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Castello di Introd: Giunta RaVdA approva l’acquisizione

Castello di Introd: Giunta RaVdA approva l’acquisizione (©Cibele Bumbel Baginski per bobine.tv)

La Giunta regionale ha approvato mercoledì 30 agosto 2023 l’acquisizione del Castello di Introd con relativo arredo, l’annesso parco e i terreni di pertinenza, nonché il granaio.

Il prezzo dell’acquisto del complesso storico è stato determinato in 3 milioni 650 mila euro.
La proprietà del Castello, una volta stipulato l’atto di acquisto, passerà nella piena disponibilità dell’Amministrazione regionale dal 30 ottobre 2023.

L’occasione per riaprire la questione della proprietà del Castello era stata l’inaugurazione, l’11 agosto 2019, dell’esposizione della Bolla con la quale il Niccolò V autorizzò il matrimonio fra Pierre Sarriod d’Introd e Caterina di Challant.

Un castello in vendita

Dal 2017, l’83enne conte Caracciolo di Brienza ha affidato la vendita della proprietà a un’agenzia immobiliare, che ha valutato il bene circa otto milioni di euro.

Si è dunque aperto uno scenario di cessione che ha destato preoccupazioni nella comunità. Se mai il castello fosse chiuso al pubblico, l’economia locale non potrebbe più beneficiare delle ricadute registrate dal 2007 a oggi. Bar, ristoranti, strutture di svago e accoglienza traggono diretto vantaggio dalle migliaia di turisti che si recano a visitare questo maniero dalla struttura architettonica così particolare. 

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Gli affreschi della corte interna del Castello di Introd (©Cibele Bumbel Baginski per bobine.tv)

Un castello auspicabilmente pubblico

Da due anni, il sindaco Vittorio Anglesio cerca di verificare quali siano le possibilità di acquisizione dell’immobile al demanio pubblico. 

Innanzitutto si è rivolto alla Regione autonoma Valle d’Aosta, avviando interlocuzioni (per ora senza risposta) con i presidenti che si sono alternati nel corso del biennio, nessuno dei quali era presente all’inaugurazione.

Il conte non ha formalizzato alcuna offerta di acquisto. E la Regione, tuttora soggiacente al vincolo di salvaguardia, non può effettuare acquisti immobiliari se non per ragioni di urgenza ed estrema necessità. Potrebbe tuttavia esercitare, in caso di trattativa aperta, il proprio diritto di prelazione. Trattativa privata che sarebbe comunque intralciata dai vincoli del Codice per i Beni culturali che, per queste strutture, fa prevalere una logica di restauro conservativo che male si coniuga con impianti destinati a ristorazione o accoglienza (per fare un esempio) e che esclude l’incremento dei volumi.

Proprio in occasione della presentazione della bolla (che, fra l’altro, fa parte dell’archivio documentale che il conte ha recentemente ceduto al Comune) il sindaco ha approcciato il senatore Albert Lanièce per intavolare un discorso sulla possibilità di reperire i fondi necessari dallo Stato.

Difficilmente percorribile l’ipotesi di un acquisto da parte del Comune ma comunque non scartata. Due le strade possibili: l’accesso ai fondi europei e il crowdfunding. 

È stata avviata una valutazione sull’accesso al cofinanziamento europeo ma bisogna anche tenere conto delle esigenze di restauro che potrebbero essere così finanziate con maggiore facilità rispetto all’acquisto. Se infatti la Regione autonoma Valle d’Aosta, al momento della sottoscrizione della convenzione fra i proprietari e il Comune per l’apertura al pubblico, si è fatta carico delle spese necessarie per gli adeguamenti di sicurezza delle aree ora aperte, altri interventi sarebbero necessari qualora l’intero spazio diventasse accessibile.

Restauro potrebbe anche significare scavo archeologico. Risulta infatti che, dopo gli incendi che hanno interessato la struttura a metà Ottocento e inizio Novecento, le parti danneggiate non siano state portate altrove ma semplicemente interrate nel parco della struttura. Che potrebbe dunque svelare tesori storici inattesi.

Il sindaco, infine, non esclude l’ipotesi di un crowdfunding, che inviti tutti gli amanti della storia e della cultura a sottoscrivere una donazione a favore del Comune. In questo caso sarebbe anche da definire la modalità di “ringraziamento” per i sottoscrittori, normalmente prevista da questo tipo di procedura.

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L’esterno del castello di Introd (©Cibele Bumbel Baginski per bobine.tv)

Un castello che deve restare aperto

La proprietà del Castello è dunque questione aperta, per la quale la comunità auspica una soluzione. Nella consapevolezza del ruolo strategico che l’apertura della struttura riveste per l’economia, in una strategia di offerta composta dal posizionamento all’ingresso di due Valli rientranti nel Parco nazionale del Gran Paradiso, dall’esistenza di un museo dedicato alle vacanze papali, di un altro a carattere etnografico e di un parc animalier.

Pubblicato / aggiornato il 30/08/2023 alle 11:51
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Categoria: Politica e Amministrazione