Inaugurato il Centro per le famiglie di Aosta
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
Paola Bacianella, Raffella Roveyaz, Sabrina Casola e Carlo Marzi durante la presentazione del Centro per le famiglie di Aosta
Sono 85 le famiglie che, dall’inizio del 2024, da quando è iniziata la nuova gestione, si sono iscritte al Centro per le famiglie di Aosta, che è stato affidato dall’Assessorato alla Sanità, salute e politiche sociale della Regione autonoma Valle d’Aosta alle cooperative La libellula, Noi & gli altri e La melagrana e al Forum per le associazioni familiari della Valle d’Aosta.
Il nucleo familiare, inteso come genitori, figli e nonni, ha visto quindi il coinvolgimento di 416 persone «ma di fatto sono molte di più le persone delle quali ci occupiamo all’interno del centro – ha spiegato la pedagogista Paola Bacianella, coordinatore del centro, durante l’inaugurazione della struttura, che si è tenuta nella mattinata di sabato 15 giugno – visto che oltre alle cinque persone che fanno parte della nostra équipe sono già otto le associazioni che collaborano con noi».
Il costo dell’appalto per la gestione del centro, che durerà per tre anni, è di 600mila euro totali e vede impegnate oltre a Paola Baccianella, che è anche counselor [professionista della relazione di aiuto, n.d.r.] in formazione, Barbara Bonini, psicologa e psicoterapeuta in formazione, Loredana De Rosa e Micaela Perna, educatori professionali e Luisa Zanin, linguista e operatore di sportello, tutte dipendenti delle tre cooperative sociali: «il modello di governance vede anche mensilmente un incontro di regia con un referente per ogni partner della co-progettazione – ha aggiunto Baccianella – e poi un livello di condivisione con l’Amministrazione regionale, con la struttura alla persona alla famiglia in modo da garantire una gestione circolare e che possa attraverso più sguardi prendersi cura dei bisogni delle famiglie. L’approccio centrale del centro per le famiglie è quello di orientamento-accompagnamento e quindi anche il “punto famiglia”, che prevede la possibilità di attivare anche delle brevi consulenze, non sostituisce la presa in carico da parte della sanità e dall’Azienda Usl. Piuttosto si vuole creare una rete di supporto per la famiglia che possa essere un luogo di di aggancio e di lettura iniziale dei bisogni che, se sono legati a un piccolo momento critico del ciclo di vita, può anche essere che siano soddisfatti in questo breve ciclo di incontri. Diversamente i fruitori possono essere aiutati nel ridefinire la domanda e accompagnati verso servizi specialistici».

«Nella gestione dei servizi specialistici sono previsti i “punti unici d’accesso” – ha precisato Sabrina Casola, dirigente della Struttura regionale servizi alla persona, alla famiglia e al disagio abitativo – per questo c’è stata questa interlocuzione con i servizi territoriali per capire quali sono e si è realizza una mappatura in modo tale che nel caso di necessità dei nuclei familiari questi possano essere comunque indirizzati ai servizi che già sono attivi sul territorio che sono specializzati nella presa in carico del nucleo sulla base dei loro bisogni. Non esiste un obbligo nel rivolgersi ai servizi, c’è l’autonomia personale e quindi una persona non può essere presa in carico senza il suo consenso».
«Questo è un nuovo connubio che vede il terzo settore collaborare con le associazioni ed i portatori di interessi – ha rimarcato l’assessore Carlo Marzi – ma non è soltanto una meravigliosa occasione per la città di Aosta e per la nostra regione, ma è anche un modello comunitario, una visione di quello che dovrebbe essere il mondo, un modello di comunità che parte da lontanissimo all’interno della nostra Nazione, ma che di fatto risulta essere uno dei volani non soltanto da analizzare e da studiare, ma anche se possibile da replicare. Per cui il fatto di utilizzare uno strumento di confronto condiviso per gestire il centro della famiglia è secondo me quasi onomatopeico, perché la famiglia spesso viene trattata a livello amministrativo come un oggetto o un organismo che deve ricevere una serie di servizi e in alcuni casi solo di contributi, mentre invece, questo tipo di modello è un una rivoluzione copernicana che mette la famiglia come soggetto che deve essere l’interfaccia col quale rapportarsi, per poter sviluppare una serie di servizi il più possibile tarati rispetto alle necessità che la famiglia stessa rappresenta. Soprattutto in un mondo e in un momento storico nel quale la famiglia risulta essere la principale cartina di tornasole comunitaria di un momento di profonda crisi».

