La mummia di marmotta del Lyskamm
La mummia naturale di marmotta ritrovata nell’estate 2022 sul ghiacciaio del Lyskamm è ora esposta in un ambiente del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan, nel Castello di Saint-Pierre. Ora è accolta in una teca dove potrà rimanere inalterata per i prossimi 500 anni. L’ambiente al suo interno è privo di ossigeno, completamente ecosostenibile e indipendente dall’energia elettrica, con la possibilità di calibrare all’occorrenza i parametri chimico-fisici, prevenendo il deterioramento della mummia.
Il ritrovamento della mummia
Era una mattina d’agosto del 2022, quando la guida alpina Corrado Gaspard trovò sulla parete est del Lyskamm, a quota 4291 metri, una piccola marmotta rannicchiata su una roccia.
Fu immediatamente constatato che si trattava di un unicum e, il 14 agosto, Velca Botti, biologa del Museo di Scienze naturali, ha guidato le operazioni di recupero e trasporto del reperto in laboratorio. Botti fa anche parte del gruppo di studio che lavora sulla piccola mummia, the Marmot Mummy Project.
The Marmot Mummy Project
I primi a interessarsi della mummia del Lyskamm, nel 2022, insieme ai ricercatori del Museo di Scienze naturali, erano stati quelli dell’Istituto per lo studio delle mummie dell’Eurac Research di Bolzano, che hanno collaborato alla definizione delle procedure per il recupero e successivamente ad assicurare la conservazione del reperto, una volta collocato presso i laboratori del Museo. Sempre in collaborazione con Eurac Research sono stati ottenuti i primi dati, tra cui la datazione al radiocarbonio che lo fa risalire al medio olocene (circa 6.600 anni fa, ovvero 4.500 anni prima di Cristo). Sulla base di questo lavoro congiunto, la Regione autonoma Valle d’Aosta ha riunito, nel 2023, un’equipe di archeologi, biologi, genetisti, glaciologi, naturalisti e veterinari, sotto il nome di The Marmot Mummy Project. Il loro obiettivo è fornire una risposta agli interrogativi nati dal ritrovamento a oggi, e di quelli che continueranno a sorgere nel futuro.
Diversi gli istituti e gli enti di ricerca coinvolti, oltre al Museo di Scienze naturali e all’Istituto per lo studio delle mummie dell’Eurac, le Università di Torino e Milano, la Fondazione Montagna Sicura, la Soprintendenza per i beni e le attività culturali della Valle d’Aosta, l’Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale di Ricerche (Cnr-Isp) di Messina.
Il team è costituito da Santa Tutino, Velca Botti, Francine Navillod, Alessandra Armirotti, Gianfranco Zidda, Marco Samadelli, Alice Paladin, Umberto Tecchiati, Fabrizio Troilo, Michele Freppaz e Maurizio Azzaro.
Curiosità e domande
La prima e più ovvia domanda è sicuramente che cosa ci faceva una marmotta a quota 4.291 metri?
Forse nella risposta a questa domanda ce n’è un’altra ancora più importante: che clima c’era all’epoca dove oggi c’è il ghiacciaio, da permettere la vita di un piccolo erbivoro come la marmotta?
In un’epoca come la nostra, in cui il tema dei cambiamenti climatici e dello scioglimento dei ghiacciai è sempre più di stringente attualità, le indicazioni fornite dal ritrovamento della mummia del Lyskamm ci dicono molto, su quello che le Alpi sono state e su quello che potrebbero tornare ad essere.
Le aree di alta montagna, seppur apparentemente immutabili, sono zone molto dinamiche, soggette a condizioni meteorologiche e climatiche estreme. Ciò che oggi appare dominato dai ghiacciai, poteva non esserlo in passato e non lo sarà probabilmente in futuro, visto il severo contesto di cambiamento climatico che stiamo vivendo. La mummia e, soprattutto, il luogo del suo ritrovamento possono fornire utili indizi sull’evoluzione dell’ambiente alpino e sul clima.
Che marmotta era, quella del Lyskamm
Il secondo elemento sorprendente, legato al ritrovamento e allo studio della mummia del Lyskamm, è lo stato di conservazione del reperto che, oltre allo scheletro, ha mantenuto pressoché intatti anche i tessuti e la pelliccia. Questa straordinaria integrità permette di compiere, insieme alla mummia, un salto indietro in un tempo in cui, come confermato dagli studi sul profilo genetico dell’animale, le marmotte non erano così diverse dalle nostre.
