Forever pollution project: in VdA 2 siti contaminati in eterno
(©lemonde.fr) -
La mappa della contaminazione eterna in Europa
L’indagine internazionale Forever Pollution Project ha individuato oltre 17mila siti, in Europa, contaminati da sostanze chimiche per e polifluoroalchiliche (Pfas), resistenti ai maggiori processi naturali di degradazione e quindi considerate eterne. A questi se ne aggiungono altri 21mila, dove la contaminazione è presunta.
Gli Pfas sono composti tossici e persistenti, che si trovano in una quantità innumerevole di prodotti utilizzati quotidianamente come abiti, saponi, strumenti sanitari, confezioni di cibo, bicchieri in carta riciclabile, padelle antiaderenti, vernici, finestre, biciclette.
Le emissioni di queste sostanze non sono ancora regolamentate nell’Unione Europea e solo alcuni Stati membri hanno istituito dei limiti.
Secondo le stime, ogni anno, gli Pfas gravano sui sistemi sanitari europei per un importo complessivo compreso fra i 52 e gli 84 miliardi di euro.
Il Forever Pollution Project è stato inizialmente sviluppato da Le Monde, NDR, WDR e Süddeutsche Zeitung, RADAR Magazine, Le Scienze, The Investigative Desk, NRC, con il sostegno finanziario di Journalismfund.eu e Investigative Journalism for Europe; ulteriormente approfondito e pubblicato da Knack, Denik Referendum, Politiken, YLE, Reporters United, SRF, Datadista / el Diario.es, Watershed Investigations / The Guardian, e sostenuto da Arena for Journalism in Europe per una collaborazione transfrontaliera.
Il Forever Pollution Project ha esaminato oltre 1.200 documenti riservati della Commissione europea e dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa), oltre a centinaia di altre fonti.
La metodologia di ricerca si è basata su un metodo sviluppato dal Pfas Project Lab (Boston, USA) e dai suoi colleghi della Pfas Community Sites and Resources Map (uno sforzo congiunto del team di ricerca PFAS-REACH che comprende Northeastern, Silent Spring Institute, Michigan State University, Testing for Pease, Massachusetts Breast Cancer Coalition e Slingshot), oltre a consigli e contributi dei seguenti scienziati: Alissa Cordner (Whitman College, Walla Walla, USA), Derrick Salvatore (Massachusetts Department of Environmental Protection, USA), Phil Brown e Kimberly K. Garrett (Northeastern University, Boston, USA), Ian Cousins (Stockholm University, Svezia), Gretta Goldenman (Global PFAS Science Panel, Bruxelles) e Martin Scheringer (ETH Zürich, Svizzera).
L’indagine, durata più di un anno, ha portato alla creazione di una mappa della contaminazione che ha individuato, in Europa, 20 impianti di produzione che lavorano per sintetizzare i Pfas.
In ognuno fra i 17mila siti contaminati è stata effettuata un’attività di campionamento da parte di gruppi scientifici e agenzie ambientali, con il fine di individuare la presenza di Pfas nell’acqua, nel suolo o negli organismi viventi tra il 2003 e il 2023. Queste misure hanno rilevato Pfas a livelli pari o superiori a dieci nanogrammi per litro (ng/L).
L’inchiesta ha così permesso di individuare più di 2.100 hot spot d’inquinamento, in cui la concentrazione di sostanze per- e polifluoroalchiliche raggiunge un livello che gli esperti considerano pericoloso per la salute, pari o superiore a 100 ng/L.
«Si tratta di un risultato necessario e, al tempo stesso, spaventoso» ha affermato Phil Brown della Northeastern University, Boston, che ha coordinato l’indagine per la creazione di un’equivalente mappa americana.
In Valle d’Aosta, sono stati individuati 2 hot spot: la Cogne Acciai Speciali, ad Aosta, e la discarica di Brissogne.
Nella stazione esterna della Cas (AO24), la concentrazione di sostanze per- e polifluoroalchiliche rilevata è pari a 35 ng/L, mentre nella stazione di discarica (BR35) sono stati rilevati 260 ng/L.
Tre siti del territorio regionale, inoltre, sono stati classificati come probabilmente contaminati: l’impianto di depurazione di Brissogne, il Centro regionale per il trattamento dei rifiuti speciali e l’aeroporto della Valle d’Aosta.

Pubblicato / aggiornato
il 13/04/2023 alle 13:49
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