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Presentato lo studio su viabilità poderale e sentieristica

Presentato lo studio su viabilità poderale e sentieristica (©Laura Agostino per bobine.tv) - La presentazione delo studio sulla viabilità minore realizzato da UniVdA

Giovedì 30 giugno 2022, è stato presentato lo Studio sugli aspetti giuridico-normativi ed economici relativi ai sentieri e alle strade poderali in Valle d’Aosta, realizzato dal Centro trasfrontaliero sul turismo e l’economia di montagna dell’Università della Valle d’Aosta su indicazione dell’Assessorato all’Agricoltura e Risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta.

L’assessore Davide Sapinet ha ricordato la composizione del tavolo tecnico con i dirigenti delle strutture regionali competenti e il Consiglio permanente degli enti locali. Ha annunciato che, con una delibera che sarà adottata dalla Giunta a Breve, il tavolo sarà allargato ai rappresentanti dei Consorzi di miglioramento fondiario e all’Office du Tourisme.
L’assessore ha ricordato che il primo utilizzo delle strade interpoderali e dei sentieri è agricolo ma «non bisogna chiudere gli occhi di fronte all’evoluzione e allo sviluppo dell’escursionismo e del cicloturismo. Dobbiamo cogliere gli aspetti positivi che possono rappresentare una fonte di reddito».

Flavio Verthuy, coordinatore del Dipartimento risorse naturali e Corpo forestale (che è stato il coordinatore del tavolo di lavoro) ha detto: «abbiamo un interesse diretto nell’argomento e abbiamo incaricato l’Università, a fine 2021, per avere un’analisi sul contesto della sentieristica e della viabilità poderale. Si tratta di un tema da affrontare e risolvere con la partecipazione di tutti allo scopo di garantire la piena fruizione di queste strutture dall’agricoltura, dalla selvicoltura e dal turismo. Piena fruizione permettendo ai soggetti coinvolti di gestire le proprie responsabilità con la dovuta serenità». Lo studio è stato definito un punto di partenza che dovrebbe dare una corretta visione del contesto in cui si opera. Contiene alcune soluzioni operative rispetto alle quali sarà aperto il confronto.

Marco Alderighi, direttore del Centro transfrontaliero sul turismo e l’economia di montagna, ha specificato che lo studio è diviso in quattro parti: fondamenti storico-evolutivi, analisi economica (analisi basata sui documenti già pubblicati, quantitativa con un’indagine presso gli utenti, quantitativa tramite focus group, analisi sinistri con un’indagine presso Comuni e Consorzi), analisi giuridica e raccomandazioni.
L’interesse manifestato sulla tematica si evince dal numero elevato di risposte al questionario reso disponibile e dall’elevato livello delle risposte alla domanda aperta con la quale si concludeva.

Analisi economica

Dati per conosciuti i fondamenti storico-evolutivi, è passato all’illustrazione dell’analisi economica. Giampaolo Viglia, docente di marketing dell’UniVda, è partito dall’analisi dei punti di forza e di debolezza, delle opportunità e delle minacce. Punti di forza sono l’estensione della rete di sentieri e poderali, che sono stati mappati, e l’esistenza di figure professionali specializzate (organizzate anche in associazioni rappresentative). Le opportunità sono individuate nella maggiore attenzione alle risorse naturali, nell’aumento del bisogno di rigenerazione e nella diffusione di forme di comportamento sostenibile. I punti di debolezza sono l’eterogeneità e la complessità di gestione, la comunicazione della varietà della rete da migliorare, la necessità di migliorare complessivamente il sistema d’offerta regionale. Infine le minacce sono il rischio deterioramento della rete, il rischio di lockdown alla mobilità delle persone, la compresenza di diversi profili d’utenza e la promiscuità d’uso.

Alderighi ha spiegato che al questionario hanno risposto 1.066 persone, per lo più residenti in Valle d’Aosta (86%), hanno indicato le località dove si recano a fare escursioni (a piedi o in bici), hanno valutato la manutenzione dei sentieri e la segnaletica, hanno espresso un giudizio sulla pericolosità e necessità di regolazione e hanno espresso il loro grado di irritazione e preoccupazione nei confronti dei turisti.
Le mete più frequentate risultano essere il Gran Paradiso, il Gran San Bernardo e il Monte Bianco dagli escursionisti e Gran San Bernafdo, Aosta e dintorni e Monte Bianco dai cicloturisti.
Gli escursionisti valutano buona la segnaletica e la manutenzione, con pericolosità medio-bassa dei cicloturisti. I cicloturisti valutano buona segnaletica e manutenzione e bassa la pericolosità degli escursionisti.
L’indice di irritazione nei confronti dei turisti è risultato basso e quello di preoccupazione è medio-basso. La popolazione percepisce positivamente il turistica ma è preoccupata per la presenza dei turisti sulle proprie proprietà pur senza ritenere necessario limitarne l’accesso.

