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Per il Savt «la sola introduzione del salario minimo non è sufficiente»

Per il Savt «la sola introduzione del salario minimo non è sufficiente» (©Google Maps) - La sede del Savt ad Aosta

A livello nazionale è in corso un dibattito sull’introduzione del salario minimo.

Il Savt ha espresso alcune considerazioni a riguardo.

«Considerato che le retribuzioni in Italia risultano essere tra le più basse in Europa, riteniamo che la sola introduzione del salario minimo non sarebbe sufficiente per ridurre questa differenza con i salari delle altre nazioni. Si potrebbe addirittura correre il rischio di andare a penalizzare tutti quei lavoratori per i quali i contratti collettivi prevedono, già oggi, retribuzioni che vanno oltre l’eventuale salario minimo, con la conseguenza che le associazioni datoriali, nelle future contrattazioni, possano utilizzarlo come alibi per non voler incrementare i minimi tabellari.   
Si ribadisce, inoltre, la necessità di rivedere il taglio del Cuneo-Fiscale, vale a dire la differenza tra il costo complessivo lordo sostenuto dalle aziende e il netto della retribuzioni che percepiscono in busta paga i lavoratori, l’Italia in merito a questa tematica, si attesta su  livelli medio alti rispetto agli altri paesi europei
».
Per il sindacato occorre «dare nuova dignità alla contrattazione collettiva. È fondamentale che sia approvata una norma che disciplini il settore e vada a fare chiarezza sulla rappresentatività e su quali contratti possano essere applicati. Non è più immaginabile che in Italia esistano circa 1000 contratti collettivi, molti dei quali sottoscritti da sindacati di comodo che vanno più a favore delle aziende che dei lavoratori»

Il Savt ha rimarcato che è «più che mai importante valorizzare la contrattazione territoriale, sia essa di primo o di secondo livello».

Pubblicato / aggiornato il 08/06/2022 alle 16:19
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Categoria: Economia e Lavoro