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Aosta: riflessione sulle politiche pubbliche di fronte ai cambiamenti demografici

«Dobbiamo almeno provare a delineare un quadro rispetto a un qualcosa che è sempre molto pregno di qualunquismo, perché quando si discute di sostegno alla natalità dovremmo anche capire come farlo».
Con queste parole, il presidente del Consiglio comunale di Aosta, Luca Tonino, ha introdotto la conferenza su Numeri e analisi dei cambiamenti demografici: una sfida per le politiche pubbliche, che si è svolta nella serata di martedì 12 marzo 2024, nel salone ducale del Municipio, con Maria Giovanna Onorati, professore associato di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di scienze gastronomiche di Pollenzo e con Dario Ceccarelli, dirigente e capo dell’Osservatorio economico e sociale della Regione autonoma Valle d’Aosta, che solo qualche ora prima aveva presentato lo studio sull’occupazione maschile e femminile nelle grandi imprese valdostane.

«Il Comune di Aosta sta dando delle risposte in servizi in questa legislatura – ha rimarcato Luca Tonino – ma naturalmente non è sufficiente solo la nostra risposta. Dobbiamo quindi capire cosa sta succedendo in questa città e in questa regione dato che la proiezione tra 15-20 anni è drammatica. O cominciamo a occuparci subito di questa questione oppure il risveglio, non tra tantissimi anni, sarà piuttosto pesante».

Dario Ceccarelli spiega i dati sul calo demografico in Valle d'Aosta
Dario Ceccarelli spiega i dati sul calo demografico in Valle d’Aosta

«Il problema è reale – ha confermato Dario Ceccarelli – ce l’abbiamo già oggi, perché è in demografia le cose succedono e poi, un po’ come le onde del mare, prima o poi arrivano a riva».
I residenti in Valle d’Aosta, al mese di novembre 2023, sono quindi scesi sotto i 123mila, evidenziando un calo iniziato nel 2014, quando il picco di abitanti della nostra regione era salito ad oltre 128mila: «anche per il 2023 ci aspettiamo un’ulteriore caduta – ha continuato il capo dell’Osservatorio economico e sociale regionale – quindi vorrebbe dire che sono dieci anni che perdiamo della popolazione, circa cinquemila persone. La cosa non riguarda solo la Valle d’Aosta, ma adesso è diventato un fenomeno di moda e viene riportato sui giornali. Ma da tempo questo problema riguarda l’Italia e gran parte dei Paesi occidentali. Ci sono Paesi che sono intervenuti con politiche ad hoc e altri un po’ meno come l’Italia e quindi qualche problema in più noi ce l’abbiamo».

Dario Ceccarelli ha evidenziato come Aosta e la Valle d’Aosta presentino trend simili, anche se il capoluogo regionale ha fatto segnare una caduta della popolazione più elevata, con il peso dei residenti del Comune che è sceso di qualche punto percentuale, arrivando nel 2023 a 26,9%, perdendo quasi mille residenti in vent’anni.
Per quanto riguarda il calo della natalità, si conferma il trend simile per la regione ed il suo capoluogo per quanto, nel 2022, le nascite di bimbi residenti ad Aosta si sono ridotte di meno, con un calo del 21%, rispetto a quelle regionali, che segnano un decremento del 29,4% per 326 unità totali. Con questi numeri il tasso di natalità è passato in Valle d’Aosta dal 9,2 per mille a 6,3 per mille e ad Aosta dal 7,4 per mille al 6,5 per mille.

Il grafico con i cambiamenti della struttura della popolazione valdostana
Il grafico con i cambiamenti della struttura della popolazione valdostana

Dario Ceccarelli ha quindi citato il “degiovanimento”, termine coniato da Alessandro Rosina dell’Università Cattolica di Milano: «sono due punti di vista dello stesso problema – ha spiegato – l’invecchiamento mette in luce sostanzialmente un aspetto positivo della nostra realtà, il fatto di invecchiare che un segnale di benessere della società. Naturalmente se aumenta l’aspettativa di vita significa che si vive meglio almeno in termini di salute anche se poi ci sono tanti altri problemi. Il degiovanimento mette in luce gli aspetti critici di questa faccenda, il fatto che le generazioni giovani si assottigliano sempre di più e c’è uno squilibrio tra generazioni e questo declino dei giovani. È un processo abbastanza inedito tutto sommato e che appunto si contrappone a quello che normalmente noi chiamiamo ringiovanimento e che si associa appunto anche al problema della denatalità».
In Valle d’Aosta l’aspettativa di vita è salita quindi a 82 anni, con un indice di vecchiaia del 205,9, che vuol dire che ci sono, statisticamente, quasi 206 persone che hanno più di 65 anni rispetto a 100 giovani.

