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Sistema camerale per una Valle d’Aosta più accessibile e connessa

È stato il Traforo del Monte Bianco il protagonista del convegno su “Il sistema camerale per una Valle d’Aosta più connessa e accessibile in Italia e in Europa”, organizzato giovedì 11 aprile nel salone Viglino di Palazzo regionale dalla Chambre Valdotaine, terzultimo appuntamento del Roadshow camerale sulle infrastutture, iniziato in Veneto lo scorso 26 febbraio e che si concluderà in Piemonte il prossimo 15 aprile dove, di fronte ad un platea formata da amministratori pubblici e rappresentanti delle associazioni datoriali, sono stati presentati il “Libro bianco sulle priorità infrastrutturali della Valle d’Aosta” e il “Position paper sull’importanza del Tunnel del Monte Bianco”.

Nel “Libro bianco” si evidenzia che, nel 2022, la Valle d’Aosta è stata la seconda regione d’Italia per crescita Pil (+12,6% per 5,4 miliardi di euro) e terza per Pil pro capite, con un valore dell’export di 956 milioni di euro (+33%), di cui il 76% trasportato in modalità stradale. Lo studio racconta che, nel 2023, in Valle d’Aosta ci sono 11mila imprese attive che impegnano quasi 44mila addetti, di cui il 71,28% nel settore dei metalli, il 7,61% negli alimentari, bevande e tabacco, il 6,54% nei mezzi di trasporto, il 4,90% nei macchinari ed apparecchi, il 2,27% in gomma e plastica, l’1,42% negli apparecchi elettrici con un 5,99% di altre categorie. Di queste il 51% sono microimprese ed il 23,3% sono nel Comune di Aosta.

Un momento del convegno, con Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, sul podio, che racconta il position paper sul Tunnel del Monte Bianco
Un momento del convegno, con Antonello Fontanili, direttore di Uniontrasporti, sul podio, che racconta il position paper sul Tunnel del Monte Bianco

Nel “Libro bianco” si leggono anche gli interventi prioritari nel campo dei trasporti segnalati dal territorio, a partire dalla manutenzione straordinaria pluriennale del Traforo del Monte Bianco con la relativa realizzazione della seconda canna, l’elettrificazione ed il potenziamento della linea ferroviaria Aosta-Ivrea, gli interventi e lo sviluppo della rete a banda ultra larga, la riqualificazione dell’aeroporto “Corrado Gex”, la realizzazione del collegamento tra circonvallazione nord e sud nel nodo di Aosta, l’implementazione di sistemi intermodali tra treno e bus, la messa in sicurezza della frana di Quincinetto e l’implementazione della terza corsia dinamica in bassa Valle e l’individuazione di bacini idrici.

“Il Libro bianco sulle priorità infrastrutturali della Valle d’Aosta – si legge nelle conclusioni dello studio – è il risultato di una lunga e attenta fase di ascolto del territorio, delle imprese e delle associazioni. Sebbene ogni territorio abbia una caratterizzazione distintiva e peculiarità proprie, l’utilizzo di un approccio nazionale permette di avere una vision più ampia e meno localistica su alcune questioni che interessano la regione. Tra queste lo spopolamento territoriale, la forte fragilità territoriale, le chiusure preventivate per il Traforo del Monte Bianco che necessitano di un percorso partecipativo che superi i confini regionali. Occorre intervenire per sconguirare un ulteriore isolamento della Valle d’Aosta, non solo nel quadro dei traffici internazionali, ma anche rispetto alle connessioni con le regioni limitrofe”.

Tir in attesa di entrare nel Tunnel del Monte Bianco
Tir in attesa di entrare nel Tunnel del Monte Bianco

Al Traforo del Monte Bianco è stato quindi dedicato il successivo position paper, così da esporre in modo sintetico le proposte in merito di Uniontrasporti, la società tecnica in-house di Unioncamere e delle Camere di commercio, che ha l’obiettivo di sostiene lo sviluppo e la strategicità del sistema dei trasporti nazionale.
“Il futuro del Tunnel del Monte Bianco, elemento fondamentale di un sistema di valichi ormai inadeguato alle esigenze del mondo produttivo – si legge nel documento – deve [scritto in neretto e maiuscolo] essere tema di prioritaria importanza nell’agenda del Governo”.
I dati riportati evidenziano che nel 2023 sono passati nel Tunnel del Monte Bianco 1.677.045 veicoli, per una media giornaliera di 4.595 mezzi, pari al 5% dell’export italiano ed al 7,7% dell’export via strada. Il Tunnel del Monte Bianco rappresenta il settimo valico per transiti veicolari complessivi ed il sesto per traffici pesanti: dei 3,6 milioni di veicoli pesanti che vanno verso la Francia, il 17,3% passa dalla Valle d’Aosta.