Viglia ha illustrato i risultati del focus group con campione di portatori d’interesse (guide, associazioni di biker, associazioni di proprietari terrieri, associazione equestre, associazione allevatori, associazioni fondi, Legambiente, eccetera). Si è parlato di sicurezza a causa della presenza di varie tipologie di fruitosi e sono state suggeriste: assicurazione di responsabilità civile per i turisti, barriere per tutelare gli escursionisti e l’applicazione di piani di pascolo. Sii è parlato anche di responsabilità ed è emerso il suggerimento di valutare limitazioni specifiche di accesso ai fondi.
Un secondo focus group era dedicato alla convivenza fra escursionisti a piedi e in bici. i suggerimenti emersi sono: la condivisione è l’unica strada percorribile, bisogna diffondere norme comportamentali, effettuare campagne di educazione, tutelare aree dove l’impatto del cicloturismo a livello faunistico è rilevante, creare percorsi dedicati. Sulla manutenzione è stato suggerire di limitarsi ai percorsi realmente utili e a segnalare agli utenti le criticità sul percorso.

Analisi giuridica

Roberto Calvo, docente di diritto privato al Dipartimento di Scienze economiche e politiche dell’Università di Aosta ha articolato l’analisi giuridica sulla disciplina regionale vigente (non estendibile alle biciclette), la tassonomia normativa in materia di strade, sulla manutenzione e responsabilità civile a titolo di custodia delle strade poderali, sulla responsabilità a titolo di custodia sui sentieri e sull’utilizzo dei sentieri montani e le strade poderali da parte dei ciclisti.

Le leggi regionali 17 e 21 del 1993 riguardano rispettivamente strade poderali e sentieri. Lo statuto normativo sulle strade a vocazione turistica necessita di interventi e il proponimento dell’autorità politica è volto in questa direzione.
La nozione di strada poderale si trova nel codice della strada all’articolo 3: sono poste al di fuori dei centri abitati e hanno la caratteristica di unire due o più poderi di proprietà privata tendenzialmente destinati all’agricoltura o al pascolo. La legittimazione esclusiva all’uso di queste strade è riconosciuta ai frontisti (proprietari dei singoli appezzamenti che la utilizzano per accedere a essi). L’esperienza insegna che la strada poderale, storicamente, ha spesso avuto (e quasi di regola ha) una destinazione pubblica che è legittimata dal possesso continuato per oltre 20 anni dalla comunità oppure dalla volontà del privato di aprire all’uso pubblico. La chiusura è un attentato possessorio alla quale si reagisce con un’azione di spoglio. L’uso pubblico lo attesta l’uso o una sentenza del Tribunale.
La legge 126/58, all’articolo 14 prevede l’onere dei frontisti a mantenere la strada aperta al pubblico, nel proprio interesse e in quello della collettività. Se non provvedono, provvede il loro vede il Comune, salvo rivalsa.
La responsabilità, in caso di sinistro imputabile al difetto di manutenzione, è dei frontisti ma – se non provvedono e non provvede il Comune – il danneggiato può agire direttamente contro l’autorità comunale, che risponde in via diretta.
I sentieri sono vie che consentono l’accesso a bivacchi e rifugi. La questione è quella dei soggetti che sono tenuti alla manutenzione. La disciplina di riferimento è il codice civile all’articolo 2051: il custode del sentiero risponde con una responsabilità senza colpa e di carattere oggettivo, salvo la prova del fortuito. Nell’applicazione, occorre valutare dove si trova il sentiero, la sua lunghezza, finalità, altimetria e il dato variabile meteorologico. Tanto più il sentiero è aperto al pubblico generico, utilizzato per raggiungere un pubblico esercizio, tanto più è facilmente percorribile e tanto maggiore è la il dovere di procedere alla manutenzione con un maggior grado di efficienza. Il custode non necessariamente è il proprietario del fondo ma piuttosto colui che ha il possesso del sentiero ed esercita su di esso il potere di controllarlo. Il sentiero di montagna posto all’interno del Parco rende l’ente gestore del parco stesso custode del sentiero. Quindi l’individuazione del custode è spesso difficile e tendenzialmente si riconduce all’attività economica che ne beneficia.
L’uso promiscuo o contemporaneo escursionista-bicicletta è consentito salvo che non possa essere prevedibilmente attuato con sufficiente sicurezza nei confronti del pedone. Facendo riferimento a quanto realizzato in Lombardia, si può immaginare l’introduzione di divieti all’uso contemporaneo quando la natura del sentiero non consenta la coabitazione. Sarebbe utile che il legislatore regionale non introducesse una legge estremamente rigida e figlia del criterio dell’enumerazione, delegando l’attuazione dei criteri al sindaco territorialmente competente. Nel caso specifico del downhill, il rischio aumenta esponenzialmente e quindi dovrebbero essere dedicati a questa pratica percorsi ad hoc.
Il divieto di percorrenza con biciclette è da inserirsi anche quando l’uso è incompatibile con interessi di carattere storico-culturale, paesaggistico-ambientale e religioso.

