Le Funi del Futuro
Giovedì 27 Aprile 2023, si è svolto l’incontro sul tema: Le Funi del Futuro, con l’obiettivo di mostrare i punti di vista di tecnici ed esperti dei trasporti via cavo e dell’industria del turismo in montagna sul futuro di questo settore e dell’ambiente in cui si sviluppa.
L’evento, introdotto e concluso dall’assessore ai Trasporti della Regione autonoma Valle d’Aosta Luigi Berschy, ha visto attori del settore discutere di storia e di futuro con un occhio di riguardo verso il cambiamento climatico e l’inclusività.
Ferruccio Fournier, presidente dell’AVIF (Associazione Valdostana Impianti a Fune)
Gli impianti a fune hanno una lunga storia che risale alla vigilia del secondo conflitto mondiale quando si svilupparono per il servizio dei passeggiatori. Il Cervino nel 1934, il Monte Bianco nel 1939 e Pila nel 1945 sono alcuni degli impianti che sono nati in questo periodo.
Nel 1969 nasce AVIF, che all’epoca raggruppava cinquanta esercenti degli impianti a fune in Valle d’Aosta, situati in comuni di tutta la valle, anche in comuni come Doues e Saint Nicolas. Negli anni ’60 si assiste alla nascita delle prime seggiovie biposto, che si svilupparono fino ad arrivare ad una grande portata di 1800 persone all’ora, rivoluzionando il sistema di fare sci.
Le tecnologie si adeguano alle nuove richieste degli sciatori e il turismo invernale diventa sempre più presente in Valle d’Aosta. Nel 1976, l’attività economica valdostana viene completamente cambiata dall’integrazione dell’attività sciistica nella vita agricola della regione. Albert Deffey diventa il primo assessore al turismo e il turismo invernale diventa l’attività predominante nella regione.
Gli impianti a fune diventano il mezzo che permette alla valle d’Aosta di prosperare economicamente senza perdere la sua intrinseca presenza umana. Nel corso degli anni, molte società più grandi hanno assorbito quelle più piccole, ma l’importanza degli impianti a fune per la sopravvivenza della regione è sempre stata evidente.
Oggi, con l’avanzamento delle tecnologie e il costante progresso scientifico, si augura di continuare a sviluppare impianti sempre più efficienti per preservare e proteggere il territorio circostante e permettere alla Valle d’Aosta di continuare a prosperare grazie all’attività turistica.
Alex Brunod, sindaco di Ayas
L’attività outdoor è sempre stata fondamentale per il turismo, soprattutto in inverno, quando la montagna diventa ambiente ideale per lo sport e il relax. Una fra le vie più conosciute e apprezzate in Italia è quella della Valle d’Aosta, con le sue caratteristiche uniche e sorprendenti che la rendono un vero paradiso per gli amanti della natura e dello sport.
Sono ben 74 i comuni che beneficiano di questa meravigliosa valle e, proprio per riconoscere l’importanza delle piccole estrazioni legate alla montagna, nel 2015 è stata approvata la Legge 23 giugno 2015. Questa legge mira a sostenere la continuità di servizio, impedendo il depopolamento di queste aree.
Attualmente, però, gli impianti a fune della Valle d’Aosta stanno attraversando un momento difficile, a causa della crisi che sta colpendo tutto il Paese. Tuttavia, il tema della montagna è nuovamente al centro del dibattito nazionale, cercando di accogliere a braccia aperte le sfide che potrebbero presentarsi in futuro.
La Valle d’Aosta rappresenta un’oasi naturale di grande bellezza, e preservare la sua integrità fa parte della sfida che la società tutta dovrà affrontare nei prossimi anni. Si tratta di una valle unica al mondo, e come tale va trattata, rispettando e valorizzando le sue caratteristiche naturali che la rendono così speciale.
Giulio Grosjacques, assessore al Turismo della Regione autonoma Valle d’Aosta
La relazione tra la qualità dell’offerta ricettiva e l’innovazione degli impianti è fondamentale per il motore trainante dell’economia della Valle d’Aosta. La sinergia tra questi due settori è fondamentale per attrarre i turisti, che non sono considerati tali se non pernottano almeno una notte sul territorio.