Per la creazione dell’appalto sono stati considerati gli orientamenti della normativa nazionale: «ad esempio il Piano nazionale per le famiglie del 2022 e il Family act – ha evidenziato Sabrina Casola – e soprattutto il modello condiviso del centro per le famiglie, così da recepire i requisiti minimi. Il Piano regionale di salute e benessere sociale indica chiaramente che il sistema di welfare regionale e il sostegno alle persone e alle famiglie deve essere garantito tramite servizi pubblici e non pubblici, quindi anche privati, o del settore del sociale, in una logica di collaborazione e di sinergia rispetto a quanto offerto. Le linee di azione condivise sono nel percorso che fa la famiglia all’interno del processo e dell’evoluzione degli step successivi, quindi dal sostegno alle nuove generazioni anche nella transizione della vita adulta, al supporto alla genitorialità, al sostegno allo sviluppo di dinamiche familiari positive come supporto alla coppia la gestione dei conflitti, la conciliazione di tempi di cura e di lavoro, come anche al supporto alle componenti anziane della famiglia, perché effettivamente è una necessità del territorio davvero importante».
«Questa sfida in cui tutti ci sentiamo molto investiti – ha raccontato Raffella Roveyaz, presidente della cooperativa La libellula – è nata da un incontro con il Forum che ci ha contattato per capire se potevamo affrontare insieme questa sfida che l’Amministrazione regionale aveva messo in campo. Noi abbiamo desiderato fortemente come cooperative poter lavorare con chi aveva aperto il centro perché ci siamo portate dietro un’esperienza che non poteva andare persa. Ci siamo incontrati, ci siamo un po’ studiati perché comunque non ci si conosceva ed abbiamo imparato ad apprezzarci reciprocamente. Ognuno ha portato le sue specificità, i suoi percorsi e abbiamo cercato di mettere insieme conoscenze, competenze, passione ed energie perché volevamo che questo centro fosse ancora di più uno spazio dove le famiglie nella loro accezione più generale potessero trovare un posto dove essere accolte e momenti di serenità, ma anche di fatica e vulnerabilità».

«Con l’Amministrazione regionale, proprio a fianco di soggetti fragili e vulnerabili – ha continuato Raffaella Roveyaz – c’è stata una bella esperienza nel progetto “Famiglia più famiglia” che era rivolta a una sensibilizzazione di esperienze di affidamento e accoglienza ai minori, ma anche nel progetto “Mosaico” destinato al sostegno ed accompagnamento per neo maggiorenni che uscivano da situazioni di tutela e “La Grandze” per le persone con diagnosi di demenza senile e ai loro familiari. Forti di queste esperienze fatte insieme e che ci hanno legato ancora di più, abbiamo pensato che allargare le nostre maglie e trovare delle sintesi potessero essere un buon modo per proseguire l’apertura di questo servizio, in questo luogo che era ormai riconosciuto e riconoscibile ed ora ci piacerebbe poter uscire da Aosta ed andare sul territorio, perché c’è tanto bisogno di affiancamento e di supporto, immaginandoci come dei piccoli satelliti che vanno dove c’è bisogno e dove leggiamo le necessità, riportando all’interno le letture dei bisogni che emergono nella quotidianità, dando delle risposte alle famiglie nella loro accezione più ampia che siano mono-genitoriali, convivenze legali o convivenze di fatto».
Per la prossima estate sono previste diverse attività, che si possono svolgere iscrivendosi al centro, per un costo di 25 euro, tra cui il laboratorio sull’orto urbano per nonni e nipoti, le letture e i laboratori creativi, anche in lingua inglese, con spazi studio per la scuola primaria e secondaria di primo grado ma anche l’accesso libero per giocare, studiare socializzare.
Per informazioni e prenotazioni si può scrivere a info@centrofamiglievda.it oppure al numero 371.16.65.371.
Pubblicato / aggiornato
il 15/06/2024 alle 20:00
Categoria:
Salute