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Assemblea Anaborava 2024

È di 55.639,59 euro il risultato di esercizio 2023 della Anaborava – Associazione nazionale allevatori bovini razza valdostana, nel bilancio approvato mercoledì 29 maggio 2024, nell’assemblea ordinaria che si è tenuta ad Aosta, nella cantina Joseph Vaudan dell’Institut agricole régional, valore che fa segnare una decisa crescita rispetto al 2022, quando il risultato era stato di 443,16 euro.
Le uscite complessive ammontano a 2.903.009,21 euro, mentre le entrate a 2.958.648,80 euro, con 1.118.100,83 euro di spese sui programmi regionali e 1.767.847,24 di proventi da contributi regionali e ministeriali. La parte commerciale ha reso 540.221,62 euro, di cui 266.275,33 euro di vendite.

Il direttore di Anaborava, Mario Vevey, durante il suo intervento
Il direttore di Anaborava, Mario Vevey, durante il suo intervento

L’occasione è stata anche di approfondire le tematiche sulla tutela della razza valdostana e come le nuove regole della Pac – Politica agricola comune, l’insieme delle norme che regolano l’erogazione dei fondi europei per l’agricoltura incideranno sul mondo dell’allevamento valdostano.

«Quest’anno è un anno delicato, di passaggio tra gli investimenti effettuati negli ultimi sette anni con il Programma di sviluppo rurale nazionale, con la misura 10.2 che si è occupata proprio di questo territorio – ha spiegato Agostino Casapullo, rappresentante del Ministero delle politiche agricole – al nuovo co-finanziamento tra Stato e Unione Europea, quello dell Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e, visto che i soldi stanno finendo, si pone il problema di come gestire questo passaggio. Noi abbiamo lavorato alacremente sui controlli funzionali dove abbiamo messo a punto il nuovo sistema di gestione della raccolta dati e daremo alle regioni un nuovo strumento per rendicontare gli aiuti di Stato, visto che l’attività degli allevatori e la raccolta dei relativi dati sono legati a doppio filo».

Gli allevatori valdostani incasseranno comunque meno di quanto si aspettassero: «quando ci siamo trovati le richieste dei fondi globali per il 2024, per un totale che gravita intorno ai 13 milioni di euro – ha proseguito il rappresentante del Ministero delle politiche agricole – dovevamo decidere se fare un’istruttoria “lacrime e sangue”, dato che la disponibilità annuale era di circa 5 milioni e mezzo oppure, come abbiamo fatto, considerare anche il finanziamento 2025 ed organizzare un’istruttoria abbastanza normale che è di circa 10 milioni e 700mila euro. Bisognerà tenere presente che il prossimo anno non ci saranno fondi e quindi questo momento di passaggio sarà fondamentale. Non possiamo sapere quale sarà il finanziamento degli anni successivi perché queste sono decisioni legate al bilancio dello Stato, che vengono poi gestite dal Governo, a livello politico ed il ministro mette quello che si potrà».

Il pubblico presente all'assemblea dell'Anaborava
Il pubblico presente all’assemblea dell’Anaborava

«I controlli funzionali ci sono, così, come quelli dell’Associazione italiana allevatori – ha aggiunto Agostino Casapullo – io sono fiducioso e saprò cosa fare che quando ci sarà da decidere nella stanza dei bottoni e mi auguro che ci sia la possibilità di rifinanziare perché con il “Psr” è stata messa tantissima carne a cuocere. Dopotutto ci avevano chiesto di lavorare sul miglioramento genetico per cercare indici che tenessero presente il benessere dell’animale e l’abbiamo fatto, così come di tenere presente l’impatto ambientale e quindi tutta la parte di inquinamento ed anche questo è stato fatto. Sapete bene che quando si parla di elementi genetici il “fattore tempo” è fondamentale. Ci vuole tempo perché questa ricerca è legata ai cicli biologici degli animali che non possono essere compressi più di tanto. Quindi lavorare sul miglioramento genetico permette di avanzare piano piano e quello che si prendi lo abbiamo poi per sempre. Vedremo cosa ci aspetta nel futuro ma, per il momento io credo che una disponibilità tra i 12 ed i 13 milioni di euro all’anno per i prossimi anni sarà più che sufficiente per continuare a gestire i libri genealogici».

