Area democratica avvia il tesseramento
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Raimondo Donzel, Erika Guichardaz. Diego Foti e Carmela Fontana con le tessere di 'Area democratica'
Area democratica, la componente culturale nata nel 2006 all’interno del Partito democratico della Valle d’Aosta, fondata dall’ex segretario politico del Pd ed ex assessore regionale Raimondo Donzel, diventata poi una corrente autonoma nel giugno 2018 aggiungendo il suffisso Gauche autonomiste, martedì 19 marzo 2024, ha avviato il tesseramento associativo, presentando le le proprie tessere, caratterizzate da una rosa rossa e le parole pace, welfare e lavoro.
Area democratica faceva parte del Progetto Civico Progressista insieme al Pd, Rete Civica ed Europa Verde, coalizione che alle elezioni regionali del 2020 aveva conquistato sette seggi ed era entrata in maggioranza nella Giunta guidata da Erik Lavevaz, ma che si era spaccata dopo soli sette mesi di governo, con le dimissioni di Chiara Minelli, esponente di Rete Civica, dal ruolo di assessore regionale all’ambiente e di Erika Guichardaz, che rappresenta Area democratica, dalla presidenza della Quinta commissione consiliare. Il simbolo del Pcp era rimasto poi alle due consigliere, mentre la restante componente, con quattro iscritti al Partito democratico (l’assessore Jean-Pierre Guichardaz e i consiglieri Paolo Crétier, Andrea Padovani ed Antonino Malacrinò) e dal presidente del Consiglio Valle Alberto Bertin che hanno fatto gruppo a sé, assumendo la denominazione Federalisti progressisti – Partito democratico.
Il Pcp sopravvive invece (anche perché il Regolamento del Consiglio Valle non permette la creazione di nuovi gruppi consiliari) nel Consiglio comunale di Aosta dove, con undici consiglieri, rappresenta il partito di maggior supporto al sindaco Gianni Nuti, esprimendo due assessori e il presidente dell’Assemblea e, dopo le dimissioni dei consiglieri Serena Del Vecchio e Gianluca Del Vescovo, dal gennaio 2022, Area Democratica è presente con i due sostituti, Diego Foti e Luciano Boccazzi: «esistiamo ormai da più di cinque anni e non siamo quindi di passaggio – ha puntualizzato Raimondo Donzel – il rilancio della nostra attività con un’iscrizione alla nostra associazione rappresenta un’idea di politica che veda la partecipazione dei cittadini. Anche in Valle d’Aosta cresce l’astensionismo visto che anche importanti forze politiche si limitano a fare attività solo sei mesi prima delle elezioni e nella nostra regione questa è quasi un’attività ludico-sportiva visto che quando arrivano le regionali spuntano dei personaggi mai visti a candidarsi. È legittimo in democrazia, ma la nostra idea di politica è che le persone devono essere preparate e conoscere i contenuti dei programmi. L’obiettivo non è quindi solo essere eletti in qualche modo, ma conoscere quali siano i problemi e affrontarli».
«Noi eravamo nati per rimarcare che all’interno del Partito democratico esisteva una componente autonomista – ha ricordato Raimondo Donzel – tant’è che, in passato, c’era sempre la doppia denominazione anche in francese, poi la nostra attività è diventata più importante dopo il grande successo elettorale ottenuto dal PCP alle regionali, quando molte battaglie che avevamo condiviso tra diverse forze politiche sono state completamente abbandonate, come la questione dell’ospedale di Aosta, quella di Cime Bianche, un certo approccio ai temi della ferrovia e del trasporto ed i temi del sociale. Il fatto che queste cose siano state lasciate perdere da almeno cinque dei sette eletti in Consiglio regionale fa sì che la nostra associazione anziché cessare la sua attività l’ha dovuta invece implementare e addirittura rafforzare, entrando in una coalizione per noi importante con la quale condividere e continuare a portare avanti queste battaglie, quella di “Valle d’Aosta aperta”, con i Cinque Stelle, Adu e Sinistra italiana. È certamente un gruppo composito, ma rappresenta l’idea con la quale noi vogliamo continuare a fare politica in Valle d’Aosta».
«La rosa rossa nasce nel 2018 – ha aggiunto Raimondo Donzel – quando siamo nati si voleva simboleggiare il fatto che nella storia europea spesso le forze di sinistra hanno utilizzato la rosa come espressione della loro identità, come il Partito laburista e tante altre forze politiche in Germania. La rosa rossa è quindi spesso il simbolo dell’identità della sinistra e qui in Valle d’Aosta, dove questa identità si stava perdendo, era importante, dal nostro punto di vista, riportarla anche nel nostro simbolo».
Se nell’ultima riunione del Consiglio Valle il capogruppo dell’Union Valdôtaine Aurelio Marguerettaz (tra i papabili per la sostituzione di Augusto Rollandin all’interno della Commissione paritetica Stato-Regione) aveva evidenziato come le problematiche del Pd all’interno del Pcp «interessano una minima parte e trasformano ogni volta le nostre discussioni su temi strategici in comizi», Erika Guichardaz ha colto l’occasione per rimarcare come l’astensionismo elettorale sia causa anche «dei cinque che hanno deciso di svendere ormai qualsiasi punto del programma portato alle elezioni regionali». «Chi fa delle promesse e firma dei programmi elettorali è tenuto a portarli avanti – ha insistito la consigliere regionale – e quindi non c’è riunione del Consiglio regionale in cui io non tiri fuori il programma di Pcp per ricordare ai cinque che stanno alla mia destra il fatto che ormai lo hanno completamente dimenticato, ma forse non lo hanno nemmeno letto. Mi ricordo che, quando lo stavamo scrivendo, il loro contributo è stato quasi pari a zero e adesso capiamo perché, dato che per loro l’importante era semplicemente andare a sedersi lì».
Per Erika Guichardaz i colleghi del Partito democratico «continuano a fare politiche di destra perché l’esternalizzazione in sanità, la questione di non dare contributi alle persone fragili, la scelta di continuare a puntare su un’istruzione privata e non pubblica e il fatto di non prestare attenzione ai contratti di lavoro, come vediamo tra gli educatori professionali, gli oss e gli infermieri. Questo governo non solo non è autonomista ma non è neanche lontanamente progressista, le stesse scelte, come si vede anche spesso dai voti in Consiglio regionale, potrebbero essere benissimo fatte dal centrodestra».
Se l’assessore regionale Luigi Bertschy, durante la discussione del Piano energetico ambientale regionale, in Consiglio Valle, aveva stigmatizzato l’atteggiamento delle due consigliere del Pcp, accusate di «proporre bugie che non sono raggiungibili, cercando volutamente di votare i provvedimenti 2 a 33 perché si risponde a uno specifico elettorato» sottolineando che «il problema è che per raggiungere i quegli obiettivi bisogna raggiungere un punto di mediazione con gli altri 33, e raccontare in continuazione che chi era con voi ha tradito lo trovo sbagliatissimo, visto che loro stanno invece cercando di trovare nell’aula, che è composta da diverse forze politiche, dei punti di soluzione e mediazione», per Erika Guichardaz il problema è quello inverso: «sinceramente, fossi uno dei cinque, quando qualcuno mi dice “questa cosa la votate 2 a 33” io ho qualche domanda me la farei – ha concluso – e se votano insieme alla destra una riflessione la devono assolutamente fare. C’è un grande bisogno di forze di centro-sinistra e autonomiste che portino la loro voce in Consiglio regionale ed in Consiglio comunale ad Aosta».
Pubblicato / aggiornato
il 19/03/2024 alle 13:07
Categoria:
Politica e Amministrazione