Pressioni psicologiche contro l’aborto in VdA?
(©Ausl VdA) -
L'ospedale Beauregard di Aosta
Venerdì 26 aprile 2024, il Centro donne contro la violenza di Aosta ha annunciato, per mezzo di una nota, di aver ricevuto segnalazioni di donne che, «giunte in presidi sanitari pubblici del territorio regionale per accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, sono state negli stessi luoghi sottoposte a indebite interferenze e pressioni da parte di volontari, consistenti nell’imporre l’ascolto del battito fetale o nella promessa di sostegni economici o beni di consumo, con il preciso intento di dissuaderle dalla scelta di abortire, personalissima e spesso sofferta».
Il Centro donne, in sinergia con i Centri antiviolenza aderenti alla rete nazionale Di.Re – Donne in rete contro la violenza, ha annunciato che avvierà azioni di monitoraggio della corretta applicazione della legge 194/1978 nel territorio regionale, e azioni di sensibilizzazione e resistenza, «sostenendo le donne e valutando con esse, qualora ne ricorrano le condizioni e nel rispetto della loro volontà, ogni iniziativa utile a tutela delle stesse».
La presidente del Centro donne, Anna Ventriglia, afferma di condividere «le preoccupazioni da più parti espresse per la scelta del Governo di prevedere, con un emendamento alla legge 194, la possibilità per i consultori, presidi pubblici di accoglienza e tutela della salute della donna, di concordare la presenza delle c.d. associazioni pro-vita, non solo a supporto dei percorsi di maternità difficile dopo la nascita, ma anche nella delicatissima fase di maturazione della decisione di interrompere, o meno, la gravidanza.
La scelta legislativa di autorizzare il ricorso, in questa fase, alla presenza di enti del terzo settore che ideologicamente si battono per l’abolizione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza, porta con sé il rischio concreto di vittimizzazioni dovute all’esercizio di pressioni psicologiche sulle donne, come dimostrano i casi verificatisi anche in Valle d’Aosta.
L’aborto non è una concessione ma un diritto della donna e deve essere garantito dalla possibilità di rivolgersi ai consultori, alla presenza di figure professionali qualificate, senza il pericolo di essere sottoposte a giudizi morali o a manipolazioni».
Le reazioni
La risposta dell’Ausl Valle d’Aosta è arrivata a 24 ore di distanza: «non risultano volontari di associazioni provita nei consultori o in ospedale e nessuna segnalazione in tal senso è arrivata all’Azienda né da parte di cittadini né da parte di associazioni».
Il Dipartimento politiche sociali dell’Assessorato sanità, salute e politiche sociali della Regione autonoma Valle d’Aosta comunica che agli uffici del Dipartimento nessuna segnalazione in merito è pervenuta dall’associazione che gestisce il Centro anti violenza.
Ausl e Regione chiedono «a cittadini ed associazioni di segnalarci in modo circostanziato eventuali episodi anomali in modo da poter permettere verifiche puntuali approfondite ed efficaci a tutela di tutti».
Il Movimento per la vita, sempre sabato 27 aprile 2024, precisa che «non svolge attività presso presidi sanitari pubblici del territorio regionale» e aggiunge: «Come principale associazione locale di riferimento per la tutela della vita nascente, si domanda quali Enti siano coinvolti in questa azione e auspica una puntuale indagine dell’Ausl che possa fare chiarezza sulle segnalazioni denunciate.
Inoltre, il Movimento per la vita italiano, al quale siamo federati, non ha appoggiato la proposta di legge di iniziativa popolare che prevedeva l’obbligo dell’utilizzo di esami strumentali (quali il battito cardiaco) alle donne intenzionate ad abortire.
Il Movimento per la vita – Centro di aiuto alla vita sostiene le donne in difficoltà per una gravidanza, offrendo un sostegno morale e materiale, che non mina in alcun modo la libertà delle scelte. Sono sempre le donne che entrano in contatto con i volontari, non viceversa».
Valle d’Aosta Aperta scrive in una nota: «In nessuna parte della norma è prevista la presenza di associazioni anti abortiste all’interno dei consultori e da nessuna parte vi è scritto che si devono convincere la donna a non abortire.
Come se già non bastasse lo spropositato numero di obiettori di comodo che rendono irrealizzabile questo diritto di legge in alcune regioni!
Le dichiarazioni del Centro Donne contro la Violenza di Aosta di questi giorni, poi, fanno salire la preoccupazione, né ci basta la tiepida smentita dell’azienda Usl, sappiamo bene a quante pressioni siano sottoposte le donne, i consultori devono essere spazi sicuri!
Questa situazione non è tollerabile e pretendiamo un messaggio forte e chiaro da parte del presidente della Regione che non ci saranno né ora né mai le associazioni antiabortiste all’interno dei presidi valdostani».
