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I problemi della sanità interessano anche i donatori di sangue

I problemi della sanità interessano anche i donatori di sangue (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Paolo David, Pierluigi Berti, Carlo Marzi, Giuseppe Grassi e Mauro Occhi durante l'incontro sulla Giornata mondiale del donatore di sangue

Sono state 5.847 le donazioni di sangue effettuate in Valle d’Aosta nel 2023. Il dato è stato reso noto «a memoria» da Carlo Marzi, assessore regionale alla sanità nel corso dell’incontro che ha volto istituzionalizzare le diverse celebrazioni previste per la Giornata mondiale del donatore di sangue, proclamata per il 14 giugno dall’Organizzazione mondiale della sanità, giorno di nascita del biologo austriaco Karl Landsteiner, scopritore, nel 1900, del sistema “AB0”, che identifica tre gruppi sanguigni.

«Tutto ciò che è dono è qualcosa di assolutamente prezioso – ha sottolineato Carlo Marzi – ma a maggior ragione il dono del sangue, che in un cursus honorum di dignità si trasforma nel salvare una vita. Nel dicembre 2023, con l’approvazione della nuova legge sul sangue, si è arrivati a terminare un percorso che ha visto proprio un approccio di condivisione, collaborazione e confronto per raggiungere l’elemento finale, applicando una serie di idee che si erano raccolte negli anni, prevedendo l’eliminazione della quota del 12,5% che oramai era assolutamente superata da parte di tutte le associazioni presenti sul territorio e quindi la modalità di concessione dei contributi che vede la Regione autonoma Valle d’Aosta mettere a disposizione 35mila euro, promuovendo e sollecitando la programmazione per fare in modo che le donazioni aumentino, arrivando ad incrementare del 10% il valore di ogni sacca raccolta sul territorio. È assolutamente importante anche aver inserito all’interno di questa legge la Commissione per la programmazione regionale in maniera di attività trasfusionali che vede la diretta partecipazione di tutte le associazioni presenti col territorio, proprio per sancire per rendere evidente come la condivisione e confronto siano continuativi».

Carlo Marzi, assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali
Carlo Marzi, assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali

Come sta accadendo a livello nazionale, anche in Valle d’Aosta c’è una grave carenza di personale sanitario e anche di volontari che operano nel settore: «tutto quello che prima veniva dato per scontato all’interno dell’Azienda sanitaria e nel servizio sanitario pubblico oggi non lo è più – ha proseguito Carlo Marzi – e questo la comunità lo deve percepire. È importante cogliere questo aspetto perché non è null’altro che la faccia della stessa medaglia che poi si riverbera nel mondo del volontariato dove si sono persi circa 900mila volontari nel corso degli ultimi anni ed i ricambi intergenerazionali a livello sistemico non funzionano, i giovani oggi non si sentono rappresentati dalle associazioni ed io come politico vedo che non partecipano neanche al nostro mondo. Abbiamo tutti lo stesso problema, ma se tutti quanti stiamo insieme e lo capiamo, magari troviamo anche la maniera di risolverlo. Fino a quando invece ognuno di noi fa delle azioni spot, normalmente l’unica cosa che si riesce ad ottenere è quella di essere più soli nel non trovare una soluzione».

Paolo David, rappresentante dell'Avis valdostana con Pierluigi Berti, primario della Struttura complessa di immunoematologia e medicina trasfusionale dell'Azienda Usl della Valle d'Aosta
Paolo David, rappresentante dell’Avis valdostana con Pierluigi Berti, primario della Struttura complessa di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta

