UniVdA: avanzo di amministrazione per il futuro
L'antico Piccolo Seminario, oggi sede dell'Università della Valle d'Aosta e del Liceo classico
Nella giornata di martedì 24 maggio 2022, il Consiglio dell’Università della Valle d’Aosta si è riunito e ha deciso l’impiego dell’utile che si è determinato con il Bilancio 2021: oltre 800mila euro.
A questo proposito, Flc Cgil Valle d’Aosta ha così commentato: «Ci si potrebbe chiedere perché un ateneo evidentemente sottofinanziato riesca a produrre utile e soprattutto un utile tanto significativo. Il bilancio di UniVdA, infatti, pareggia intorno ai 10 milioni di euro annui, a fronte dei 15 o 20 milioni di atenei statali di simili dimensioni e gli oltre 80 milioni di una realtà come Bolzano: nonostante questo, ha avuto un utile nel 2021 intorno all’8% dei propri ricavi. La ragione in realtà è semplice: in questi anni, l’ateneo ha chiuso corsi di laurea; ha ridotto gli studenti; ha tagliato ai minimi termini le assunzioni e le progressioni di carriera dei docenti; ha diminuito radicalmente le spese interne per ricerca e didattica. In questo modo sono state compresse tutte le spese, mentre ogni variazione positiva del bilancio si tramuta a fine anno in utile. Così si riesce a essere un ente pubblico sottofinanziato, in cui quindi sono imposti, al momento della programmazione annuale, tagli e contenimenti di spesa, e al contempo in grado di produrre utili stratosferici a fine anno».
Nel corso della riunione, il Consiglio dell’Università ha deciso a maggioranza di impiegare più di 600 mila euro (oltre il 75% di questo utile) in spese per la nuova sede, in particolare per dotazioni informatiche.
«A questa scelta – ha spiegato Flc Cgil VdA – ha votato contro la componente accademica, compattamente, che aveva chiesto che almeno un terzo delle risorse fossero invece impiegate ad alleviare i tagli dell’ultimo anno relativi alla didattica, alla ricerca e alle iniziative sul territorio. Il Consiglio ha quindi deciso di non tener per nulla conto di chi poi si trova quotidianamente a tenere in vita le ragioni fondanti di un ateneo, appunto la didattica e la ricerca, focalizzando invece le risorse sul cantiere della Testafochi, ben lontano dal poter diventare una sede unica e un vero campus universitario.
Il cosiddetto nuovo campus è arrivato a impiegare, complessivamente, diverse decine di milioni di euro. Nonostante queste risorse, molto considerevoli, i nuovi spazi si sono già rivelati insufficienti, inadatti e non immediatamente agibili per le attività dell’ateneo. Per questo si dovranno usare più sedi (non si sa per quanto tempo) e sarà quindi necessario spendere cifre significative per adeguarle, a partire da 115mila euro dell’attuale avanzo per trasformare le aule a uffici nella storica sede di strada Cappuccini. Per questo si chiede oggi ai bilanci Ateneo di usare risorse importanti per rendere utilizzabili le nuove aule della nuova sede. Inoltre, si preannunciano futuri costi di gestione rilevanti, che impatteranno significativamente anche nei prossimi anni sui bilanci dell’ateneo.
A soffrire è allora l’Università stessa, studenti, docenti e amministrativi, precipitata in una realtà di persistente sottofinanziamento, con la significativa compressione delle risorse interne per didattica e ricerca, mentre si parla di nuove chiusure di ulteriori corsi di laurea, in un quadro in cui lo sviluppo dell’ateneo assume il profilo di un sostanziale ridimensionamento.
La scelta di contrapporsi alla componente accademica e di gestire l’ateneo secondo una concezione edile, concentrandosi sulla sede, comprimendo le risorse interne su ricerca e didattica, rischia di portare all’apertura del nuovo campus nel 2023, comunque con tanti disagi, ma di lasciarlo vuoto di progetti e soprattutto di futuro. Questo nello stesso momento in cui il Fondo di Finanziamento Ordinario degli atenei statali conosce – per la prima volta da dieci anni – un significativo aumento (oltre il 10%) e quindi, nel quadro dell’attuale dinamica competitiva, darà alle altre sedi personale e risorse per migliorare ricerca e didattica, a partire dalle sfide aperte con la pandemia, la digitalizzazione dei corsi e la crisi in corso».
In passato, Flc Cgil VdA ha più volte «sollecitato il mondo politico e sociale della Valle d’Aosta a farsi carico di una discussione pubblica e aperta sul nuovo campus, l’università e il suo futuro. Questa frattura nel Consiglio dell’Università con la componente accademica è una nuova occasione per ribadire questa necessità».
La risposta di Regione VdA, Cpel e Comune di Aosta
In merito alle dichiarazioni diffuse riguardo al Consiglio dell’Università della Valle d’Aosta, il presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta, l’assessore all’istruzione, università, politiche giovanili, affari europei e partecipate, il presidente del Consiglio permanente degli enti locali e il sindaco di Aosta hanno chiarito in una nota che «l’utile del Bilancio di Ateneo, pari a 806.357 euro, è stato destinato prioritariamente alle esigenze di allestimento tecnologico della nuova sede universitaria per renderla più innovativa possibile.
È fondamentale, infatti, restituire alla cittadinanza un’area centrale della città, interessata dal cantiere per alcuni anni, con un’opera all’avanguardia che possa essere attrattiva per studenti provenienti anche da fuori Valle. Nel nuovo campus saranno riuniti gli studenti e i docenti attualmente suddivisi su più sedi, con un aumento della domanda di servizi nell’area circostante e quindi una rivitalizzazione del tessuto culturale ed economico dell’area.
Rassicuriamo docenti e ricercatori sul fatto che alla ricerca, missione imprescindibile dell’Università e volano di sviluppo per la Regione Valle d’Aosta, saranno dedicate ingenti risorse. Siamo, infatti, in attesa dell’approvazione definitiva del progetto a valere sui fondi Pnrr, che porterà nelle casse dell’Ateneo 2,4 milioni di euro, e dei progetti Fse per la ricerca che la Regione Valle d’Aosta ha in corso di approvazione per circa mezzo milione di euro, che saranno incrementati con ulteriori 2,4 milioni di euro nel nuovo periodo di programmazione.
Inoltre, dal 2022, l’ateneo ha messo in atto un controllo della spesa mensile, operando puntuali variazioni di bilancio al fine di recuperare i risparmi in corso d’anno e renderli disponibili per la ricerca.
La Regione ha anche richiesto al Ministero dell’università e della ricerca la ricostituzione del Tavolo di intesa con l’Università della Valle d’Aosta, inerente al trasferimento di risorse statali necessarie alla predisposizione dei piani di sviluppo triennali dell’Università valdostana.
La spesa per stipendi e contratti del personale dedicato alla ricerca e alla didattica ammonta, a oggi, al 47% dei costi di bilancio. L’organico sarà rafforzato con quattro assunzioni approvate nel 2021 e attualmente in corso di espletamento, a cui si aggiungeranno ulteriori due posizioni di professori ordinari, approvate a marzo 2022 grazie a un aumento del finanziamento statale.
Confermiamo poi l’intenzione di promuovere un’ampia consultazione sul futuro dell’università con le diverse espressioni della comunità valdostana».
Pubblicato / aggiornato
il 27/05/2022 alle 17:45
Categoria:
Politica e Amministrazione