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Cime bianche: si crei il Parco del Monte Rosa

Sabato 16 settembre 2023, a Champoluc di Ayas, il Comitato Ripartire dalle Cime bianche e il Cai della Valle d’Aosta hanno proposto le loro soluzioni per la valorizzazione del Vallone delle Cime bianche senza realizzare il collegamento intervallivo inserito nel programma di governo della Giunta Testolin.

Marcello Dondeynaz, presidente del Comitato, è partito da quella che ha definito «l’insensatezza del progetto, come sostenuto anche dallo studio di fattibilità per l’impossibilità di realizzare la pista Ciarcerio- Frachey e per la perdita di attrattività della stazione intermedia Gavine in termine di escursionismo estivo».

Secondo il Comitato, «la vicenda pone tre questioni: quale patrimonio naturale si pensa di trasmettere alle future generazioni, quale strategia turistica complessiva si immagina di perseguire, quale l’equità territoriale degli interventi pubblici?». Quest’ultima domanda fa riferimento al fatto che, fra ammodernamento degli impianti esistenti e realizzazione della nuova, sarebbe da prevedere una spesa di 300 milioni di euro.

La proposta di Comitato e Cai parte proprio dall’ammodernamento di ciò che esiste e che collega Ayas a Gressoney e che portano gli sciatori a Punta Jolanda. La spesa prevedibile è di 180 milioni di euro. La ricchezza di biodiversità all’interno e all’esterno dell’area Natura 2000 (quindici speci di uccelli di interesse comunitario) giustifica l’esistenza dell’oasi di protezione Grand-Tournalin, che potrebbe essere estesa, pensando alla creazione del Parco naturale del Monte Rosa, che si porrebbe in continuità con il Parco dell’Alta Valsesia. Avrebbe una superficie di circa 10mila ettari e potrebbe procurare un ritorno certo di immagine di reputazione internazionale per la Valle d’Aosta.

Il Parco permetterebbe di:

  • riqualificare la rete sentieristica
  • rilanciare l’agricoltura,
  • creare (con un investimento annuale di 1,2milioni di euro) 17 posti di lavoro permanenti,
  • accedere a finanziamenti nazionali ed europei
  • farsi promotore di ricerca scientifica su flora, fauna e torbiere
  • recuperare Fiéry per la creazione di un ostello, creando anche un percorso geologico
  • realizzare un accesso carrozzabile fino a Fiéry, riservato ai proprietari e prolungamento con trattorabile sino al Vasé per permettere il recupero dell’alpeggio
  • creare l’economuseo della pietra ollare e dei suoi percorsi
  • creare un centro di documentazione dell’Oceano perduto nel punto di arrivo della seggiovia Mandria
  • promuovere la ricerca sulle attività minerarie a Saint-Jacques
  • promuovere la riscoperta di un approccio lento e meditativo alla montagna
  • approfondire il ruolo di Olivetti nel favorire l’espatrio di ebrei sul suolo svizzero attraverso le guide alpine, con la collaborazione di alcune guide alpine.

Tutto questo potrebbe essere realizzato con un decimo dell’investimento per la nuova funivia.

Si potrebbe anche rilanciare il trekking Tour du Mont Rose con messa in rete degli operatori per le prenotazioni, sul modello del Tour du Mont Blanc; aderire al progetto Walserweg alla scoperta della cultura Walser e dei suoi territori; creareuno spazio di coworking (rilanciando servizi di trasporto, sanitari, culturali e ricreativi essenziali per tutti i residenti).

Il Comitato e il Casi ampliano però lo sguardo all’intera Valle d’Aosta e al suo patrimonio naturalistico e storico-culturale «decantato a parole ma poi abbandonato a se stesso».

Il questionario

692 persone hanno risposto al questionario proposto nel corso dell’estate 2023. I risultati sono riepilogati nel documento allegato all’articolo.

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Pubblicato / aggiornato il 18/09/2023 alle 13:49
Categoria: Politica e Amministrazione / Video