«È importante celebrare in una giornata simbolica una scoperta che ha avuto il potere di cambiare la vita di milioni di persone – ha aggiunto Pierluigi Berti, primario della Struttura complessa di immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta – perché è un atto di solidarietà e di generosità, ma è una risorsa strategica del servizio sanitario nazionale. Se non ci fosse questo tipo di attività volontaria noi potremmo fare poco o niente. Se non ci fossero nel mondo questi 100 milioni annui di donazioni di sangue, di cui 25 milioni in Europa e tre milioni in Italia, non ci sarebbe la sanità per come la conosciamo e noi non potremmo fare nulla. Dobbiamo dire grazie ai donatori perché ci consentono di erogare prestazioni sanitarie, di salvare vite ed anche di migliorare anche la qualità di vita di tantissime persone, garantendo la sopravvivenza a moltissime persone che prima non avevano questa chance. Qui in Valle d’Aosta, fatto il raffronto con la nostra popolazione, abbiamo dei numeri ragguardevoli perché siamo tra le prime quattro regioni d’Italia per la produzione di plasma per i farmaci plasma-derivati perché consente di mettere a disposizione dei pazienti che hanno necessità di farmaci salvavita, pensiamo alle immunoglobuline per i pazienti immunodepressi, che sono sempre più difficili da trovare sul mercato, perché la domanda di questi farmaci continua ad aumentare ed anche questi rientrano in un circuito di donazione solidaristica, perché chi li produce lo fa pagando solo il costo di lavorazione e ci dà indietro i farmaci, grazie al fatto che noi diamo il plasma dei donatori, un aspetto importante in un settore che spesso viene associato a un mondo di solo profitto».

Paolo David, Pierluigi Berti, Carlo Marzi, Giuseppe Grassi e Mauro Occhi
Paolo David, Pierluigi Berti, Carlo Marzi, Giuseppe Grassi e Mauro Occhi

«Dobbiamo essere capaci di reclutare più donatori disponibili a fare una donazione più specifica di quella solita di sangue intero – ha quindi chiesto Pierluigi Berti ai donatori presenti – consapevoli che è altrettanto importante il ricambio generazionale. Quest’anno per la prima volta in Italia, c’è stato un incremento dei donatori tra i 18 ed i 45 anni, che sono aumentati del 7% però siamo ancora sotto le percentuali che avevamo nel 2018. Stiamo assistendo un invecchiamento della popolazione, quindi all’uscita dal mondo della donazione, oltre i 65 anni, di molti donatori e siamo ancora poco convincenti nel reclutare i donatori delle fasce di età più giovani. Tutto sommato in Valle d’Aosta ce la siamo ancora cavata abbastanza bene, perché circa metà dei nuovi donatori dell’anno scorso erano nella fascia tra i 18 ed i 35 anni, ma nei prossimi dieci anni rischiamo di avere una perdita di donatori attivi importante e quindi di non saper rispondere alle necessità che ci si presenteranno da qui in avanti. Se invecchia la popolazione invecchiano anche i malati, le patologie aumentano e quindi le necessità sanitarie che richiedono trasfusioni si diffondono di più nella popolazione».

«Siamo convinti che l’unità, alla fine, paga – ha dichiarato Paolo David, rappresentante dell’Avis Valle d’Aosta – anche se esistono dei problemi ma ogni difficoltà viene vista come un’opportunità di crescita, perciò accogliamo sicuramente la sfida del ricambio generazionale. Siamo presenti sulle nostre comunali cercando di fare una politica a favore dei giovani ed anche se abbiamo raggiunto l’autosufficienza di sangue intero, dobbiamo ancora lavorare per quanto riguarda il plasma. Nel 2022 avevamo avuto una discreta raccolta di plasma in Italia ed eravamo al 64%, il 2023 ha fatto il botto ma poi siamo tornati indietro al 62% ma la richiesta dei farmaci plasma-derivati è aumentata e stiamo facendo un’opera di sensibilizzazione attraverso i donatori per convincere i gruppi rari, o anche le donne che storicamente hanno una carenza di globuli rossi ad avvicinarsi al dono del plasma. In ogni caso, confermiamo anche noi che la carenza di personale sanitario sia uno dei grandi problemi, ma l’ultimo regolamento europeo “Soho – Substances of human origin” per l’utilizzo dei prodotti di origine umana approvato ad aprile 2024 e che dovrà essere recepito in Italia entro il 2027 fa intravedere uno spiraglio nel cercare di dare una una possibilità al personale infermieristico di poter andare al di là delle competenze attuali e di poter comunque operare nella sezione dei donatori, che adesso ricordo è strettamente riservati ai medici trasfusionisti».

