Pcp: Cva deve focalizzarsi sulla Valle d’Aosta
Mercoledì 13 novembre 2024, il gruppo Progetto civico progressista del Consiglio Valle ha presentato il secondo parere chiesto a Giovanni Maria Caruso (professore associato di diritto amministrativo all’Università della Calabria) sulla corretta modalità di gestione di Cva da parte della Regione autonoma Valle d’Aosta.
Il gruppo Pcp, in questi anni, si è concentrato su varie questioni che hanno attinenza con l’attività di Cva: l’espansione all’esterno del territorio regionale, la proliferazione delle società (ora l’ecosistema è composto di quasi 130 società), le nomine (che dovrebbero essere effettuate a seguito di procedure a evidenza pubblica) e i compensi assegnati. L’ultimo caso è quello dei compensi all’amministratore delegato il quale, grazie al cumulo delle cariche, percepirebbe annualmente almeno 500mila euro e non 300mila come comunicato in aula consiliare dal presidente della Regione Renzo Testolin. La cifra è da confermare, poiché Pcp è in attesa della documentazione richiesta, comunque non esaustiva poiché alcune fra le società del gruppo non sarebbero tenute agli obblighi di trasparenza nei confronti dei consiglieri.
Dal precedente parere commissionato a Caruso nel settembre 2023, era emerso come la legge regionale istitutiva di Cva, del 2016, sia inequivoca rispetto al ruolo di Cva nel contesto regionale e al ruolo della proprietà nel controllo dell’operato. E come si sia creata un’ambiguità con l’adozione, nel 2022, di una delibera contenente le linee guida di azione della società. Tuttavia Cva è l’unico caso di una società a controllo pubblico totalitario a norma di legge, assegnata al trattamento speciale riservato alle società quotate (dopo i bond quotati sul mercato di Dublino). Non esiste alcuna società quotata a partecipazione totalitaria di un singolo soggetto (sia esso pubblico o privato). «Questo è dunque un caso di studio interessante», ha commentato Caruso.
Con questa nuova richiesta, Pcp ha posto a Caruso due quesiti:
- Sulle procedure di nomina degli organi sociali di Cva e controllate
È stato chiesto se le designazioni degli organi sociali di Cva e delle sue controllate debbano seguire le stesse procedure previste per Cva stessa, considerando una possibile discrepanza tra la legge regionale n. 20/2016 e le Linee guida attuative del 2022.
Caruso ha chiarito che la legge regionale prevale sulle Linee guida. L’art. 2-bis della L.R. n. 20/2016, ai commi 2-6, impone una procedura di designazione che si applica sia a Cva sa alle società da essa controllate. Di conseguenza, la nomina degli organi di amministrazione e controllo delle società partecipate e controllate da Cva deve attenersi ai criteri previsti dalla normativa regionale. - Quotazione in borsa e attività di direzione e coordinamento
Il secondo quesito riguardava la pertinenza dell’affermazione secondo cui Cva sarebbe esentata dal controllo della Regione poiché emittente di obbligazioni quotate a Dublino.
Caruso ha risposto che, secondo il codice civile, la quotazione non esclude la Regione dal suo ruolo di direzione e coordinamento su Cva, anche in virtù del fatto che la quotazione riguarda strumenti obbligazionari e non azioni. La Regione conserva quindi pieno potere di indirizzo su Cva.
«Allo stato attuale, Cva è dunque soggetto portatore di interessi strategici regionali ma afferma di poter agire secondo logiche speculative», ha concluso Caruso, precisando che questo è un «tratto presente in molte società pubbliche». Il consulente ha anche precisato che, non essendo la giurisprudenza una scienza esatta, esiste la possibilità di sostenere pareri completamente opposti al suo, tuttavia dovrebbero «transitare da una presunzione di illegittimità della norma» poiché «la legge ha prevalenza sulla delibera». Nel video, la registrazione integrale della dichiarazione di Caruso in conferenza stampa.
La capogruppo Erika Guichardaz ha annunciato che il parere è stato trasmesso a tutti i colleghi e alla Cva. Il Pcp è aperto al confronto, anche se non nutre particolari speranze che possa aprirsi. Nel video, spiega invece per quali ragioni il Pcp non intende impugnare le nomine.
La consigliere Chiara Minelli ha affermato: «riguardo al tema del controllo e della direzione è fondamentale che si arrivi ad avere una chiarezza. Perché non è ininfluente ai fini dello schema di norma di attuazione che è stata inviata al Consiglio Valle il 31 ottobre 2024, dove si stabiliscono i requisiti in base ai quali si può partecipare a una eventuale gara per l’assegnazione delle concessioni. Se questa società è a totale controllo pubblico, allora effettivamente il controllo della Regione deve esserci. Una volta approvato lo schema di norma, sulla base del decreto si dovrà costruire la legge. Questo è allora un momento importante per fare luce sulla situazione, perché l’articolo 3 della norma di attuazione ci dice che la Regione può concedere concessioni idroelettriche a società a totale controllo pubblico senza gara, rispettando i principi dell’affidamento in house. Diversamente bisogna procedere a una gara. Bisognerebbe capire se Cva avrebbe la forza per partecipare a una gara. Noi vorremmo veder assegnare le concessioni a una società pubblica, che però deve essere in house, cosa che attualmente non è».
In merito a quanto espresso nello schema di norma di attuazione, Caruso è stato chiaro: «La specificità di questa società giustifica la sua esistenza con questo regime giuridico particolare. Se viene meno questo collegamento, questa società è una qualsiasi società commerciale e la Regione non avrebbe più interesse a una partecipazione di questo tipo né a stabilire i vincoli di controllo pubblico. Ma la legge dice che qualsiasi operazione non può comportare la perdita di controllo sulla società da parte delle Regione. Laddove questa missione pubblicistica fosse compromessa da interessi di natura commerciale, verrebbe meno l’interesse della Regione, e se Cva si comportasse come un privato, rinnegherebbe la sua stesa ragione di esistenza. La gara dovrebbe sterilizzare il rapporto privilegiato che ora esiste con la società controllata. Per l’affidamento in house sarebbero necessari correttivi sull’attuale assetto sociale. Cioè alcune attività condotte da società del Gruppo Cva dovrebbero essere autonomizzate e costituire un filone indipendente».
La consigliere Minelli ha introdotto la propria visione: «Tutto discende dalla diversa visione che si ha della società. Noi riteniamo che Cva dovrebbe occuparsi principalmente dei fabbisogni energetici della Valle d’Aosta. Invece c’è una volontà di occuparsi di transizione energetica nazionale». Le abbiamo chiesto se ciò non sarebbe in contrasto con gli interessi economici regionali e la risposta è nel video.
La capogruppo Guichardaz ha voluto precisare: «La nostra posizione è di profondo rispetto verso la società più importante della nostra regione, che gestisce il bene primario e per eccellenza della Valle d’Aosta. Secondo noi la legge è fatta bene e ha ben chiarito la vocazione di quella società».
La consigliere Minelli ha ricordato che, nel 2023, il presidente di Finaosta, alla presentazione del Piano industriale di Cva aveva detto: “speriamo che cuore e testa dell’azienda rimangano per sempre in Valle d’Aosta“ e ha concluso: «Questo è anche il nostro auspicio. Gli strumenti ci sono e questo è l’obiettivo che perseguiamo».
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Pubblicato / aggiornato
il 13/11/2024 alle 19:02
Categoria:
Politica e Amministrazione / Video