Responsabilità civile per i sinistri

Negli ultimi 5 anni, in Valle d’Aosta, i cento intervistati fra Comuni, Unité e Consorzi hanno evidenziato due richieste di indennizzo nel 2017, tre nel 2018, 2 nel 2019, una nel 2020 e tre nel 2021. Provengono tutte da residenti in Italia, i residenti in altre regioni hanno rinunciato in cinque casi. In quattro casi vi è stata una transazione con indennizzi fra i 5mila e i 20mila euro. Di due casi non si conosce ancora l’esito.

Alla luce di questa analisi sono state fatte alcune considerazioni: il numero dei soggetti che si dovrebbero assicurare è molto elevato, la probabilità per ciascuno di incorrere in un sinistro è piuttosto contenuta, il valore dei risarcimenti è tendenzialmente basso, i massimali assicurativi devono essere elevati. La presenza di escursionisti e cicloturisti non va a beneficio dei custodi dei fondi ma delle attività turistiche.

Raccomandazioni

  • Potrebbe essere utile avere un’assicurazione di responsabilità civile a livello regionale che intervenga a tutela di queste situazioni. Ma la Regione non può assicurare per un rischio che non è proprio e quindi può essere stipulata solo se ne ha la custodia della strada o del sentiero in questione
  • Potrebbe essere costituito un fondo di garanzia a tutela dei soggetti che subiscano lesioni, fatto salvo il diritto di rivalsa della Regione in caso di dolo del custode o di sua accertata colpa grave
  • Mantenere un livello elevato di manutenzione posizionando anche apposita segnalazione
  • Continuare l’azione di comunicazione sui periodi di apertura e le manutenzioni
  • Potenziale la segnaletica a inizio percorso, magari sperimentando cartellonistica QR code
  • Adottare una classificazione della difficoltà dei percorsi anche per i cicloturisti
  • Rafforzare l’azione di sensibilizzazione ed educazione
  • Adottare un codice di comportamento per i cicloturisti (che sono difficilmente escludibili dai sentieri e dalle strade poderali)
  • Progettare percorsi ad hoc per i cicloturisti, per lo svolgimento delle attività più estreme

La reazione dei Consorzi

Il campione sulle richieste di risarcimento è stato ritenuto non rappresentativo, poiché vi sono state richieste superiori al milione di euro.

In relazione alle strade interpoderali è stato detto che vi è la consuetudine di considerare le strade consortili come poderali ma non è la definizione più idonea: si tratta di piste prevalentemente agricole.

In relazione al riconoscimento di pubblica utilità, si è sostenuto che sposterebbe il problema dal soggetto privato al soggetto pubblico ma senza risolverlo. Queste strade non possono essere sicure. Non vi è la possibilità di vigilarle.

È stati ribadito che si tratta di strade private con vocazione agricola e che “l’uso pubblico” è stato tale sulla base di violazione ai divieti di transito.

Le conclusioni dell’assessore

«Questo è l’avvio di un percorso – ha concluso Davide Sapinet – che è stato prima avviato con i collaboratori più stretti. Ora integriamo il gruppo e riattiveremo il gruppo di lavoro dei Consorzi di miglioramento fondiario per tutte le problematiche che li riguardano. In relazione alle manutenzioni, ricordo che i cantieri forestali sono stati rilanciati. E ricordo che un milione di euro è stato speso in tre anni riaprendo il bando manutenzioni. L’intenzione è di destinare allo scopo 1,5 milioni ogni anno. Da oggi ci saranno riunioni specifiche divise per settori, sarà predisposto un decalogo del biker per responsabilizzare coloro che vanno sui percorsi, la delibera sulle spese di gestione dei Cmf inserendo la copertura della polizza assicurativa e chiedendo loro di fare rete per avere un’azione omogenea sul territorio, è in atto un censimento delle strade».

Pubblicato / aggiornato il 30/06/2022 alle 14:18
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Categoria: Politica e Amministrazione