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Il rapporto 2024 di Bankitalia

Il rapporto 2024 di Bankitalia (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Luciana Aimone Gigio, Simone D'Inverno e Paolo Emilio Mistrulli

L’economia valdostana ha continuato a crescere anche nel 2023 ma a un ritmo inferiore rispetto al biennio precedente.
È questo il principale dato che emerge dal rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia della Valle d’Aosta, anticipato alla stampa nella mattinata di mercoledì 12 giugno 2024, poi presentato nel pomeriggio, all’Università della Valle d’Aosta.

L’Iter, l’indicatore trimestrale dell’economia regionale della Banca d’Italia in Valle d’Aosta è aumentato dello 0,9%, in linea con la media italiana e in misura lievemente inferiore rispetto al nord ovest: «questa crescita del 2023 è molto più contenuta rispetto a quella del biennio precedente – ha spiegato Paolo Emilio Mistrulli, vice capo della sede aostana di Bankitalia, che ha parlato della situazione delle imprese – che ovviamente è stato un periodo di netta ripresa rispetto al forte calo dovuto alla pandemia».

Paolo Emilio Mistrulli spiega il quadro generale dell'economia valdostana
Paolo Emilio Mistrulli spiega il quadro generale dell’economia valdostana

In Valle d’Aosta, nel 2023, è calata anche l’inflazione: «nel 2020, i prezzi al consumo non erano molto diversi da quelli del resto d’Italia, dove abbiamo visto, una continua accelerazione a causa dei costi dell’energia – ha aggiunto Paolo Emilio Mistrulli – ma nel biennio 2021 e 2022, nel 2023 e anche nei primi mesi del 2024 si osserva un processo di disinflazione con l’inflazione che rallenta e si riduce per il calo dei prezzi dell’energia. Per contrastare il processo inflazionistico l’eurosistema ha messo in atto una politica monetaria restrittiva che prosegue nel 2023 con le imprese che hanno dovuto fronteggiare oneri finanziari più elevati. Sostanzialmente possiamo dire che la redditività delle imprese della Valle d’Aosta è stabile, grazie anche all’utilizzo di parte della liquidità per far fronte al fabbisogno finanziario, facendo segnare un rallentamento dei prestiti».
Con l’aumento dei tassi ufficiali in Valle d’Aosta è stato quindi verificato un minore grado di fragilità finanziaria, per quanto l’incertezza geopolitica e il costo del credito in aumento rappresentino comunque un campanello d’allarme.

Cala l’export, legato all’attività della Cogne

Nel rapporto si legge che “nell’industria la dinamica dell’attività si è progressivamente indebolita, risentendo della flessione della domanda estera, fino a divenire negativa nell’ultima parte dell’anno” riducendosi del 21,5% nel 2023, a causa del calo del 25,7% nel settore siderurgico, trainante in Valle d’Aosta a causa dell’attività della Cogne acciai speciali, anche se nel primo trimestre del 2024, i valori risalgono a -5,1% sul totale dell’export ed a -11,8% per quanto riguarda i metalli.

La situazione delle esportazioni della Valle d'Aosta
La situazione delle esportazioni della Valle d’Aosta

Concluso il 15% delle opere finanziate dal Pnrr

Bankitalia conferma che “nel comparto delle costruzioni l’andamento è stato ancora positivo, sostenuto nell’edilizia privata e dall’accelerazione dei lavori in vista della riduzione degli incentivi fiscali [il cosiddetto “Superbonus 110%”] e in quella pubblica dalla realizzazione degli investimenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza”.
«Le ore lavorate sono cresciute del 12% e nel 2023 l’accelerazione rispetto al 2022 è stata del 60% – ha rimarcato il vice direttore di Aosta della Banca d’Italia – accelerazione che continua anche nel primo trimestre 2024 ed è legata ai cambiamenti normativi che hanno spinto a concludere più velocemente le attività. Per quanto riguarda il Pnrr, in Valle d’Aosta sono stati aperti 51 cantieri per un valore complessivo di 36 milioni di euro, con il 15% di questi già conclusi ed uno stato di avanzamento, per quelli che sono ancora in corso è pari al 26% in media, con una velocità molto forte».