«Questi numeri della popolazione, che siamo abituati a leggere come strutturali – ha raccontato la professoressa Maria Giovanna Onorati – non sono separabili da una serie di altri fenomeni che sono culturali, che li precedono e che a volte ne sono la conseguenza. Ci sono tre dimensioni che riguardano la popolazione che riguardano il fenomeno dell’invecchiamento, a partire dall’identità di genere delle persone che è qualcosa che va anche oltre l’essere maschio o femmina. I demografi parlano, per il momento, solo di maschio o femmina, le identità non binarie non sono ancora concepite come qualcosa di culturale, ma probabilmente nei prossimi anni genereranno anche dei modelli sociali familiari differenti».

Luca Tonino, Maria Grazia Onorati e Dario Ceccarelli
Luca Tonino, Maria Grazia Onorati e Dario Ceccarelli

«La componente di genere ci riguarda profondamente – ha continuato Maria Giovanna Onorati – perché quando parliamo di giovani e di invecchiamento parliamo di fasce di età che si confrontano fra di loro e che competono nella società, rappresentando i due poli che sempre più si contenderanno delle risorse della società, che saranno sempre meno. Quindi ci occupiamo di genere, generazione e poi di accoglienza e attrattività, che rappresentano il sistema delle disuguaglianze che sono la caratteristica inevitabile delle di tutte le società, ma soprattutto di quelle stratificate».

Onorati ha sottolineato che, in Italia, una donna su due non lavora, con un dato occupazionale
femminile del 52%
, rispetto al 77% della Germania ed il 65% della Francia, con la Valle d’Aosta che si attesta al 65%: «il tasso di inattività femminile, di chi non lavora e non cerca lavoro è doppio rispetto a quello degli uomini – ha rimarcato – ed è qualcosa che ha un enorme impatto economico e rappresenta una una questione di giustizia sociale. Ci vorranno 131 anni perché si possa compiere questa questa parità occupazionale che dovrà diventare anche salariale».

Il grafico con i flussi della popolazione valdostana
Il grafico con i flussi della popolazione valdostana

«Siamo invece all’ultimo posto nell’indice composito del lavoro – ha proseguito – e proprio per la questione del regime di tempo pieno o parziale con cui siamo occupate perché questo aspetto è strettamente collegato al tasso di natalità e quindi allo spostare in avanti l’età in cui si fanno i figli, dove siamo oltre i 32 anni perché c’è una questione di tempi e questo è uno degli degli aspetti più importanti delle misure che le politiche possono dare per non solo ridurre questi divari di genere».

«L’Italia non performa bene e quello che ci fa scendere molto nella graduatoria è il tempo dei lavori domestici – ha aggiunto ancora Maria Giovanna Onorati – che vede ancora uno squilibrio. Noi abbiamo che il 72% dei lavori domestici viene svolto dalle donne in casa, questo lo potremmo semplicemente chiamare “welfare informale” che ricade sulle spalle delle donne ed è anche quello che per esempio ci ha permesso di poterci permettere quasi il doppio delle settimane di didattica a distanza durante la pandemia rispetto a quanto non abbia fatto la Francia, perché le donne erano già a casa, visto che una donna su due in Italia non lavora e una donna su quattro ha un lavoro part-time, spesso forzato dopo una gravidanza, quando proprio non si vuole uscire dal mercato del lavoro».

Il presidente del Consiglio comunale di Aosta Luca Tonino, il capo dell'Osservatorio economico e sociale della Regione autonoma Valle d'Aosta Dario Ceccarelli e la professoressa di sociologia dell'Università di Pollenzo Maria Grazia Onorati
Il presidente del Consiglio comunale di Aosta Luca Tonino, il capo dell’Osservatorio economico e sociale della Regione autonoma Valle d’Aosta Dario Ceccarelli e la professoressa di sociologia dell’Università di Pollenzo Maria Grazia Onorati

«Complessivamente stiamo male, ma non malissimo – ha chiosato Onorati – ci sono dimensioni su cui performiamo, come nella dimensione del potere delle donne e come in politica. Naturalmente sappiamo che c’è ancora molto da fare sulla presenza delle donne nelle candidature, introducendo delle misure più forzate, ma sappiamo che l’Italia ha una presenza molto elevata di donne nei Consigli di amministrazione delle grandi aziende e questo è qualcosa che ci fa molto piacere».

«I dati hanno smontato tutta una serie di falsi miti – ha concluso Luca Tonino – diciamo quindi che quelli che dovrebbero venire in Valle d’Aosta a rubarci qualcosa in realtà hanno salvato questa regione da un crollo demografico e, con ogni probabilità l’hanno salvata anche dal punto di vista economico, perché se non c’è la forza lavoro il Pil ne risente e questa regione non può vivere solo di spesa pubblica, anche se lo ha già fatto e continua a farlo. Abbiamo quindi smentito alcune interpretazioni fantasiose che abbiamo sentito nell’aula del Consiglio ed è fastidiosa la banalizzazione dei problemi non sono risolvibili in due frasi, ma hanno dire ragioni sociali economiche e storiche molto importanti».

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Pubblicato / aggiornato il 13/03/2024 alle 13:13
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Categoria: Politica e Amministrazione / Video