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Jérôme Perruquet e Francesco Ratti nel team che ha aperto due vie nella Miyar Valley

Jérôme Perruquet e Francesco Ratti nel team che ha aperto due vie nella Miyar Valley (©Francesco Ratti) - Alessandro Baù, Lorenzo D’Addario, Jerome Perruquet e Francesco Ratti

Due nuove vie tracciate su due vette dell’Himalaya indiano. I protagonisti di questa avventura nella Miyar Valley sono le guide alpine Alessandro Baù, Lorenzo D’Addario, Jérôme Perruquet e Francesco Ratti.
«La spedizione nella Miyar Valley – spiga D’Addario – è per chi la percorre, un viaggio onirico di ricerca. La Miyar Valley è anche “Wind of Silence” e “Super Thuraya”, un granito incredibile, due linee stupende, nate da questo viaggio, su torri che rievocano il mondo magico di Peter Pan: Neverseen Tower & The Invisibile Tower. La Miyar se saprai entrarvi con lo spirito giusto, ti porterà ai confini di un mondo che abitualmente raggiungiamo solo con la fantasia».

Dopo un trekking durato una manciata di giorni attraverso la Miyar Valley, il team ha raggiunto il campo base a circa 4mila metri di quota. Con in testa l’idea di sondare le condizioni della inviolata parete sud-est della Neverseen Tower, hanno risalito il ghiacciaio del Takdung, raggiungendo la base della parete dopo 8 ore di cammino.
«La scelta è caduta sul vicino Enzo Peak, con arrivo in cima attraverso la cresta sud-est, facile e divertente ma ancora inviolata» spiega Ratti. 

«La salita alla Neverseen lungo la parete sud-est è stato un rebus – racconta Alessandro Baù – . Forse la cosa più complicata è stato decidere dove salirla. Durante il primo giro di acclimatamento l’abbiamo scrutata alla ricerca delle fessure che ci portassero in cima. Nel pomeriggio, dopo aver salito il Granfather Enzo Peak, la luce era diversa e a causa dello zero termico alto, lungo la parete si erano formate delle colate importanti data la presenza dei nevai sommitali. Così la linea più logica che saliva un evidente diedro sul lato destro della parete è stata accantonata e abbiamo rivolto l’attenzione ai sistemi di fessure in centro parete e verso il colle che separa il Lotus Peak. Queste linee sembravano più impegnative ma asciutte e quindi anche più sicure per la caduta di pietre dall’alto. Ma come sempre la montagna stravolge tutti i ragionamenti». 

La giusta finestra di bel tempo per realizzare un tentativo serio si è fatta attendere per oltre una settimana: «quando siamo ritornati sul ghiacciaio della TaktungValley per salire la Neverseen – ricorda Baù – , lo zero termico era crollato di 1000 metri e il plateau di ghiaccio era ricoperto di 10 cm di neve fresca caduta durante le recenti precipitazioni. La parete era incrostata di ghiaccio».

«Abbiamo deciso lo stesso di salire – prosegue Francesco Ratti – e cercare di capire se la linea che avevamo sognato fosse fattibile. Saliamo lungo il canale fino al colle dove troviamo le vecchie corde fisse di un team di spagnoli saliti dal versante Chhudong, abbandonando poi il tentativo dopo aver salito solo un tiro della via». Da qui la decisione di attaccare la parete in una zona più bassa rispetto al tentativo degli spagnoli, in modo da non interferire con quest’ultimo. Una porzione di roccia tra l’altro con una esposizione tale da garantire la fusione della neve caduta in poco tempo.

Il 21 settembre il cielo è sereno e il team riprende la salita.

La via aperta sulla Neverseen Tower è ribattezzata Wind of Silence, «perché il vento e il silenzio di questa valle remota ci hanno accompagnato lungo tutta la salita» spiega Ratti.

Il secondo obiettivo della spedizione si è rivelato un fuori programma: il pilastro sud-ovest del Mont Maudit, una vetta posizionata più in basso della Neverseen Tower.

La seconda avventura ha inizio il 25 settembre. Jerome Perruquet racconta: «siamo partiti dalle tende alla base della parete sotto un bel cielo stellato. Abbiamo salito poi tutta la via, in totale 8 tiri, trovando una roccia eccezionale. Ci siamo veramente divertiti – conclude Perruquet – anche qui non sono mancati gli intoppi, ma fa parte del gioco. Salire anche una seconda via nuova è stata proprio una gran soddisfazione, in più è uscita una bellissima via, su una cima inviolata»

La seconda via è ribattezzata Super Thuraya (super per la qualità della roccia e Thuraya in onore della compagnia di telefonia satellitare il cui uso è vietato in India, che ha creato al team non pochi problemi al rientro).

Pubblicato / aggiornato il 06/10/2023 alle 08:56
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Categoria: Sport