Il dna della specie si è modificato poco e lentamente e, ciononostante, la marmotta è riuscita comunque a sopravvivere all’era glaciale: un’eccezione per il regno animale, poiché una bassa variabilità genetica è spesso associata a un elevato rischio di estinzione (come nel caso del gorilla di montagna, dell’orso polare artico e della lince iberica).

Nuove prospettive per la ricerca scientifica
È la prima volta che in Valle d’Aosta è ritrovata una mummia naturale (ovvero un corpo in cui il processo di decomposizione peer opera di microrganismi è inibito da cause naturali), ma non è detto che sia l’ultima. Questo ritrovamento sembra aprire le porte ad una serie di opportunità per la ricerca scientifica: considerati gli effetti del cambiamento climatico, lo scioglimento dei ghiacciai e il loro ritiro potrebbero portare nel prossimo futuro a nuove scoperte, restituendo alla luce nuovi reperti.
La teca
Per contenere la marmotta, è stata realizzata una teca che ha la forma di un prisma a base esagonale, rivestita in gneiss locale. La copertura è un vetro antiriflesso. Al suo interno, la marmotta è appoggiata sulla stessa pietra sulla quale è stata ritrovata. Le pareti interne sono a specchio, in modo da poter vedere ogni dettaglio. Il vano è riempito di argon, che permette la conservazione senza bisogno di basse temperature (e di elevato consumo energetico). Crea un ambiente che permette la conservazione del reperto senza che le fluttuazioni di temperatura e umidità all’interno della Sala delle rocce lo deteriorino e senza che l’illuminazione della stanza lo danneggi.
Le informazioni sulla mummia sono affidate a un video trasmesso sul monitor adiacente e da testi e immagini resi disponibili grazie a uno schermo touch screen.
L’inaugurazione
Presentata alla stampa mercoledì 12 giugno, inaugurata giovedì 13 giugno, la teca contenente la mummia sarà a disposizione del pubblico da venerdì 14 giugno. In considerazione del fatto che il Museo può ospitare un massimo di 25 persone contemporaneamente, è consigliata la prenotazione fa effettuarsi online.

Incontri di approfondimento
Nel corso dell’estate, quattro incontri divulgativi si svolgeranno sul territorio per presentare la mummia di marmotta e le sue caratteristiche: ad Aosta, Courmayeur, Saint-Vincent e Gressoney.
Il calendario degli incontri scientifici si era aperto martedì 16 luglio 2024 dalle ore 17.30 alle 19.00 ad Aosta, nell’Area Megalitica. Durante questo evento sono intervenuti Alessandra Armirotti, archeologa della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, Dany Furfaro, medico radiologo della Struttura Complessa di Radiologia diagnostica ed interventistica dell’AUSL Valle d’Aosta, Santa Tutino, dirigente e direttrice del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan, e Velca Botti, biologa ricercatrice presso lo stesso museo.
Il secondo appuntamento si è svolto martedì 6 agosto 2024 a Courmayeur, al Jardin de l’Ange, dalle ore 18.00 alle 19.30. In questa occasione, hanno partecipato Jean Pierre Fosson, segretario generale della Fondazione Montagna Sicura, i glaciologi Fabrizio Troilo e Luca Mondardini, anch’essi della Fondazione Montagna Sicura, insieme a Santa Tutino e Velca Botti del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.
Martedì 20 agosto 2024, dalle ore 18.00 alle 19.30 a Saint-Vincent, con l’incontro che si è svolto in piazza Cavalieri di Vittorio Veneto. A questo evento hanno partecipato Alessandra Armirotti, archeologa della Soprintendenza per i beni e le attività culturali, Massimiliano Natrella, dirigente della Struttura Complessa di Radiologia diagnostica ed interventistica dell’AUSL Valle d’Aosta, oltre a Santa Tutino e Velca Botti del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.
Il ciclo di eventi si concluderà venerdì 30 agosto 2024 a Gressoney-La-Trinité, dalle ore 18.00 alle 19.30, in piazza Tache (o, in caso di maltempo, presso la sala polivalente). All’interno della rassegna Tra Scienza e Montagna interverranno Michele Freppaz, docente universitario presso il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, insieme a Velca Botti, biologa ricercatrice del Museo regionale di Scienze naturali Efisio Noussan.
Pubblicato / aggiornato
il 23/08/2024 alle 10:37
Categoria:
Cultura / Video