Il Traforo del Monte Bianco, insieme al valico di Ventimiglia, è l’unico a non prevedere un potenziamento nei prossimi anni, mentre il Traforo del Tenda, dove il traffico è interrotto causa frana dal 2020, vedrà quest’anno un nuovo tunnel, mentre quello del Frejus, chiuso per frana tra il 28 agosto e il 9 settembre 2023, con la parte ferroviaria ancora inattiva, vedrà operativo, entro giugno 2024 il raddoppio della parte stradale. Chiude invece la sera, dalle 22 alle 5, il Traforo del San Gottardo, interessato dai lavori di ripristino della soletta, crollata il 10 settembre 2023, per il quale è previsto, entro il 2029 il raddoppio della parte stradale, mentre la circolazione ferroviaria, che era stata sospesa nell’agosto 2023 per il deragliamento di un treno merci è stata poi ripristinata parzialmente.
Il Tunnel del Monte Bianco “è importante per le imprese del settore turistico – si legge ancora nel position paper – essenziale per garantire l’accessibilità turistica al territorio valdostano. Nel 2023 gli arrivi turistici in Valle d’Aosta sono stati oltre 1,3 milioni (+12,6%), le presenze 3,7 milioni segnando il nuovo record assoluto. Sia gli arrivi che le presenze straniere rappresentano il 39,2% del totale. I turisti stranieri arrivano prevalentemente da Regno Unito, Francia, Svizzera, Svezia e Stati Uniti. L’economia valdostana del turismo dipende, in larga misura, dall’accessibilità territoriale garantita del Tunnel del Monte Bianco”.

Auto in coda all'ingresso del Tunnel del Monte Bianco
Auto in coda all’ingresso del Tunnel del Monte Bianco

Le ipotesi di chiusura del Tunnel del Monte Bianco impatterebbero in una perdita di valore aggiunto, secondo le stime di Confindustria Valle d’Aosta di -0,54% per tre mesi e di -9,8% per chiusure trimestrali prolungate per vent’anno. La perdita per la macro area nord-ovest è stimata nel -0,3% in termini annui, mentre l’Università Bocconi stima da 69 a oltre 83 milioni di euro la perdita economica del turismo per una riduzione di presenze turistiche dovute alle chiusure del tunnel, con un reale rischio di marginalizzazione turistica della Valle d’Aosta nelle scelte di turisti e tour operator.
Secondo le imprese valdostane “il 90% dei rispondenti del settore turismo giudica molto o abbastanza importante il Tunnel del Monte Bianco per la propria attività d’impresa, così come il 76,7% stima un impatto molto o abbastanza negativo sul proprio fatturato in caso di chiusura. Di questi circa il 70% stima un impatto negativo significativo sui propri ricavi, il 72% dovrà rinunciare a una parte del proprio business realizzato con clientela estera, il 35,6% avrà maggior difficolta a raggiungere i propri mercati di riferimento e per circa un quarto dei rispondenti ci saranno difficoltà di approvvigionamento da fornitori esteri”.

Il position paper di Uniontrasporti ipotizza quindi una seconda canna nel traforo, per un costo di 1,2 miliardi di euro, da costruire in nove anni, di cui cinque per la progettazione e quattro per l’effettiva realizzazione: “una canna aggiuntiva consentirebbe la continuità dei traffici in caso di chiusura di uno degli accessi, oltre alla vantaggiosa razionalizzazione dei flussi veicolari – si rimarca nel documento – limitando l’inquinamento grazie alla riduzione delle lunghe attese agli ingressi, dove i mezzi pesanti, in particolare i camion frigo, mantengono i loro motori in funzione. Separare i flussi veicolari, senza aumentare la capacità complessiva garantirebbe ai traffici le migliori condizioni di sicurezza possibili. Ciò significa un minor rischio di incidenti e mettersi al riparo dal rischio che i trafori a singola canna, in futuro, non vengano considerati idonei al traffico pesante”.
A supporto di questa tesi è stato riportato che per l’84% delle imprese intervistate da Uniontrasporti “la seconda canna è un intervento importante”, unite alla richiesta di misure compensative per i costi aggiuntivi di trasporto (40%), ristori per le imprese il cui business dipende dall’accessibilità del Tunnel del Monte Bianco (40%), accordi specifici con la Svizzera per semplificare i processi doganali per le merci in transito (33%) e la richiesta di un coordinamento dei traffici ai valichi e trafori del nord-ovest (23%).
“Non investire sul Tunnel del Monte Bianco – conclude il position paper – significa gettare un’ombra di forte incertezza sul futuro economico della Valle d’Aosta, del nord-ovest e sulla mobilità delle merci transfrontaliera”.

Pubblicato / aggiornato il 11/04/2024 alle 17:08
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Categoria: Economia e Lavoro / Video