Giuseppe Grassi, presidente Fidas Valle d'Aosta
Giuseppe Grassi, presidente Fidas Valle d’Aosta

«Riteniamo che una regia terza possa portare dei risultati importanti anche in Valle d’Aosta – ha annunciato Giuseppe Grassi, presidente della Fidas valdostana – e che ormai siano maturi i tempi per organizzare già dal prossimo anno un’iniziativa congiunta e condivisa tra associazioni, anche se siamo mondi diversi concorriamo tutti verso lo stesso obiettivo. Da questo contesto lancio questo questo appello che spero possa essere raccolto e voglio esprimere la nostra soddisfazione per l’approvazione, lo scorso dicembre, in Consiglio regionale, all’unanimità della legge regionale 29/2023, molto importante in materia di attività trasfusionale regionali, che permette alla nostra associazione di essere protagonista a livello regionale al pari delle altre associazioni presenti sul territorio».

«Io ho avuto il privilegio di lavorare in una trentina di Paesi diversi – ha ricordato Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Azienda Usl – e lo stato di salute di una popolazione dipende dal giusto equilibrio del sistema salute, da una parte dei camici bianchi e dall’altra della partecipazione civica. Posso dire, da valdostano di acquisizione, che viviamo in un momento particolarmente difficile dove stiamo cercando di disegnare un sistema salute che possa rispondere alle aspettative. Ci sono una serie di problemi importanti su quali noi stiamo lavorando e dove dobbiamo trovare la chiave giusta. La prima è quella dell’acquisizione di personale di professionisti nel rendere attrattivo questo lavoro e non è solo un fattore economico e di prestigio ma è un problema legato a molte dimensioni culturali anche esterne al sistema salute. Non è un problema valdostano è un problema nazionale che è stato acuito dal covid. Le reazioni istintive sono quelle di rimediare rimedio dal punto di vista salariale ma ci vuole altro per riportare questo mestiere su un livello di prestigio che meritava e che ora abbiamo perso».

Mauro Occhi, direttore sanitario dell'Azienda Usl della Valle d'Aosta
Mauro Occhi, direttore sanitario dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta

«Cinquant’anni fa tutti i bambini volevano fare i medici, adesso no e dobbiamo cercare questo motivo e rispondere – ha continuato Occhi – la Valle d’Aosta poi è logisticamente lontana, almeno 50-60 chilometri dai bacini metropolitani importanti e questo rende più difficile il lavoro, per cui stiamo cercando di adottare anche una politica di attrattività e di incentivazione. Poi dobbiamo sviluppare il social marketing per riuscire ad essere convincenti nello spingere le persone a donare. Il tessuto civico familiare ed associazionistico della Valle d’Aosta mi sembra abbastanza ricco da poter costituire una prima risorsa ma potrebbe non bastare e quindi ci vuole anche una tecnica nel rendere interessante ed in qualche modo ricco di significato questo tipo di gesto. Forse noi come camici bianchi potremmo fare qualcosa di più per sviluppare delle tecniche di diffusione di questo tipo di sensibilità. Io ho lavorato in molti posti dove questo tipo di sensibilità e ancora agli albori o dove si ricarica in maniera molto più commerciale. In Itlaia credo che l’associazionismo e le reti civiche siano una ricchezza che non si trova non si trova frequentemente in altri Paesi e partiamo da questo per trovare qualche cosa di più incisivo affrontare questa situazione di reale bisogno».

«Noi abbiamo l’evidenza che esiste una grande disponibilità economica su questo grande piano di riforma e si fa molto per pensare alle strutture che possono abitare i nostri territori – ha concluso il direttore sanitario dell’Azienda Usl della Valle d’Aosta – però non mi pare che ci sia una strategia nazionale che affronti l’attrattabilità dei mestieri, visto che sono previsti 400 ospedali di comunità a livello nazionale e 1.350 case di comunità, ma non è ancora chiaro chi ci andrà a lavorare ed il timore è che si vada a grattare ancora un po’ dagli ospedali che sono già abbastanza sacrificati. Qui in Valle d’Aosta non sogniamo di andare ad abitare ulteriormente il fondovalle per lasciare le valli laterali senza servizi e senza presidi e quindi dovremo trovare un giusto equilibrio».

Pubblicato / aggiornato il 13/06/2024 alle 20:40
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Categoria: Salute