Il successo delle attività delle strutture ricettive dipende dalla qualità degli impianti sciistici, poiché lo sci è la principale attrazione turistica durante l’inverno. Tuttavia, nelle terre alte le attività delle strutture ricettive sono imprenditorialmente marginali e chi investe nel settore turistico deve rendersi conto che la stagione invernale è quella che fa da padrone.
Nonostante le funivie comincino a restare aperte anche d’estate per i trekker, è l’efficenza e il comfort delle strutture ricettive che rafforza l’immagine sul mercato. Investire nella ricettività di qualità, affiancata ai prodotti enogastronomici e alla creazione di un “pacchetto Valle d’Aosta”, è il modo migliore per attrarre i turisti e creare un’esperienza completa.
Negli ultimi anni, il livello delle strutture ricettive è cresciuto notevolmente, con 12 hotel a 5 stelle in Valle d’Aosta. Tuttavia, il settore alberghiero è rigido nello spazio e nel tempo, mentre le attività manifatturiere sono più flessibili e possono spostarsi per seguire il mercato. per continuare nell’esempio appena fornito, le attività ricettive hanno una perdita diretta nel caso di camere vuote, a differenza delle attività manifatturiere, le quali possono stoccare in magazzino invenduti e proporli in un secondo momento.
Nonostante le difficoltà del settore, la voglia di investire resta presente sul territorio, con importanti progetti di ricostruzione e riqualificazione degli impianti a fune. La sicurezza sugli impianti di risalita è prioritaria e saranno presentate presto importanti iniziative d’investimento per gli impianti di risalita e gli hotel.
La regione è stata recentemente portata all’attenzione grazie al progetto “Gli sci per tutte le abilità”, che offre l’opportunità di praticare lo sci a tutti, inclusi i disabili. Nel 2030, ci saranno circa 120 milioni di turisti con disabilità, che rappresentano una potenziale fonte di reddito per il settore turistico.
Infine, la creazione del marchio Valle d’Aosta mostrerà la regione come garanzia di qualità nel tempo, con la registrazione del classico cuore e del logotipo Valle d’Aosta. Questo processo sarà lungo ma il marchio di base affiancato ad altri elementi renderà la Valle d’Aosta ancora più attraente per i turisti e garantirà l’alta qualità delle strutture ricettive e degli impianti a sci.
Simone Cola, presidente dell’Associazione Architetti dell’Arco Alpino
In un’ottica di valorizzazione dei territori alpini, numerose iniziative culturali stanno emergendo indicando un cambio di prospettiva verso un’architettura di qualità che si estenda su tutti i territori, sia quelli infrastrutturali sia quelli di carattere residenziale.
Ad ogni modo, in molte zone di mezzo del territorio alpino, si riscontrano problematicità di identità che generano problemi quanto alla permanenza delle persone, anche a causa della somiglianza dei paesaggi. Proprio su questo tema si sono tenute diverse riflessioni come il workshop di Cervinia 2022 che concentratosi sullo sviluppo di progetti che favoriscano la permanenza sul territorio.
Il tema del turismo potrà essere affrontato in chiave positiva solo se si guarda alla sostenibilità a 360 gradi su tutto l’arco dell’anno, mentre la gestione consapevole delle risorse naturali e un utilizzo cosciente delle stesse rappresentano una sfida costante che deve essere affrontata a livello globale.
Infine, una riflessione importante riguarda il futuro degli sport invernali sulle Alpi e come si potranno adattare i territori a queste esigenze, anche in quei territori in cui la neve è spesso assente.
Giuseppe Pollone
L’evoluzione tecnologica ha portato ad una graduale scomparsa delle testimonianze tangibili della storia degli impianti a fune, una volta utilizzati per il trasporto di merci e persone in molte zone d’Italia. Questo patrimonio di storia industriale sta perdersi senza lasciare traccia, ma esiste la possibilità di preservarlo per le future generazioni.
Per tale ragione, si sta promuovendo la creazione di un centro documentale per la storia dei trasporti a fune, che possa raccogliere e conservare il materiale tecnico e documentale relativo a questo importante settore industriale. Inoltre, si sta valutando l’opportunità di preservare elementi significativi di vecchi impianti, come ad esempio le stazioni principali o le cabine delle funivie.