Sullo sviluppo della genetica della razza bovina valdostana, dopo alcune critiche espresse da Piero Prola, presidente dell’Iar, socio di Anaborava, che ha evidenziato un calo di capi ed in generale della qualità, il direttore Mario Vevey ha rimarcato il fatto che «noi attraverso la genomica andremo sicuramente a scoprire qualcosa in più. Tutto sommato una scarsa variabilità genetica dal punto di vista delle delle punte produttive la abbiamo, visto che non sono presenti soggetti “super campioni”. Abbiamo comunque mantenuto un animale che dal punto di vista delle tare genetiche ne ha pochissime ed introdurre sangue diverso vorrebbe dire, oltre a snaturare il nostro animale, portare anche qualcosa che attualmente abbiamo sotto controllo. Bisogna capire quello che possiamo migliorare, perché non si può spingere da una parte sola, noi cerchiamo di fare la nostra parte sicuramente l’allevatore deve fare anche la sua».

Enrica Muraro, capo del servizio veterinario regionale, Mario Vevey e Edy Bianquin, direttore e presidente Anaborava e Agostino Casapullo del Ministero delle politiche agricole
Enrica Muraro, capo del servizio veterinario regionale, Mario Vevey e Edy Bianquin, direttore e presidente Anaborava e Agostino Casapullo del Ministero delle politiche agricole

L’assemblea dell’Anaborava ha quindi visto un dibattito finale sull’analisi sulla gestione economica degli allevamenti valdostani, con la presa d’atto che, nel momento in cui arrivano dei contributi pubblici, i prezzi dei macchinari aumentano: «Pantalone non può correre dietro alla vita bella di tutti e pagare – ha sintetizzato il presidente Edy Bianquin – bisognerebbe impostare dei prezziari e fare dei ragionamenti chiari e bisogna che anche la Regione debba capire dove vuole investire, non solo nello sci, perché dobbiamo ricordarci che la zootecnica in Valle d’Aosta conta il 95% del territorio lavorato, su 60mila ettari, quasi 54mila sono dedicati all’agricoltura e allevamento e non mi sembra di notare che ci sia questa questa presa di coscienza».

«Questo settore è importante e non deve continuare a perdere i numeri – ha continuato il presidente dell’Anaborava – all’ultima assemblea dell’Arev [l’Associazione regionale allevatori valdostani, n.d.r] è emerso che nel 2010 i soci erano 1.110 e adesso sono 698. Questa cosa è paurosa, noi contadini non possiamo decidere come fermare questa emorragia ma tutti assieme possiamo proporre delle idee a qualcuno che deve prendere coscienza e decidere, perché è ora di smettere con interventi spot e bisogna programmare, partendo dal far entrare i figli in azienda, sostenendoli, magari anche con delle integrazioni contributive per aver diritto, un domani, ad avere una pensione che non sia da “morto di fame” perché il povero signore del barcone che è arrivato qua a vent’anni avrà probabilmente più pensione lui di un contadino che ha versato cinquemila euro l’anno di contributi e ha fatto tutto il suo lavoro, anche nel rispetto dell’ambiente».

Un momento dell'assemblea 2024 dell'Anaborava
Un momento dell’assemblea 2024 dell’Anaborava

«Dobbiamo lavorare insieme, tutti gli attori del settore – ha concluso Edy Bianquin – se vogliamo avere almeno 500 aziende che reggano. Ci va una programmazione per i giovani, anche in questo periodo in cui non c’è più tanta voglia di fare. Questo Paese è composto da persone che fanno già tanto, anche di più di quello che devono, e dall’altra parte da persone che scelgono di stare in panchina. Dobbiamo invogliare alcune di queste persone a sostenerci e chi meglio dei parenti, dei vicini e di chi lavora già in questo settore? Però bisogna avere atti concreti, evitando, per esempio, limiti ai contributi, che sono anche un po’ dispregiativi per quanto riguarda proprio il senso del contributo stesso. Per far crescere una buona azienda bisogna avere la certezza di aver diritto a specifici bonus per costruirla e migliorarla perché dovrà essere un’attività fondamentale sia per l’allevatore sia per il territorio, vista anche la continua delocalizzazione. In Valle d’Aosta abbiamo zone dove non c’è più una mucca mentre in altre regioni si vanno a costruire stalle in zone abbandonate, in modo da favorire la presenza di allevamenti».

Pubblicato / aggiornato il 29/05/2024 alle 18:45
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Categoria: Economia e Lavoro / Video