Le variazioni delle presenze turistiche rispetto al 2019 per ogni regione italiana
Le variazioni delle presenze turistiche rispetto al 2019 per ogni regione italiana

Nel turismo numeri mai così alti, ma non si brilla

Per quanto riguarda il turismo, i dati riportati dallo studio dell’Istat sulle “Prime evidenze del 2023”, fanno segnare un aumento di tre milioni di arrivi e 14,5 milioni di presenze in più rispetto al 2019, valori più elevati da quando esiste la rilevazione, risalente a vent’anni fa, con la componente estera che, con il 52%, torna a prevalere su quella domestica: «nel 2023 osserviamo una crescita delle presenze dell’11% rispetto al 2022 – ha sottolineato Paolo Emilio Mistrulli – con la componente estera che è stata quella più dinamica. Anche se in Valle d’Aosta il peso dei turisti stranieri è significativo, è comunque meno rilevante rispetto alla media italiana. Per quanto riguarda la stagione invernale si nota un +20% di presenze, mentre la stagione estiva invece mostra un 49%. Soltanto nel mese di ottobre 2023 vi è stato un livello di presenze inferiore a quello del 2022, con un calo dell’11,6%, fatto che potrebbe coincidere con la chiusura del Traforo del Monte Bianco, ma in realtà, se andiamo a guardare i dati, dovrebbe esserci un calo generale di francesi, ma complessivamente è causato dai turisti italiani, scesi del 15%. La stagione invernale che si è appena conclusa, indica un +6,8% che si aggiunge al 20,2% dell’anno precedente, con le ultime tre che sono continuamente crescenti e molto soddisfacenti rispetto al 2019, La Valle d’Aosta non è tra le regioni più brillanti a livello nazionale, perché se confrontiamo con i livelli pre-pandemia il recupero complessiva è dell’1,9%, un valore inferiore al 3,3% medio dell’Italia»

Sale l’occupazione anche se calano le persone

L’analisi economica della Banca d’Italia ha fatto emergere che “il numero di occupati ha continuato a salire, grazie al contributo dei comparti delle costruzioni e dei servizi. L’incremento, più marcato rispetto al resto del Paese, ha riguardato sia i lavoratori dipendenti, soprattutto nella componente a tempo indeterminato, sia quelli autonomi. Con l’espansione della domanda di lavoro è proseguito il calo del tasso di disoccupazione”.
Le problematiche sono legate alle tendenze demografiche, costantemente in calo: “tra il 2007 e il 2023 la forza lavoro è cresciuta in misura contenuta, risentendo della significativa riduzione della popolazione – continua lo studio – i flussi migratori dei cittadini stranieri, meno rilevanti rispetto al resto del Paese, hanno fornito un contributo positivo alla dinamica demografica, compensando solo in parte il calo della popolazione italiana, su cui hanno influito anche le migrazioni verso l’estero”.

L'incidenza dell'età dei lavoratori attuale e futura
L’incidenza dell’età dei lavoratori attuale e futura

«Il reddito è cresciuto in termini nominali – ha precisato Luciana Aimone Gigio, coordinatrice della Divisione analisi e ricerca economica della sede di Torino della Banca d’Italia – ma la variazione, per la dinamica del potere d’acquisto, è stata marginale, allo 0,1% comunque migliore rispetto all’andamento nazionale che vede una contrazione dello 0,5%. I consumi hanno rallentato all’1,4% a prezzi costanti, rispetto al 2022 dove erano cresciuti del 7,7% ma dove c’era comunque un effetto di recupero dopo due anni di sostanziale chiusura. Sia il reddito sia i consumi hanno recuperato i livelli precedenti la pandemia e in particolare i consumi si collocano addirittura al di sopra del 2,6%. Bisogna tener conto che quando parliamo dei consumi stiamo parlando non solo di quelli delle famiglie residenti in Valle d’Aosta ma di quelli sul territorio che quindi includono anche i turisti e per questo il recupero è stato anche più ampio rispetto al dato nazionale».