Un altro passo importante potrebbe essere l’apertura di un museo nazionale dedicato ai trasporti a fune, che rappresenti un punto di riferimento per la valorizzazione della storia di questo settore. Al momento, infatti, non esiste un museo di questo genere, nonostante l’importanza di questa forma di trasporto all’interno dell’economia italiana.
Per raggiungere questi obiettivi sarebbe necessario che tutte le organizzazioni coinvolte nel settore dei trasporti a fune si uniscano sotto un’unica organizzazione, in modo da coordinare le attività e le iniziative a livello nazionale. In questo modo, si potrebbe ottenere una maggiore visibilità per la storia di questo patrimonio industriale e promuoverne la valorizzazione a livello culturale e turistico.
Luca Franzoso, coordinatore del Dipartimento Ambiente dell’Assessorato all’Ambiente, Risorse Naturali e Corpo Forestale della Regione autonoma Valle d’Aosta
Il cambiamento climatico è uno fra i problemi più grandi che stiamo affrontando in questi anni e il suo impatto sarà inevitabile anche sul nostro territorio. ARPA ha descritto i possibili scenari futuri relativi alle temperature e alle precipitazioni attraverso due documenti. Il grafico (Figura 1.) si concentra sul cambiamento delle temperature e ipotizza che, se si intraprenderà un’azione per ridurre l’impatto climatico, restare sotto i +2.0°C (RCP 2.6), l’aumento delle temperature sarà limitato. In caso contrario (RCP 8.5), le temperature aumenteranno in modo molto drammatico, fino a otto gradi.
Lo sci sarà uno degli sport che soffriranno maggiormente a causa di questo cambiamento climatico, ma non sarà il solo problema. Il grafico (Figura 2.) rappresenta l’incertezza dei dati relativi alle precipitazioni, anche se ci sono alcune tendenze che emergono. Le precipitazioni saranno influenzate dal cambiamento delle temperature, quindi ci aspetteremo un aumento delle piogge e non della neve. Ci saranno estati con siccità e scarsità di precipitazioni che influenzeranno le dinamiche dell’agricoltura, ma anche estati che aiuteranno a riempire i bacini d’accumulo per l’innevamento artificiale.


Ci sono diverse conseguenze legate alla riduzione della neve naturale. Ad esempio, l’incertezza delle precipitazioni porta ad avere meno giorni con 30cm di neve e diminuisce anche il numero di giornate potenziali per la produzione di neve tecnica nella stagione novembre-dicembre. Ci vorrà anche più acqua in quota per sparare la neve tecnica, quindi il consumo d’elettricità e di acqua aumenterà.
Per affrontare questo problema, la regione sta già elaborando una strategia di adattamento al cambiamento climatico, dando priorità a rimanere in quota e rendere gli impianti sciistici più efficienti. Ci sarà un aumento dell’efficienza nell’innevamento artificiale e una modernizzazione degli impianti, con l’obiettivo di contenere i consumi d’acqua ed energia. Bisognerà anche tenere in considerazione l’impatto del cambiamento climatico sulle infrastrutture in alta quota.
Franco Torretta, ingegnere progettista Monterosa SpA
L’innevamento programmato è una tecnica di produzione della neve artificiale (o tecnica) che si utilizza per garantire la copertura nevosa su piste da sci e discese. Il processo di produzione della neve tecnica prevede l’utilizzo di macchine specifiche dette cannoni da neve. Questi cannoni spruzzano una miscela di acqua e aria nell’ambiente circostante, creando così le condizioni ideali per la formazione dei fiocchi di neve.
Negli anni ’70 e ’80, l’innevamento artificiale aveva una bassa portata e consumava molta energia. Negli anni 2000, grazie ai miglioramenti delle macchine di produzione e all’alta portata, la produzione di neve artificiale è diventata più efficace.
Oggi, l’ottimizzazione delle risorse idriche sta diventando sempre più pressante. I moderni cannoni da neve producono quasi 4 volte tanto quelli degli anni ’80, e un solo compressore può accendere fino a 80 cannoni contemporaneamente (rispetto agli 11 degli anni Ottanta).
In Valle d’Aosta, vengono utilizzati circa 2,5 milioni di metri cubi di acqua all’anno per la produzione di neve artificiale. Questo è un numero relativamente basso rispetto ad altre attività che utilizzano l’acqua nella regione. Si pensi anche solo alla portata della Dora Baltea che in estate apporta 240 metri cubi di acqua l’ora.
