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Rientra la crisi all’Istituto storico della Resistenza: Villot distaccata

Rientra la crisi all’Istituto storico della Resistenza: Villot distaccata (©Google Maps) - La sede dell'Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea

Lunedì 4 settembre 2023, la situazione di crisi all’istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in Valle d’Aosta sembra rientrata. Il Consiglio direttivo ha diffuso una nota nella quale annuncia: «In questi giorni sono giunti all’Istituto Storico della Resistenza e della società contemporanea primi informali segnali positivi. Abbiamo preso conoscenza del decreto di distacco di Vilma Villot nell’ambito della legge regionale n. 14/2023 per l’80° Anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia con operatività presso l’Istituto. Per quanto la soluzione adottata sia da considerarsi di ripiego e comunque transitoria, per senso di responsabilità, il Consiglio direttivo ha deciso di sospendere le proprie dimissioni in attesa che venga confermato il contributo annuale, non inferiore a quello degli ultimi anni e venga fissata la data di avvio della concertazione che dovrà consentire di definire per il futuro un più chiaro quadro di relazioni tra la Regione e l’Istituto nel reciproco interesse e nel reciproco rispetto istituzionale». 

Cos’era successo, prima

Dal 31 agosto 2023, Vilma Villot non potrà più essere il direttore dell’istituto storico per la Resistenza e la società contemporanea in Valle d’Aosta. Infatti il distacco dal proprio ruolo di insegnante non è stato confermato dalla Sovrintendenza agli Studi della Regione autonoma Valle d’Aosta.

Spiega la sovrintendente agli studi della Regione autonoma Valle d’Aosta Marina Fey: «il distacco della docente Villot è stato trattato come gli altri distacchi di durata annuale. Le è stato chiesto di formalizzare un progetto da attuare nell’anno 2023/24, che è stato sottoposto a valutazione. Su indicazione dell’assessore Guichardaz, è stato ritenuto di non concedere un ulteriore distacco se non nell’ambito del nuovo progetto da elaborarsi nell’ambito delle iniziative finanziate dalla legge dedicata alle celebrazioni dell’80° anniversario della Resistenza, della Liberazione e dell’Autonomia. L’esperienza della professoressa Villot sarebbe utile, in questo contesto».

L’assessore Jean-Pierre Guichardaz scende nei dettagli: «una legge regionale attribuisce agli assessori la facoltà di distaccare insegnanti dal loro ruolo di docenti per porli all’interno di Enti o Associazioni culturali. Il distacco deve avere comunque una stretta connessione con il mondo scolastico. Ho deciso di limitare la discrezionalità e di autorizzare i distacchi sulla base di specifici progetti, che contenessero anche precise indicazioni in relazione agli aspetti gestionali del docente (sicurezza, timbratura, congedi…). Una lettera in tal senso è stata inviata a tutte le strutture coinvolte, chiedendo che la documentazione fosse inviata a firma dei legali responsabili. L’Istituto storico non ha ottemperato ma ci sono arrivate due distinte comunicazioni a firma di Vilma Villot e Andrea Désandré. L’altra anomalia era che non contenevano progetti didattico-pedagogici ma una descrizione delle azioni sinora svolte. Abbiamo tuttavia rilevato che l’attività del professor Désandré era molto incentrata sul rapporto con la scuola secondaria di secondo grado e quindi abbiamo subordinato il suo distacco in sanatoria al ricevimento di un progetto da parte dell’Ente. Il presidente dell’istituto Corrado Binel ci ha inviato un ottimo progetto, corredato da una lettera di accompagnamento contenente un’espressione di disagio».
L’assessore aggiunge: «Si tratta di un modo di agire trasparente che voglio ancora incrementare il prossimo anno, non solo chiedendo alle strutture che accolgono insegnanti distaccati di rendicontare trimestralmente alla Sovrintendenza in merito alla loro attività ma anche prevedendo una manifestazione d’interesse per il prossimo anno scolastico, affinché altre strutture possano eventualmente beneficiare di questo personale».

