Pcp chiede la norma d’attuazione sulle derivazioni d’acqua
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Luigi Giunta, Elio Riccarand, Chiara Minelli, Erika Guichardaz e Raimondo Donzel
Come annunciato durante l’ultima riunione del Consiglio Valle, il gruppo Pcp ha depositato una mozione, che sarà discussa nell’adunanza convocata per mercoledì 3 e giovedì 4 aprile 2024, che “auspica la rapida definizione della schema di norma di attuazione sulle concessioni per derivazioni d’acqua” invitando “i membri di parte regionale della Commissione paritetica ad operare affinché la competenza della Regione di disciplinare con propria legge le procedure e modalità per il rilascio di tali concessioni sia piena e ampia, senza clausole e griglie restrittive che vanificherebbero la potestà legislativa che la Regione autonoma può esercitare nel rispetto dei principi fondamentali dell’Unione europea e dell’ordinamento dello Stato”, impegnando “la Commissione consiliare competente a monitorare in modo permanente l’iter del provvedimento al fine di raccogliere e registrare gli aggiornamenti e i progressi in materia e preparare nel migliore dei modi la discussione e la decisione del Consiglio regionale”.

La mozione è stata presentata nel pomeriggio di giovedì 28 marzo, dalle due consigliere firmatarie Chiara Minelli ed Erika Guichardaz, insieme a Elio Riccarand, Raimondo Donzel e Luigi Giunta, stigmatizzando le dichiarazioni di Aurelio Marguerettaz, recentemente nominato dall’Assemblea regionale nella Commissione paritetica Stato-Regione, che riterrebbe superata la norma d’attuazione: «nonostante questa sia attesa da tempo – ha ricordato Erika Guichardaz – e sia già stata scritta dalla precedente Commissione paritetica, abbiamo scoperto, dagli annunci del nuovo nominato, che si torna indietro. È poco corretto ed in assoluto contrasto con l’autonomia, visto che per noi l’importanza delle acque è imprenscindibile, in aperto contrasto quello che ha detto Aurelio Marguerettaz, visto anche che la legge istitutiva di Cva inidca che l’utilizzo delle acque deve essere in stretta connessione locale e con una ridistribuzione ai valdostani. Questa situazione ci tormenta, la Commissione paritetica si è spostata a destra, il Governo regionale ha nominato tre persone che sono contrarie a questa norma, ma noi siamo tenaci e non intendiamo mollare su questo punto».
«Lo Statuto speciale del 1948 ha previsto per la Valle d’Aosta la competenza sulle acque – ha ricordato Chiara Minelli – per uso irriguo ed agricolo, ma non c’è nessuna proprietà, solo una concessione per 99 anni, dove è previsto anche l’uso idroelettrico, con una precisa clausola che obbliga a procedure statali. Nel 2016 una norma d’attuazione, ha trasferito le acque pubbliche, con esclusione della Dora Baltea, alla proprietà regionale, consentendo la concessione, ma sempre secondo le norme tecniche previste dallo Stato. Tutte le altre Regioni hanno le loro competenze sulla gestione idroelettrica, manca solo la Valle d’Aosta è ed indispensabile avere la norma d’attuazione su questo tema, tanto che in passato in Consiglio Valle si erano approvate mozioni, anche mie, in cui ci si impegnava a predisporre la norma d’attuazione ma questo iter non è mai arrivato a conclusione».

Da quanto hanno fatto capire i cinque esponenti del PCP, la norma d’attuazione sarebbe rallentata proprio da Cva: «ha certamente pesato il fatto che il Consiglio regionale nel 2020 si è sciolto anticipatamente – ha evidenziato Elio Riccarand – si sono verificati due cambiamenti di Governo a livello nazionale ed un’elezione anticipata, ma da parte regionale c’è stata una scarsa volontà politica e non c’è stata la dovuta determinazione perché c’è la freddezza di Cva su quest’ipotesi di norma d’attuazione, dopotutto loro sono ostili. Ci troviamo però di fronte a un nodo politico molto grosso, non è accettabile che una Regione a Statuto speciale sia sottoposta ad un competenza che la obbliga all’applicazione di regole che hanno tutti, questa non è autonomia».
Raimondo Donzel ha fatto ricorso alla metafora sportiva: «se la Commissione paritetica fosse un bob, avremmo un equipaggio fatto solo di frenatori – ha ironizzato – che non hanno nessuna volontà politica di arrivare in fondo. Cva è un cavallo che galoppa senza avere un fantino, si esulta quando fa arrivare venti milioni di euro nelle casse regionali ma poi non si fanno risparmiare le famiglie mantenendo alti i prezzi dell’energia. Questo non interessa chi è al potere, ci hanno raccontato cose fantastiche, che non era possibile ridurre i costi dell’energia, ma il Consiglio Valle rinuncia a dare un indirizzo politico alla ad una società partecipata regionale, è un fatto molto grave e, se non si utilizza l’autonomia, la si mette poi in discussione e si lascia spazio ad altri».

«Io porto la voce di chi sta fuori dal Palazzo – ha rimarcato Luigi Giunta – da vecchio insegnante di diritto, non capisco perché se lo Statuto speciale è una norma statutaria, bisogna osservare una legge ordinaria per scrivere le nostre leggi. Paghiamo tanto perché non si vuole disturbare il manovratore di Cva in modo da consentigli di fare quello che vuole, vale a dire l’imprenditore privato alla ricerca del profitto, ma le mancette non ci interessano. Cva è nata per realizzare il piano energetico regionale e favorire il benessere delle popolazione valdostana e questo salto delle tariffe non mi sembra un modo corretto di fare quello che è previsto dal loro statuto».
Pubblicato / aggiornato
il 29/03/2024 alle 08:47
Categoria:
Politica e Amministrazione