Femminicidio Laisne: cani molecolari per la ricerca di prove
Si chiamava Auriane Nathalie Laisne, aveva 22 anni e viveva a Saint-Priest, cittadina vicina a Lione, in Francia. Il 25 marzo 2024 è arrivata in Valle d’Aosta a bordo di un autobus, assieme al 21enne Teima Sohaib, nato a Fermo (nelle Marche) ma di origine egiziana, con il quale aveva, da qualche tempo, una relazione non serena, peraltro mai sfociata in una convivenza. Non serena al punto che aveva avviato un procedimento contro di lui per per maltrattamenti e minacce, la cui udienza è fissata per il 3 maggio, a Grenoble.
Sono stati visti, insieme, a La Salle e, fra il 26 e il 27 marzo, Auriane è morta in conseguenza di ferite inferte con arma da punta e taglio, al momento non ritrovata. Il suo corpo è stato lasciato su quello che si presume essere il luogo del delitto: una cappella sconsacrata e parzialmente distrutta nel villaggio abbandonato di Equilivaz. Il corpo sarebbe stato ricomposto su un fianco, in posizione fetale, con una pietra appoggiata alla schiena per sorreggerlo e le ferite mimetizzate in modo da non essere evidenti. La temperatura di quelle giornate gli ha permesso di arrivare pressoché intatto sino al 5 aprile, data del ritrovamento e di avvio delle indagini.
Il primo passo è stata l’identificazione della vittima, permessa proprio dal fatto che la coppia era stata fermata al traforo del Monte Bianco, al momento dell’ingresso in Italia. Sono stati poi i genitori della giovane a riconoscere la salma. Hanno anche espresso il desiderio di essere accompagnati sul luogo del delitto.
Le indagini sono condotte dai Carabinieri e guidate dal sostituto procuratore Manlio D’Ambrosi. Proprio lui – assieme al procuratore facente funzioni Luca Ceccanti, al comandante del gruppo Carabinieri della Valle d’Aosta Giovanni Cuccurullo e al comandante del reparto operativo dei Carabinieri di Aosta Tommaso Gioffreda – giovedì 11 aprile ha riassunto ai giornalisti le informazioni sulla vicenda, nel corso di una conferenza stampa.
Sohaib è accusato di omicidio premeditato aggravato ed è stato emesso nei suoi confronti un mandato di arresto europeo, visto che si trova attualmente detenuto in Francia, dove è stato fermato nella serata di mercoledì 10 aprile. Ceccanti ha definito il delitto un «femminicidio che è stato determinato da motivi e moventi di possesso e di annullamento della volontà della persona offesa. È essenzialmente un omicidio tipico di una manifestazione di potere nei confronti della ragazza». Quindi l’ipotesi è che, quando è partito dalla Francia verso la Valle d’Aosta assieme alla giovane (non si sarebbe trattato di rapimento, precisano gli inquirenti), Sohaib avesse già in mente di compiere il delitto e di dove compierlo.
Le indagini proseguono in attesa di entrare in possesso di quanto il sospettato avrebbe portato con sé dal luogo del delitto (il proprio cellulare, forse anche quello della vittima, l’arma del delitto…) e per ricostruire con maggior precisione il quadro indiziario, comunque già definito grave. Si è anche in attesa del referto autoptico completo.
Alle autorità francesi è stata trasmessa una richiesta di estradizione, affinché l’imputato possa essere interrogato e, se il quadro indiziario sarà confermato, rinviato a processo. Non è possibile dire quali saranno le tempistiche né in quali direzioni proseguiranno le indagini.

Si cercano prove
Nella mattinata di giovedì 18 aprile, una squadra di Carabinieri ha perlustrato gli spazi circostanti la cappella sconsacrata di Equilivaz, con l’ausilio di un cane, alla ricerca di prove, presumibilmente soprattutto dell’arma del delitto, che potrebbe essere stata abbandonata dall’omicida dopo l’atto.
I militari hanno portato via dal sito del materiale ma gli inquirenti negano ritrovamenti determinanti.

Pubblicato / aggiornato
il 18/04/2024 alle 13:56
Categoria:
Cronaca / Video