Rete civica si è espressa, con una nota, lunedì 29 aprile: «chiediamo agli organi competenti dell’Usl e dell’Assessorato alla sanità di fare chiarezza sui comportamenti del personale preposto all’applicazione della 194 in Valle d’Aosta e sul funzionamento dei servizi consultoriali.
Occorre verificare rapidamente e con decisione eventuali abusi o mancanze del rispetto della legge, per cui solleciteremo nelle sedi opportune i provvedimenti necessari e obbligatori.
In un momento in cui diritti acquisiti da oltre 40 anni nel nostro Paese vengono nuovamente messi in discussione, riteniamo che occorra mantenere alta l’attenzione e essere al fianco delle donne e delle associazioni che si battono per tutelarle».
Il Partito democratico, sempre lunedì 29 aprile, ha scritto: «Se le affermazioni su presunte pressioni antiaborto nei presidi sanitari valdostani risultassero vere saremmo molto preoccupati. Per questa ragione accogliamo con favore l’apertura di un’indagine dell’Usl per verificare i fatti. Spetta a loro e a nessun altro capire e fare luce sulla vicenda.
Lo facciamo avendo chiaro che la legge 194 deve continuare ad avere una rigorosa applicazione nelle strutture sanitarie e nei presidi sociosanitari. Siamo contrari alla politica del governo che, pur non toccando formalmente la legge, la sta di fatto facendo diventare di difficile applicazione, interferendo su un diritto delle donne conquistato con fatica nel lontano 1978. Da questo punto di vista politico il PD sarà impegnato su tutti i fronti per garantire un legittimo diritto delle donne che deve essere universalmente riconosciuto e accessibile a tutte. Va altresì ribadito che le donne devono poter avere fiducia nel rivolgersi al Ssn per l’Ivg e che lo stesso servizio sanitario deve essere all’altezza delle richieste con adeguato personale non obiettore e tempi di attesa compatibili con le indicazioni previste dalla 194. Il PD si impegna a vigilare che ciò avvenga in un momento politico nel quale il Governo nazionale continua ad effettuare tagli drastici alle spese sanitarie privilegiando la sanità privata.
Analoga attenzione verrà posta sul tema più ampio dei diritti. In questo paese tira una brutta aria, fatta di revisionismo subdolo e negazione al diritto all’autodeterminazione. Vigileremo con attenzione per immaginare una società dei diritti che guarda al futuro e che non scimmiotta un passato fatto di divieti e negazioni».
La Cgil Valle d’Aosta, venerdì 3 marzo 2024, ha scritto al presidente della Regione autonoma Valle d’Aosta chedendo che la Regione, tramite legge propria, impedisca l’accesso di associazioni anti-abortiste nei consultori.
Nella nota diffusa in merito, si legge: «Il 23 aprile il Senato ha approvato il Decreto Pnrr all’interno del quale è presente un emendamento alla Legge 194/78 che prevede l’accesso di associazioni anti-abortiste nei consultori. Il testo prevede che le Regioni possano avvalersi del coinvolgimento di soggetti del terzo settore con qualificata esperienza nel sostegno alla maternità. Si tratta di un attacco alla libertà e ai diritti delle donne e alla legge 194, contro il quale è necessario opporsi con ogni mezzo democratico. Il diritto delle donne all’interruzione volontaria di gravidanza è un diritto che deve essere garantito rivolgendosi ai consultori, dove è auspicabile vi sia personale professionalmente qualificato e non volontari che sottopongano le donne a pressioni psicologiche. CGIL chiede che la nostra Regione non si avvalga, con legge propria, di tale possibilità nel rispetto dei diritti conquistati dalle donne.
CGIL ha già ampiamente criticato la riduzione dei consultori all’interno del Piano per la Salute.
CGIL stigmatizza l’ intrusività del volontariato come voluta dall’emendamento nazionale, che proporrebbe una visione parziale, ascientifica e in netto contrasto con i diritti delle donne, come sancito dalla Legge 194.
CGIL Valle d’Aosta, infine, in merito alle ultime notizie sulle pressioni da parte di associazioni antiabortiste, denunciate dal Centro Donne contro le Violenze, manifesta tutto il suo appoggio alle donne vittime di tali interferenze. Confidando in eventuali indagini da parte dell’Usl VdA, non c’è alcun dubbio da quale parte stiamo: con le donne che subiscono interferenze da parte degli antiabortisti o di chiunque altro, visto che certe decisioni devono essere prese esclusivamente dalle donne in assoluta libertà».
Pubblicato / aggiornato
il 03/05/2024 alle 14:22
Categoria:
Politica e Amministrazione