L’uso dei bacini di accumulo delle acque potrebbe essere il modo migliore per sopperire alla crescente pressione sui costi dell’innevamento programmato. In questo modo, si potrebbe effettuare un migliore utilizzo delle risorse idriche disponibili, riducendo quindi i costi e l’impatto sull’ambiente.
Fabio Junod, direttore generale Pila SpA
Il turismo invernale sta raggiungendo un grande successo in Italia grazie all’innevamento programmato e ai controlli dell’altezza neve, che hanno garantito favorevoli condizioni climatiche e un inizio d’inverno promettente. Attualmente, ci sono 365 piste in Italia e oltre 500 con i collegamenti internazionali.
Il flusso di turisti è notevolmente aumentato, arrivando a 2035 mila persone all’ora, con una presenza di 3.2 milioni di turisti e un fatturato di 104 milioni di euro, che rappresenta un aumento del 22% rispetto alla stagione 2021, e del 26% rispetto alle tre stagioni recedenti.
Il mercato turistico ha visto un notevole impulso grazie al ritorno della clientela straniera, che negli ultimi anni si era rarificata a causa delle restrizioni. La risposta dei turisti italiani è stata altrettanto positiva, con un aumento del 16% rispetto all’anno precedente nei comprensori più piccoli.
Gli operatori turistici hanno registrato un incremento del fatturato, grazie anche all’utilizzo delle casse web, che offrono la possibilità di saltare le code e di avere agevolazioni di prezzo. Tutti questi dati fanno ben sperare sui prossimi anni, che vedranno sicuramente una crescita del turismo invernale in Valle d’Aosta.
Dibattito
Cambiamento Climatico: cosa si fa oggi per essere green?
Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari e della Fédération Internationale des Associations Nationales d’Exploitants de Téléphériques
Negli anni ta il 1988 e il 1990, quando Ghezzi iniziò a lavorare nel settore funiviario, erano si susseguirono anni gli inverni in cui le montagne non si coprirono di neve, ma a quel tempo ancora non si parlava di cambiamento climatico. Invece di arrendersi alla mancanza di neve, gli impiantisti hanno deciso di innovare, sperimentando l’innevamento tecnico come un’assicurazione per il futuro. Questa tecnologia era stata sviluppata precedentemente negli Stati Uniti per creare la brina, ma ha avuto l’effetto contrario, ovvero la creazione della neve.
Adesso la domanda è: come possiamo riconvertire la montagna? L’evoluzione è la chiave, proprio come abbiamo già fatto. Esempi virtuosi di innovazione nei sistemi di innevamento si trovano in tutte le stazioni d’Italia e all’estero. Tuttavia, non possiamo permettere che i messaggi travisino lo sport come lo sci, che all’aria aperta valorizza i territori.
Gli impiantisti hanno a cuore la cura del territorio per evitarne il dissesto idrogeologico, e lo fanno con amore ogni giorno. Oggi, il cambiamento climatico è un fenomeno noto anche al di fuori della montagna, ma gli esperti dei settori delle stazioni sciistiche ne erano già a conoscenza.
In sintesi, dobbiamo evolvere come abbiamo fatto in passato e continuare a innovare, con responsabilità e cura del territorio. Solo così potremo garantire un futuro sostenibile per lo sci, lo sport e la montagna.
Marco Pappalardo, direttore marketing del DolomitiSuperSki
In merito al tema dei cambiamenti climatici, ha parlato dell’importanza del turismo sostenibile, sostenendo che le attività in questo settore debbano essere esempio di virtuosità e non di greenwashing. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di far comprendere ai clienti tutto ciò che viene fatto per proteggere il territorio, sottolineando di non cadere vittima di messaggi che possano spaventare e allontanare le persone dalle attività turistiche. Infine, ha parlato dell’importanza del turismo per l’economia del territorio e per le famiglie che dipendono da esso.
Danilo Chatrian, direttore generale di Courmayeur Mont Blanc Funivie S.p.A.
Ha parlato di come frequentare la montagna abbia un bilancio di carbonio estremamente basso, rispetto ai trasporti in aereo per esempio, e ha sottolineato la necessità di investire con l’aiuto degli attori pubblici e della regione per contrastare i costi che si stanno progressivamente alzando. Danilo Chatrian ha anche sottolineato che quello dei cambiamenti climatici è un fenomeno che continuerà ad evolversi e di cui dobbiamo prenderci cura, sia noi sia chi verrà dopo di noi.