In una nota dell’11 agosto, l’Istituto ha rimarcato la sua autonomia e la sua indipendenza scientifica e culturale: «l’Istituto è stato oggetto in questi ultimi mesi di un attacco diretto volto non solo a limitarne l’attività ma più in generale a limitarne l’autonomia e l’indipendenza.
È stato deciso in modo unilaterale di ridurre i docenti distaccati da due ad una sola unità. Scelta questa che costringe automaticamente una delle più importanti istituzioni valdostane alla chiusura. Ma non è tutto, con continue richieste di chiarimenti e di informazioni sulla sua attività scientifica, sulla sua offerta formativa e sulla sua attività di bilancio è stata messa in campo un’azione articolata, deliberata, mai avvenuta in passato nei suoi 49 anni di storia, che ha costretto l’Istituto ad una immediata e determinata reazione.
Il 17 luglio 2023 l’intera vicenda è stata portata direttamente a conoscenza della Presidenza della Regione con una lunga e circostanziata nota e un incontro cui ha partecipato una delegazione dell’Istituto composta dal suo presidente, la vicepresidente e due ex presidenti.
La Presidenza della Regione ha perfettamente colto il senso e la gravità di quanto sta accadendo.
Il 31 luglio l’Istituto ha convocato un Consiglio direttivo straordinario con procedura d’urgenza ed ha deliberato in merito. In un breve documento approvato all’unanimità sono state evidenziate le tre richieste che l’Istituto avanza per evitare che intervengano le dimissioni in blocco dell’intero Consiglio direttivo fissate per il 1° settembre prossimo.
Le tre richieste sono le seguenti:

  • conferma di due unità di personale docente quale soglia minima di sopravvivenza di questa istituzione;
  • il versamento del contributo annuale previsto da una legge regionale
  • l’impegno ad una modifica della Legge regionale n. 6/2012 con la quale vi fu un ulteriore riconoscimento dell’Istituto da parte della Regione e la definizione in legge del sostegno economico. Legge questa che a nostro avviso necessita di essere modificata o di essere accompagnata da una delibera di attuazione che stabilisca in via definitiva reciproche forme di concertazione e collaborazione, ma anche più puntuali elementi volti ad assicurare l’operatività futura dell’Istituto nonché la sua autonomia e la sua indipendenza scientifica e culturale.

Le decisioni assunte, che l’Istituto stigmatizza, sono improntate in primo luogo ad una concezione verticistica e autoritaria delle relazioni tra istituzioni della Regione Valle d’Aosta. Una decisione così grave non può avvenire al di fuori di un normale processo di concertazione. Il tempo di relazioni tra Istituzioni improntate a queste forme di arroganza devono essere contrastate con forza. Nel nostro sistema democratico vi sono comportamenti che sono ormai irrinunciabili e tra questi ci sono proprio le forme di dialogo e di concertazione che devono caratterizzare i rapporti tra istituzioni indipendenti.
Non fosse che per questo motivo, quanto è accaduto è irricevibile. Tutte le scelte, ed anche gran parte delle scelte amministrative, che non siano pura attuazione di una più generale volontà, sono scelte politiche di cui ci si deve assumere l’intera responsabilità di fronte alla comunità valdostana. L’indipendenza della ricerca scientifica è una condizione che caratterizza una società democratica e l’Italia lo ha affermato in diversi articoli della Costituzione repubblicana.
L’Istituto storico della Resistenza poi ne è l’incarnazione stessa per la sua storia, per la storia di coloro che lo hanno fondato e per la storia di quella rete di Istituti che in tutta Italia rappresentano la memoria storica dei fondamenti della nostra Repubblica nata dalla Resistenza e in Valle d’Aosta anche della sua Autonomia.
Per queste regioni intendiamo ribadire che l’elemento irrinunciabile e non negoziabile, fin dalla sua istituzione, è l’autonomia e l’indipendenza scientifica e culturale dell’Istituto. È una regola fondamentale per tutte le istituzioni scientifiche in un paese democratico. Da questo assunto derivano tutti gli altri rapporti che da 49 anni segnano la storia delle relazioni tra l’Istituto e l’Amministrazione regionale e che vengono di seguito posti in evidenza. La scelta dei docenti distaccati presso l’Istituto è, fin dalla sua istituzione, competenza esclusiva dell’Istituto che li individua sulla base di un bando per requisiti al fine di assicurare il più alto livello possibile di qualità tanto della ricerca quanto della parte didattico-formativa. Il prossimo bando è fissato da un Regolamento interno per l’anno 2025.
L’indirizzo dell’attività scientifica, di ricerca e offerta didattico-formativa, sono di esclusiva pertinenza degli organi statutari dell’Istituto, ciascuno per quanto di propria competenza. Insieme alla scelta dei ricercatori distaccati, questo aspetto, essendo elemento essenziale dell’autonomia dell’Istituto, è irrinunciabile e non negoziabile.
Fin dalla sua istituzione nel 1974, l’Istituto ha un direttore/direttrice nella persona di uno dei docenti distaccati. Dal 1983 ad oggi, sono stati direttori dell’Istituto Vilma Villot, Daria Pulz, Silvana Presa, Paolo Momigliano Levi per ben 22 anni e ciò con riferimento alla Lr. n. 57 del 1983 che permane immutata da esattamente 40 anni e che per 40 anni ha garantito all’Istituto una accettabile continuità operativa.
Il controllo sul bilancio dell’Istituto, sulla legittimità degli atti che comportano una spesa e sulla coerenza di queste con le finalità statutarie è di esclusiva pertinenza dei suoi organismi statutari e in particolare dell’Assemblea generale dei Soci e del Collegio dei Revisori dei conti il cui coordinatore responsabile è un professionista abilitato che opera a sua volta nella più assoluta trasparenza e indipendenza. È bene infatti ricordare che il presidente, la vicepresidente, l’intero Consiglio direttivo, il Collegio dei Revisori dei conti sono tutti organismi che operano su una base volontaria e al di fuori di qualsiasi rapporto economico. L’Istituto è ancora oggi in attesa del versamento integrale del finanziamento annuale. Un ritardo che non trova giustificazione alcuna.
Se l’Istituto storico della Resistenza continuerà ad esistere lo farà su queste basi non negoziabili perché sono fondamento della sua operatività minima, ma soprattutto sono fondamento della sua autonomia e indipendenza scientifica e culturale.
Desideriamo però concludere con una riflessione rivolta al futuro. Il 2 agosto scorso il Consiglio regionale ha approvato la legge regionale n. 14 che per i prossimi anni, fino al 2028, dovrà strutturare una complessa attività e riflessione sul futuro della democrazia e dell’autonomia valdostana in continuità con la sua tradizione che trova fondamento nei valori fondativi della Resistenza. In questo vasto e ambizioso progetto politico e culturale l’Istituto, insieme all’Università, alla Fondation Émile Chanoux e naturalmente alla Regione, ha un ruolo non solo scientifico e culturale ma anche operativo di lavoro concreto, di continuità e d’impegno. Da quest’ultima breve considerazione si può cogliere forse, più che altrove, quanto la decisione unilaterale assunta sia priva di senso e incoerente rispetto ai più generali indirizzi che caratterizzano l’operato del Governo regionale e del Consiglio della Valle.
L’Istituto storico della Resistenza difenderà il proprio ruolo e le proprie prerogative con un alto senso delle Istituzioni, dialogando sempre costruttivamente con le istanze che operano con coerenza e nell’interesse della Valle d’Aosta nel suo insieme ben oltre le singole legittime sensibilità politiche e culturali»
.

