Deflusso ecologico: querelle fra Legambiente e Marzi
(©Legambiente) -
Il torrente Saint-Bartélemy il 24 agosto 2016
Lunedì 27 giugno 2022, Legambiente ha scritto una lettera aperta a Carlo Marzi, assessore alle Opere pubbliche della Regione autonoma Valle d’Aosta, commendando la risposta all’interpellanza presentata dal Progetto civico progressista sui deflussi minimi vitali e sulla necessità di passare al deflusso ecologico, discussa nella seduta del Consiglio Valle del 23 giugno. La risposta dell’assessore Marzi è giunta mercoledì 29 giugno.
Le lettera di Legambiente
«Stando alle sue affermazioni – scrive Legambiente – pare che il Deflusso Ecologico sia già applicato in VdA fin dal 2006 nonostante le normative europee ne prevedano l’introduzione entro il 31 dicembre 2021: siamo in anticipo sull’Europa di 15 anni! Peccato che non ci sia ancora alcuna legge regionale che ne regolamenti l’applicazione.
Sempre dalla sua risposta risulta che l’obbligo del rilascio del DMV sia stato esteso a tutti i concessionari idroelettrici fin dal 2006. Ci spiace smentire, ma proprio il PTA del 2006 ha esentato dall’obbligo del DMV tutte le centrali della CVA. Esenzione che è a tutt’oggi valida! Salvo che nel frattempo sono state attivate delle sperimentazioni (per 85 impianti stando ai suoi dati).
Conosciamo queste sperimentazioni. Sperimentazione è la parola magica che permette di non dover mai rendere conto di quello che si fa. Negli anni abbiamo seguito, ad esempio, la sperimentazione che interessa il torrente St Barthelemy: per anni abbiamo fotografato e segnalato in ogni stagione il torrente in secca nel tratto di attraversamento della Statale a Nus. Vede assessore, nell’esempio del Saint-Barthélemy la situazione che si nasconde dietro il termine “sperimentazione” è il fatto che sul torrente, già super utilizzato a scopo irriguo, negli ultimi anni si sono aggiunte ben 4 nuove centrali (oltre a quelle già presenti). Inoltre la cronica carenza di acqua, che ora si cammuffa dietro la parola “sperimentazione”, risale nel tempo ed è dovuta al fatto che le derivazioni irrigue che interessano la collina di Nus soffrono la concorrenza di un’altra derivazione che si situa a monte, alle origini del torrente. Una buona metà delle acque viene sottratta al torrente per servire, tramite una condotta in galleria, il comprensorio di Verrayes e viene utilizzata, nello specifico, dalla centralina di Joux Energie la cui titolarità risale all’imprenditore Alberto Arditi.
Di fatto si verifica nei confronti del torrente Saint-Barthélemy uno sfruttamento eccessivo, che è stato risolto con un facile intervento: “permettere ai concessionari di non rispettare il DMV”, cioè legalizzare l’illegalità e permettere che il torrente, che risulta nel PTA ricco di acque e a vocazione salmonicola, sia prosciugato per la maggior parte dell’anno e ormai privo di qualsiasi forma di vita.
Se, stando alle sue parole, sulla carta (ma dobbiamo ancora scoprire quale “carta”) la Valle d’Aosta ha definito delle “metodiche che non hanno eguali a livello nazionale”, dovrebbe forse convenire con noi sul fatto che nella realtà dei fatti il rispetto del DMV è per la VdA una chimera.
Eppure, anche su questo punto, Lei si ostina a ritenere che “i casi di non ottemperanza sono limitati” a dispetto di quanto emerso a questo proposito non meno di una settimana fa, sempre durante il dibattito in Consiglio regionale, sul mancato rispetto del DMV e sull’inadeguatezza delle sanzioni.
Quelle sanzioni emanate dalla Regione e rimaste in sospeso, quelle che a noi risultano da documenti ufficiali essere 163 al 2014, ma che qualche giornale con un titolo sensazionalistico ha fatto salire a 500.
E fra queste, quella sanzione da 20 euro che l’ing. Arditi (sempre lui) si è rifiutato di pagare, preferendo installare una telecamera non per garantire un costante DMV ma per riprendere (e poi denunciare) il personale della Forestale addetto ai controlli.
Parliamo di quello stesso Arditi che nei giorni scorsi ha invitato, presso la propria sede, tutti i Consiglieri regionali ad un incontro il prossimo 28 giugno, in quanto referente regionale di Assoidroelettrica, forse per “insegnare” ai tecnici come si controlla il DMV.
In definiva, assessore Marzi, vorremmo sapere come si fa, in questa situazione, a dire che “non vi è la necessità di predisporre un provvedimento normativo” e come si fa a minimizzare e a permettere che un numero sempre maggiore di torrenti sia destinato a fare la fine del Saint-Barthélemy.