Mathieu Dechavanne, président de la Compagnie du Mont-Blanc
Le réchauffement climatique est un défi pour nous tous. Nous essayons de nous adapter grâce à la science. Les fluctuations de température nous placent dans une phase de découverte et d’apprentissage. C’est quelque chose qui nous inquiète, mais lorsque nous sommes en contact avec les jeunes, nous avons beaucoup d’espoir.
Les dameuses sont le principal point de production de CO2 dans le secteur (qui représente quand-même que le 4 % du total des émissions – la majorité de la consommation étant due au transport en voiture vers les pistes). Un essai innovant et extraordinaire à été fait avec l’utilisation dans ces machines de à huile végétale à friture (HVO). L’utilisation de l’huile d’olive permet aux machines de bien fonctionner, même sous pression, et entraîne une réduction du bilan carbone. cela peuvent comment les personnes qui font ce travail le font parce qu’elles l’aiment et qu’elles veulent protéger l’environnement à tout prix.
Franz Julen, président du conseil d’administration de Zermatt Bergbahnen AG
La question qu a été posé par le modérateur était si la nouvelle station de ski de Zermatt-Breuil-Cervinia a des solutions à proposer en matière de développement durable ?
Julen a répondu que le développement durable est une question qui concerne toutes les stations de ski. Prenons l’exemple de Zermatt : des deux côtés de la vallée, nous avons développé la station dans le respect de la nature. Nous devons essayer de trouver un équilibre entre la durabilité et la commercialisation. Il n’y a pas de voitures à Zermatt, il y a des bus et des taxis électriques uniquement.
La plupart de clients sont des touristes qui arrivent en train. Les remontées mécaniques vont dans ce sens : nous avons 8 stations photovoltaïques et l’ensemble du domaine skiable utilise la neige technique collectée dans les lacs d’altitude (il n’y a pas besoin d’énergie pour la redescendre). En effet, 80% de la neige fond en juin et juillet. Les deux nouveaux télésièges seront équipés d’installations photovoltaïques, à l’exception de Testa Grigia, qui est peu exposé. Nous soutenons également la durabilité avec une station de purification de l’eau utilisée dans les infrastructures de Piccolo Cervino et avec un système de transport par câble au lieu d’hélicoptères, dans un grand effort de respect de l’environnement pendant toute la période de construction des téléphériques questionnées.
La collaborazione tra diverse realtà
Mathieu Dechavanne, président de la Compagnie du Mont-Blanc
Questionné à propos du produit MBU – Mont Blanc Unlimited, Dechavanne réponds qu’il s’agit d’un produit qui a été spécialement conçu pour les personnes en séjour qui souhaitent profiter d’autres services autour de Chamonix. Les touristes qui se reprochent d’une grille de produits trop complexe trouveront dans le MBU un excellent produit simplifiant leur parcours client.
Cependant, il convient de rester vigilant, car de nombreux pass internationaux se développent rapidement. Il ne faut pas se faire “UBERizer” face à ces grandes entreprises et leur laisser le champ libre. Au contraire, l’objectif devrait être de proposer des alternatives novatrices pour préserver la qualité et l’attractivité.
Franz Julen, président du conseil d’administration de Zermatt Bergbahnen AG
Zermatt a une position différente sur le sujet, Monsieur Julen considère que les collaborations avec Cervinia sont essentielles pour assurer la réussite de leur entreprise. Par contre, il préfère une indépendance totale afin d’avoir plus de liberté dans leur gestion.
Une chose est certaine : un jour de remontée mécaniques de Zermatt coûte 300’000 euros, ce qui signifie qu’il faut une rentabilité minimale pour que l’entreprise puisse survivre. De plus, si le prix du skipass est laissé trop bas, l’entreprise ne pourra plus le remonter. Julen reproche que tous ces types de collaboration en Suisse sont effectués que pour donner au client un avantage de prix, donc collaborer avec des sociétés avec le but les baisser toujours plus rend la profitabilité de l’entreprise invivable, car le coût de production est élevé, et la marge de bénéfice très limitée.