I commenti

La questione ha scatenato una serie di reazioni. Area Democratica Gauche Autonomiste rimarca che «a pochi giorni dall’approvazione della legge, in un momento storico particolare dove i revisionismi trovano terreno fertile è inaccettabile mettere a rischio i distacchi dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta.
Su questo tema ci siamo già battuti in passato perché non è tagliando risorse alla ricerca e alla divulgazione della cultura che possiamo vincere l’ignoranza che è la matrice del neofascismo.
Non è la prima volta che l’assessore del PD Jean-Pierre Guichardaz si nasconde dietro a questione “tecniche”, per giustificare scelte sbagliate: anni fa i tecnicismi hanno portato all’eliminazione del bon chauffage e oggi al “rischio” di un taglio del distacco alla Direzione dell’Istituto storico.
Non si capisce poi perché un distacco non autorizzato dalla Sovraintendenza agli Studi debba poi passare, sotto altra forma che non ci risulta essere mai stata utilizzata in passato, alla Presidenza della Regione.
Ciò che appare grave e inaccettabile, al di là dei distinguo politici, è il tentativo per nulla tecnico di limitare l’autonomia di questo fondamentale ente di ricerca e divulgazione
».

Il Savt, interviene invece soprattutto a seguiti delle annunciate dimissioni dell’intero Consiglio direttivo: «L’Istituto Storico della Resistenza costituisce un enorme valore per la comunità valdostana e svolge una funzione essenziale da un punto di vista storico-scientifico e culturale; deprivarlo di uno dei due insegnanti finora in distacco significa intaccarne l’organigramma già ridotto ai minimi termini e rischia di pregiudicarne la funzionalità e l’efficienza. Per queste ragioni, auspichiamo un riesame della decisione assunta dall’Assessorato competente in materia di Istruzione».