Anche in Valle d’Aosta si cambia l’auto

Così come in Europa ed in Italia, anche numerosi Valdostani, nel 2023, hanno deciso di acquistare una nuova autovettura, facendo segnare un aumento del 6,2% delle immatricolazioni, valore che sale al 12,9% per il resto d’Italia: «è un tratto comune a tutta Italia – ha proseguito Luciana Aimone Gigio – un po’ legato anche all’interruzione delle forniture di componenti che si è verificata negli anni precedenti e quindi nel 2023 c’è stato questo ampio recupero delle vendite e delle immatricolazioni, come si vede anche dai dati sul credito, con le famiglie risultate in calo dell’1,4%. Se un lato si sono contratti i mutui, un trend che si osserva anche a livello nazionale, dall’altro lato la componente del credito al consumo ha accelerato al 5,2% proprio grazie al credito finalizzato all’acquisto di di autoveicoli, trend che prosegue anche nel primo trimestre del 2024».
Complessivamente i mutui bancari per l’acquisto di abitazioni sono diminuiti, solo in parte compensati dall’espansione di quelli erogati dalla finanziaria regionale, a causa della contrazione delle compravendite e un minore ricorso al debito per l’acquisto della casa. Pur calando i mutui, le nuove erogazioni si sono quasi tutte indirizzate verso il tasso fisso: «abbiamo visto che da fine 2022 al primo trimestre 2023 – ha evidenziato la ricercatrice – il tasso fisso rappresentava poco più del 40% della nuova erogazione, adesso, nel primo trimestre del 2024 rappresenta quasi il 90%».

Luciana Aimone Gigio racconta le dinamiche migratorie
Luciana Aimone Gigio racconta le dinamiche migratorie

I cambiamenti demografici e le difficoltà della sanità

Bankitalia ha quindi evidenziato le “ulteriori criticità derivanti dai cambiamenti demografici – si legge – le previsioni formulate dall’Istat per la Valle d’Aosta prospettano per il prossimo ventennio una diminuzione della popolazione, più intensa rispetto alla media italiana, che potrebbe comportare in prospettiva problemi di ricambio generazionale e di reperimento di lavoratori. Parallelamente, l’aumento della quota di popolazione più anziana richiede servizi e un’assistenza adeguata a cui in particolare il Pnrr cerca di fornire una risposta. Tuttavia, nel conseguimento degli obiettivi del Piano è necessario tenere conto di una carenza di personale sanitario già oggi presente e che si aggraverà ulteriormente nell’immediato futuro per effetto delle fuoriuscite per pensionamento”.

«Le proiezioni dell’Istat ci dicono che il 2042 la popolazione in età lavorativa tra i 15 ed il 64 scenderà di quasi nove punti percentuali rispetto al 2022 – ha annunciato Luciana Aimone Gigio – e questo pone un problema in prospettiva di reperimento di lavoratori, visto che oggi l’età pensionabile è salita mediamente a 67-68 anni, ma soprattutto l’aspetto più problematico che è nel 2042 si accrescerà l’incidenza della popolazione con più di 75 anni, che sicuramente non sarà una classe di età utilizzabile sul mercato del lavoro. Al contempo si sollevano problemi anche in termini di maggiore domanda di servizio di assistenza, con riferimento al settore sanitario».
Nello studio è infatti emerso che a fine 2022 l’incidenza di personale sanitario con almeno 60 anni era elevata, con il 32% dei medici di medicina generale e dei pediatri, il 18% dei medici, il 4% degli infermieri ed il 13% del personale tecnico.

Le percentuali di uso del traforo del Monte Bianco sul totale dei valichi alpini
Le percentuali di uso del traforo del Monte Bianco sul totale dei valichi alpini

La rilevanza del traforo del Monte Bianco

Sono stati due gli approfondimenti sulla realtà valdostana effettuati dagli economisti della Banca d’Italia.
Il primo riguarda “La rilevanza del traforo del Monte Bianco nell’ambito dei valichi alpini” dove è emerso, fondamentalmente, che il traffico pesante su gomma, che conta una quota nazionale del 56% delle esportazioni ed il 31% dell’importazione, si regola autonomamente scegliendo, a seconda delle necessità o della disponibilità, la galleria valdostana o quella del Frejus: «sostanzialmente c’è un meccanismo di assicurazione – ha raccontato Paolo Emilio Mistrulli – quando chiude il traforo del Monte Bianco aumentano sensibilmente i transiti al traforo del Frejus, mentre si usa di meno quello del Gran San Bernardo, e quindi sostanzialmente c’è una compensazione quasi totale per i mezzi pesanti. Quindi quando chiude il Monte Bianco ovviamente bisogna passare per il Frejus e questo allunga i tempi ed aumenta i costi delle imprese, ed è probabile che si verifichi una compressione dei margini di reddito, che potrebbe incidere poi sulla condizioni di solvibilità delle imprese».

