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50 anni di Istituto storico della Resistenza in Valle d’Aosta

«L’Istituto è diventato un punto di riferimento per la scuola valdostana. Al contempo non mancano i continui e costanti momenti di incontro con la popolazione su tematiche importanti che permettono di implementare le conoscenze individuali e sviluppare, lo spirito critico nei confronti degli avvenimenti del passato e di quelli attuali».
Scrive così Carla Pramotton, presidente dell’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea in Valle d’Aosta, nell’introduzione al volume che celebra i cinquant’anni di fondazione attività dell’ente di ricerca storica, curato dall’ex direttore Vilma Villot e presentato ufficialmente nel pomeriggio di giovedì 30 maggio 2024, nel corso di una conferenza alla quale hanno partecipato gli storici Angelo Quarello e Marco Cuaz.

Il pubblico presente alla presentazione del volume sui cinquant'anni dell'Istituto storico della Resistenza della Valle d'Aosta
Il pubblico presente alla presentazione del volume sui cinquant’anni dell’Istituto storico della Resistenza della Valle d’Aosta

L’Istituto, privo di scopo di lucro, è associato all’Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia Ferruccio Parri è anche un’agenzia formativa, ampliato alla “società contemporanea in Valle d’Aosta” nell’aprile 2001, era stato fondato il 5 aprile 1974 da 27 cittadini valdostani, per lo più partigiani e politici, a partire da Emilio Chanoux figlio (che lo ha presieduto dall’inizio e per quasi vent’anni, fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1993) e quindi da Giulio Dolchi, presidente del Consiglio regionale, Cesare Dujany, presidente della Giunta regionale valdostana, Piero Braga, Giuseppe Cavallero, Delfino Viérin, Marino Pasquettaz, Rolando Robino, Cesare Réan, Giovanni Jans, Luciano Stiglich, Aldo Willien, Sergio Ramera, Ilario Lanivi, Ulrico Masini, Bruno Salvadori, Vittorio Brunod, Lino Binel, Dante Berthod, Amedeo Berthod, Aurelio Vinzio, Giulio Juglair, Paolo Thomasset, Mauro Bordon, Remo Chabod, Alberto Chamonin e Renato Willien.
Dopo Emilio Chanoux, i presidenti sono stati Liliana Breuvé (1993-1994), Giulio Dolchi (1994-2003), Piero Lucat (2003-2005), Ernest Breuvé (2005- 2008), Cesare Dujany (2008-2019), François Stevenin (2019-2022), Corrado Binel (2022-2023) e dallo scorso novembre 2023 Carla Pramotton, mentre i direttori sono stati Bruno Germano (1977-1981) Paolo Momigliano Levi (1981-2003), Silvana Presa (2004-2015), Daria Pulz (2015-2018) e, dal 2018, Vilma Villot, che si occupa ora del coordinamento delle attività per le celebrazioni dell’80esimo anniversario della Resistenza.

Marco Cuaz, Carla Pramotton ed Angelo Quarello
Marco Cuaz, Carla Pramotton ed Angelo Quarello

«In una regione dove pur si pubblicavano tanti libri di storia – ha scritto Marco Cuaz, ripercorrendo le principali pubblicazioni curate dall’Istituto – del Novecento non si occupava quasi nessuno, con alcune situazioni paradossali, quando, negli anni Sessanta, servì per la programmazione economica regionale una “histoire totale” della regione si dovette ricorrere a un geografo francese, Bernard Janin. Di Émile Chanoux non c’era un’edizione degli scritti, né una biografia autorevole. mancava una storia dell’industrializzazione, del turismo, dei movimenti migratori, in generale dei processi di modernizzazione. Non c’era neppure una storia del fascismo valdostano, né della Resistenza, meno che mai dell’annessionismo e della nascita dello Statuto speciale. Sembrava fosse meglio non parlar di queste cose. La ricerca storica, più che analizzare i cambiamenti, sembrava voler raccontare, con nostalgia, “il mondo che avevamo perduto”. L’Istituto storico della Resistenza ruppe questo silenzio, entrò nel vivo della storia contemporanea, guardò in faccia alle rivoluzioni della modernità, mettendo in cantiere la storia del “secolo breve” aprì squarci innovativi, pose interrogativi inquietanti, toccò nervi scoperti e mise in crisi narrazioni consolidate. Fece molto discutere. fece anche paura, ma divenne il centro di attrazione di tutti quelli che intendevano occuparsi della storia contemporanea».

Paolo Momigliano Levi, direttore per 22 anni dell'Istituto storico della Resistenza della Valle d'Aosta
Paolo Momigliano Levi, direttore per 22 anni dell’Istituto storico della Resistenza della Valle d’Aosta

«Il fatto che, inizialmente, almeno in parte, fosse autofinanziato dai soci, allora in grande maggioranza ex partigiani che si aspettavano di vedere raccontata la loro storia – continua lo storico – gli garantì qualche margine di indipendenza dal controllo politico, dato che la Regione contribuiva alle origini con la sede, una segretaria, due distacchi e cinque milioni di lire annue). Ma soprattutto era evidente come, aldilà delle delicate alchimie politiche che regolavano la composizione del direttivo (eletto dall’Assemblea dei soci), i ruoli più importanti, presidenti, direttori e ricercatori distaccati, erano ricoperti da personaggi politicamente in vista del mondo della sinistra valdostana».
«A segnare lo sviluppo dell’Istituto è stato Paolo Momigliano Levi – ha poi rimarcato Marco Cuaz durante la presentazione del volume – dal 1972 archivista e poi direttore dal 1982 al 2004, che ha saputo traghettarlo da “presidio antifascista” a centro studi sulla storia contemporanea. A lui, con la collaborazione di Marisa Alliod, si deve la creazione del primo vasto archivio per la storia del novecento e la fondazione della prima rivista per la storia contemporanea della Valle».

Il patrimonio dell’Istituto, gestito, dallo scorso aprile, dalla nuova addetta alla Segreteria, Chiara Sicheri, che ha sostituito Daniela Bernini (che a sua volta aveva sostituito Marisa Alliod), comprende una Biblioteca di oltre tremila opere specialistiche dedicate alla storia contemporanea, un’emeroteca e una raccolta di manifesti politici d’epoca: «il nostro archivio è consultato da molte persone – ha evidenziato, durante la presentazione Carla Pramotton – anche se auspichiamo una sede migliore per poter accogliere un numero maggiore di persone. Ricordiamo che lo storico non è uno scienziato, la storia è anche elaborazione critica e soggettiva. Il nostro impegno più grosso sono sempre anche le proposte didattiche per tutte le scuole valdostane. Ora che abbiamo ripreso le fila di cinquant’anni ricchissimi di contenuti e di storia, come Istituto storico dovremo riflettere su come affidare nuove ricerche. Speriamo, tra altri cinquant’anni di pubblicare un nuovo testo».

Pubblicato / aggiornato il 31/05/2024 alle 13:44
Categoria: Cultura / Video