Se poi volesse spiegarci quali sono le prospettive future che Lei intende realizzare attraverso il Piano di Tutela delle Acque ricomparso in questi giorni, magari con parole semplici e comprensibili da tutti gliene saremmo molto grati.
Gentile assessore, nel rigraziarLa per l’attenzione, Le ricordiamo che queste domande sono poste nell’interesse di migliaia di valdostani interessati alla difesa dei nostri corsi d’acqua – fatto sempre più sentito e importante – a fronte di un ristretto numero di impresari che hanno, anche giustamente, solo interesse al proprio profitto».



La risposta di Marzi
«E vissero sempre infelici e scontenti. Così, per non ingannare il suo bambino termina le favole (cit. Ennio Flaiano). Le favole, spesso, vengono raccontate dagli adulti ai bimbi ma nel caso specifico io non ho un ruolo pedagogico nei confronti di nessuno degli attori coinvolti rispetto al tema delle acque. Mi spetta, invece, un ruolo pragmatico di mediazione tra i legittimi interessi o le legittime opinioni di tutte le parti in causa. Anche in questo caso, quindi, quanto narrato estrapolando una risposta in Consiglio rispetto ad un tema specifico non è a mio avviso un fatto ma una delle opinioni di parte possibile e con questo valore va analizzata.
Legambiente ha preso spunto da una mia risposta resa in Consiglio per pubblicare una serie di considerazioni che, volutamente o per incompleta comprensione di quanto abbiamo affermato, rendono una visione partigiana della situazione reale che ho rappresentato.
Ribadisco, quindi, quanto abbiamo dichiarato in Consiglio: oggi non è necessario un provvedimento normativo per attuare il passaggio da deflusso minimo vitale a deflusso ecologico, in quanto le nostre disposizioni sono già allineate alle indicazioni fornite dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po e sono contenute nel Piano di Tutela delle Acque: cioè abbiamo già fatto.
Mi trovo pertanto a restituire l’interpretazione autentica di quanto ho dichiarato: considerata l’importanza del tema è innanzitutto opportuno evitare il circolare di interpretazioni o informazioni parziali, in quanto generate da giudizi di parte.
Quello che conta è come viene calcolata la portata che è computata secondo un sistema congruente con la definizione di deflusso ecologico; inoltre, per le nuove derivazioni idroelettriche (quelle dopo il 2006) sono previsti dei rilasci addirittura superiori a quelli proposti dall’Autorità di bacino. La Regione sta anche adottando delle metodiche molto più raffinate su un numero di casi e una estensione territoriale che non ha eguali a livello nazionale: per questo la Valle d’Aosta è citata dal Ministero della transizione ecologica quale esempio virtuoso.
Il ruolo di un amministratore è quello di riconoscere tutti i portatori di interesse e non solo una parte di essi, decidendo sull’uso dell’acqua nell’interesse di tutti i valdostani.
La politica deve quindi individuare strategie e perseguire azioni di equilibrio complessivo tra lo sfruttamento delle acque, l’uso sociale, quello irriguo e l’utilizzo idroelettrico delle risorse idriche.
In tale ottica è bene sottolineare che gli aspetti ambientali sono tutelati e che non vi è l’intenzione di sottrarre acqua, ma che la contingenza rende necessario rivederne le misure idonee a fronteggiare gli effetti dei cambiamenti climatici nel settore delle risorse idriche.
La discussione che abbiamo avviato sul Piano di Tutela delle Acque rappresenta un momento di confronto importante: le sperimentazioni attive sul nostro territorio, che coinvolgono complessivamente 85 impianti idroelettrici, sono uno dei tre metodi previsti dal PTA stesso per definire la portata del deflusso ecologico.
La Regione in questi anni ha avviato diverse iniziative, in particolare nel settore irriguo.
L’esempio si riferisce al torrente Saint-Barthélemy, di fatto non più naturale in quanto reso un canale a cielo aperto a seguito dell’alluvione del 2000: la distribuzione delle acque è condivisa con tutti gli utenti irrigui ed idroelettrici in ordine ai comportamenti da tenere per assicurare un prelievo adeguato e garantire ai consorzi di disporre di acqua per irrigare.
Con l’Agricoltura sono in corso attività per la ridefinizione delle concessioni di derivazione a scopo irriguo, finalizzate a definire le modalità per il rilascio dei quantitativi necessari.
A costo di essere noiosi abbiamo preferito passare dalle “favole” alla dura realtà… Siamo certi che a seguito della nostra risposta, la favola, che non è mai esistita, si trasformerà in un libro a puntate, un feuilleton… “Verso l’infinito e oltre”».
Pubblicato / aggiornato
il 29/06/2022 alle 12:36
Categoria:
Politica e Amministrazione