Marco Pappalardo, direttore marketing del DolomitiSuperSki
Sei parla di servizi di collaborazione tra attività, conglomerate in categorie per per tutti i gusti, DolomitiSuperSki ha già una vasta gamma di opzioni settoriali per soddisfare ogni cliente.
Ma non solo, restano alla disponibili a nuove collaborazioni per arricchire ancora di più la propria offerta. Ad esempio, la IKON card, della società con sede a Denver. Sebbene il loro modello di business sia diverso da quello di Dolomiti, c’è la possibilità che le loro offerte si integrino perfettamente.
Infatti, invece di puntare al prezzo di ribasso, la IKON card puntano sull’esclusività e sulla creazione di esperienze uniche per i loro clienti.
Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari e della Fédération Internationale des Associations Nationales d’Exploitants de Téléphériques
Non è un’utopia pensare ad una soluzione collettiva per l’acquisto dei biglietti d’ingresso alle attrazioni delle Dolomiti. Grazie alla collaborazione fra diverse realtà, come Dolomiti Superski che offre un unico forfait valido in ben 12 valli, e alla partnership tra Dolomiti di Brenta e alcune aziende americane, l’offerta per l’ospite che sceglie di trascorrere il proprio tempo libero in montagna diventa sempre più vasta e interessante.
L’apertura a queste collaborazioni è già presente, e fa parte di un’offerta sempre più vasta e diversificata, che permette all’ospite di scegliere liberamente fra numerose opzioni, evitando la noia e la ripetitività, e godendo di ogni aspetto unico e caratteristico della sua esperienza in montagna.
In questo modo, le Dolomiti si rivelano un luogo accogliente e vario, dove l’ospite può seguire il proprio istinto e i propri interessi, scegliendo fra attività all’aria aperta, momenti di relax, visite culturali e tanto altro ancora.
In questo clima di collaborazione e condivisione, il nostro territorio si fa sempre più attrattivo agli occhi dei visitatori, che apprezzano l’ampia scelta e la diversità che caratterizzano la nostra proposta. È dunque un invito a scoprire le Dolomiti e a vivere un’esperienza indimenticabile, grazie alla vasta offerta e alla varietà che essa offre.
Danilo Chatrian, direttore generale di Courmayeur Mont Blanc Funivie S.p.A.
Vi è un rischio che si perda marginalità con l’introduzione di attori che si avvicinano più al cliente rispetto dell’operatore principale della montagne (Riferendosi all’intervento di DeChavannes); ed è vero che esistono prodotti collaborativi che permettono anche allo skisafari di essere offerto da aziende che non si occupano esclusivamente di turismo invernale, come ad esempio compagnie di trasporto o provider di servizi online.
Progetto Pila-Platta de Grevon
Simone Cola, presidente dell’Associazione Architetti dell’Arco Alpino
l progetto pila-platta sta per avere un impatto significativo sul territorio. Gli sviluppatori del progetto si sono concentrati sull’idea di creare sinergie positive che porteranno ad un risultato migliore per tutti. Tuttavia, l’effetto del progetto non è limitato ai soli impianti di risalita.
C’è un pensiero globale che coinvolge l’intero territorio e come queste nuove infrastrutture potrebbero influenzarlo. Il progetto prevede inoltre la creazione di spazi pubblici che non sono stati menzionati in questo convegno, ma andranno comunque valutati positivamente in quanto complementari alla qualità degli impianti di risalita.
Gli impianti di risalita stanno diventando sempre più importanti, non solo per gli sciatori, ma anche per le comunità locali che stanno cercando di capitalizzare questo grande sviluppo. Grazie alla creazione di nuovi spazi pubblici, i residenti locali avranno l’opportunità di godere di questi nuovi impianti in maniera differente.
L’estetica degli impianti di risalita
Federica Bieller, presidente delle Funivie del Monte Bianco, Franz Julen e Marco Pappalardo convengono sull’importanza di prestare attenzione ai dettagli. L’estetica degli impianti è fondamentale per l’esperienza che il turista vive e richiede sempre di più. Julen aggiunge che a questo proposito, le nuove teleferiche di Zermatt sono state realizzate dal designer Pininfarina.
Pubblicato / aggiornato
il 27/04/2023 alle 15:48
Categoria:
Politica e Amministrazione / Video