Lo studio ha anche evidenziato che il traffico merci via strada conta, per il Tunnel del Monte Bianco, un 6% del totale dei valichi alpini ed il 22% relativamente al passaggio in Francia, mentre per quanto riguarda il turismo internazionale, gli arrivi di stranieri giunti in Italia via strada nel biennio 2021-2022 sono il 58,6%, di cui il 3% ha attraversato valichi alpini, con il 17% di questi che è passato sotto il Monte Bianco.
Bankitalia ha anche confrontato le conseguenze delle chiusure programmate nei mesi da ottobre a dicembre con quella, improvvisa, conseguente all’incendio del 24 marzo 1999: «già all’epoca le imprese avevano mostrato una certa resilienza a questo shock – ha continuato Paolo Emilio Mistrulli – che è stato inatteso anche se prolungato mentre le chiusure attuali che sono di diversa natura, di breve durata e programmate, visto che si parla di tre mesi all’anno per 18 anni. Sono due situazioni molto distanti nel tempo, ed è difficile dire se oggi la chiusura possa avere dei effetti più o meno forti sull’economia della Valle d’Aosta, visto che è cambiata la geografia degli scambi ed è cambiata anche la situazione delle infrastrutture. Come ci hanno anche raccontato le imprese, a fronte di una programmazione di chiusura, si organizzano nel modo migliore per ridurre al massimo gli impatti negativi quindi anticipando certe commesse, o spostando nel tempo delle attività. Potremmo dire che per il 99 degli effetti questi vengono ragionevolmente contenuti».

Le valutazioni tra le diverse chiusure del traforo del Monte Bianco
Le valutazioni tra le diverse chiusure del traforo del Monte Bianco

La digitalizzazione nella Pubblica amministrazione

Il secondo focus ha riguardato il “Pubblico impiego e la digitalizzazione nel confronto europeo”, che vede l’Italia, nel 2022, al 23° e 20° posto in Europa nella capacità di erogare servizi online rispettivamente ai cittadini ed alle imprese, sulla base dell’indicatore “Desi – Digital economy and society index”, elaborato dalla Commissione europea.
Lo studio evidenzia che l’età anagrafica avanzata e il basso livello di istruzione potrebbero essere fattori che rallentano la fornitura di servizi digitali, con una media di 48 anni di età dei dipendenti, che risultano più anziani rispetto ai 45 anni della media europea, con il 34% di laureati, valore inferiore al 50% del resto dell’Europa: «se noi andiamo a scomporre questi laureati per tipo di laurea – ha precisato Luciana Aimone Gigio – vediamo che le competenze e tecnologiche informatiche sono più basse rispetto agli altri Paesi. Il problema maggiore è soprattutto nell’ambito dei comuni dove il livello di l’incidenza di personale con una laurea è più contenuta rispetto alla Regione e questo influisce sul livello di digitalizzazione dei servizi offerti».

Le quote dei laureati nel settore pubblico
Le quote dei laureati nel settore pubblico

Nello studio di Bankitalia si legge che oltre la metà dei Comuni valdostani è dotato di connessione ultraveloce, ma nel biennio 2021-2022 poco meno del 60% dei Comuni ha aumentato la spesa in investimenti informatici, utilizzando in proporzione maggiori risorse interne ed in parte quelle del Pnrr, che alla “Missione 1” stanzia per la Valle d’Aosta l’8,4% delle risorse per la digitalizzazione della Pubblica amministrazione.

Pubblicato / aggiornato il 12/06/2024 alle 18:31
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Categoria: Economia e Lavoro