2%), sebbene il saldo tra aumento e riduzione dell’occupazione risulti comunque negativo. Questo dato potrebbe in parte essere legato a dinamiche di stagionalità tipiche di questo settore.
Seguono il settore del commercio con il 22,3% degli intervistati che prevede una diminuzione di occupati, il settore dei servizi alla persona (21,1%) e l’agricoltura (19,4%).
Gli aumenti di occupazione maggiori previsti in valore assoluto, dopo il settore turismo, riguardano il settore delle costruzioni con 65 imprese che prevedono nuove assunzioni.

Sul versante delle maggiori spese aziendali, ad incidere particolarmente sui costi aziendali sono stati il carburante e alle materie prime.

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Sul fronte degli aiuti, le esigenze di maggiore liquidità sono state espresse dal settore dei trasporti e da quello delle attività manifatturiere: «settori che hanno notevoli costi fissi» hanno sottolineato Maria Angela Buffa, e Claudia Carnevali della Chambre Valdôtaine.

Il 48,7% delle imprese valdostane ha beneficiato di aiuti nazionali, mentre il 63,5% di aiuti regionali.

Da un esame dei macro settori, le imprese che hanno ottenuto meno aiuti regionali sono quelle del settore delle assicurazioni e credito (71%) seguite da quelle del settore servizi alle imprese (55,8% non ha beneficiato di aiuti regionali) e del settore trasporti (44,4%).
I settori più aiutati, a livello regionale, si dimostrano anche quelli più colpiti, ovvero il turismo (88,2% delle imprese dichiarano di aver beneficiato di sostegni), il commercio (62,7%) e i servizi alla persona (58,1%). Anche una buona percentuale delle imprese agricole intervistate (72,5%) ha beneficiato di aiuti o sostegni regionali nel 2021.

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Gli effetti della crisi pandemica sul fatturato delle imprese si manifestano ancora nel 2021, causando una riduzione di fatturato rispetto al 2019 per il 42,7% delle imprese intervistate. Una parte delle imprese, tuttavia, registra una ripresa tornando ai livelli di fatturato del 2019 (23,4%) o aumentando il proprio fatturato rispetto a quello pre-Covid (21%).

I settori maggiormente colpiti in termini di fatturato sono il turismo che include anche la ristorazione (il 77,29 % delle imprese turistiche ha subito un calo di fatturato rispetto alla loro condizione pre crisi pandemica), il settore dei servizi alla persona (58,53%), il commercio (52,88%) e trasporti (il 52,38% delle imprese ha subito un calo di fatturato e per l’11,11% delle imprese il calo è stato di oltre il 70%). Una maggiore tenuta ha caratterizzato i settori delle costruzioni (il 30,67% delle imprese ha subito un calo di fatturato), delle attività manifatturiere (il 30,84%) e dei servizi alle imprese (35,73%).


Le misure più interessanti per le imprese per la ripresa e lo sviluppo sono: l’abbattimento dei costi e delle utenze e i contributi per investimenti materiali e immateriali. Buffa e Carnevali hanno rimarcato che «emerge più volte la necessità di abbattimento di costi burocratici».
Altre misure utili suggerite nel questionario sono state: finanziamenti agevolati per investimenti, incentivi alle assunzioni, rinegoziazione del debito, contributi per attività di promozione e internazionalizzazione, voucher per la digitalizzazione e contributi per le spese di consulenza e di marketing.

Pubblicato / aggiornato il 17/05/2022 alle 18:05
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Categoria: Economia e Lavoro