La Cgil VdA si è detta «preoccupata della riduzione a un distacco degli insegnanti presso l’Istituto storico della Resistenza e della Società Contemporanea in Valle d’Aosta. Già a partire dall’anno scolastico 2015/16 lo stesso Istituto subì il taglio di un distacco e seppur a fatica, con due, ha proseguito il suo prezioso lavoro. L’Istituto, affiliato a Parri (ex INSMLI – Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione italiano), oltre all’importante operato in termini di ricerca storico-scientifica, ha il  compito, in collaborazione con le scuole, di sviluppare azioni per rafforzare negli studenti l’acquisizione di competenze storiche-sociali in un’ ottica di cittadinanza attiva e di formazione per i docenti, sempre in ambito storico- sociale.Tutte queste azioni, frutto anche di intese tra il Parri e il Ministero all’Istruzione e funzionali al miglioramento delle competenze di studenti e di docenti, necessitano di insegnanti, che contribuiscano al raggiungimento di questi obiettivi e contestualmente portino avanti progetti di ricerca storica. Una sola risorsa non può essere sufficiente. È necessario investire in “risorse docenti” in questa importantissima realtà di ricerca storico-scientifica (ma anche didattica), della nostra regione, nel pieno rispetto della trasparenza, di  libertà, di indipendenza di ricerca e di insegnamento sancite dalla Costituzione». 

Vilma Villot non intende rilasciare dichiarazioni. L’Istituto, mercoledì 9 agosto 2023, ha diffuso una nota nella quale esprime la propria posizione: «Si tratta di una situazione complessa e delicata sulla quale l’Istituto si esprimerà a tempo debito in modo approfondito e inequivocabile. Per ora ci limitiamo a salutare i numerosi messaggi di solidarietà che esprimono il sentimento dell’intera società civile valdostana in tutte le sue componenti e in tutte le sue sensibilità politiche e culturali.
Ben oltre fatti incresciosi e scelte politiche discutibili, la Valle d’Aosta saprà ristabilire corretti rapporti tra le istituzioni nel reciproco rispetto, nel dialogo e nella concertazione come metodo ineludibile, nel rispetto dell’autonomia non negoziabile dell’Istituto storico della Resistenza che dal 1974 rappresenta un presidio e un elemento costitutivo dell’autonomia e della democrazia valdostana nata dalla Resistenza
».

Il commento di AduVdA è arrivato il 10 agosto: «Le manovre dell’assessore Guichardaz sull’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta sono incomprensibili e inaccettabili. L’Istituto storico è un’associazione privata fondata ad Aosta nel 1974 da un gruppo di ex partigiani; vive grazie a un irrisorio finanziamento pubblico, dato l’interesse comunitario, in nome della Resistenza al nazi-fascismo per cui la Valle d’Aosta ottenne la medaglia d’oro al valor militare. 
L’Istituto valdostano fa parte della rete dei circa 60 Istituti storici italiani riconosciuti dal Ministero che hanno come scopo precipuo la ricerca storica e la sua divulgazione, in particolare presso le nuove generazioni. L’Istituto è pertanto tenuto a entrare nelle classi al fine di approfondire, in collaborazione con i docenti, questioni specifiche di storia locale da inserire in un quadro nazionale e internazionale. 
È a tal fine che molti docenti, negli anni, si sono avvicendati presso l’Istituto di Aosta ottenendo un distacco temporaneo da scuola per mettere al servizio dei giovani e dei colleghi le loro specifiche competenze di ricercatori e formatori, anche assumendo la direzione, in stretta collaborazione con il direttivo eletto dall’assemblea dei soci e il suo presidente. 
Nel 2015 era già stato diminuito il numero dei distacchi da 3 a 2 e ora l’assessore vorrebbe conservarne solo 1, sopprimendo la figura indispensabile del direttore. Non pensa invece all’urgenza di rimettere mano ad un bando che non è più stato rinnovato dal maggio 2018, impedendo così a nuovi docenti di mettersi in gioco, ma intende mantenere un solo distacco sebbene abbia ampiamente superato il limite consentito ad un mandato. 
Auspichiamo che l’Istituto Nazionale Parri, che coordina la rete degli Istituti, intervenga quanto prima per evitare gravose conseguenze sulla frequentazione della storia contemporanea locale ma non solo, sempre più fondamentale per preparare anche i giovani valdostani alla cittadinanza attiva, a vivere in una società complessa
».

L’11 agosto il Comitato regionale dell’Anpi ha affermato: «esprime viva preoccupazione rispetto alla mancata conferma del distacco del Direttore dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta da parte dell’Assessorato all’Istruzione della nostra Regione.
Tale decisione è oltremodo grave perché nei fatti tale decisione lede l’autonomia dell’Istituto nell’esercizio della sua attività di ricerca storica e di divulgazione, in momenti particolarmente delicati come l’attuale, dove tentativi revisionisti, quando non negazionisti, tentano di infiltrare messaggi sbagliati e pericolosi nella società.
Per questi motivi esprimo a nome del Comitato e mio personale la più totale solidarietà al presidente e agli organi direttivi dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta».

 

Pubblicato / aggiornato il 04/09/2023 alle 11:08
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Categoria: Economia e Lavoro