Campagna di sensibilizzazione per la frequentazione consapevole delle pareti di roccia
(©Angelo Musumarra per bobine.tv) -
La presentazione della campagna di sensibilizzazione per la frequentazione consapevole delle pareti di roccia, con Ezio Marlier, presidente Uvgam, gli assessori regionali Giulio Grosjacques e Marco Carrel e Massimo Bocca, referente sia del Gruppo piemontese studi ornitologici sia della Société de la flore Valdôtaine
A fine marzo 2025, sarà avviata una campagna di sensibilizzazione per la frequentazione consapevole delle pareti di roccia, dopo la firma di un accordo tra l’Assessorato dell’agricoltura e risorse naturali della Regione autonoma Valle d’Aosta, il Gruppo piemontese studi ornitologici e la Société de la flore valdôtaine e l’Unione valdostana guide di alta montagna.
Massimo Bocca, referente sia del Gruppo piemontese studi ornitologici sia della Société de la flore Valdôtaine, condurrà incontri con gli operatori turistici per spiegare come evitare di disturbare le cosiddette specie rupicole, vale a dire diversi uccelli, dai rari gufo reale, gipeto, falco pellegrino, aquila reale e passero solitario, ai più diffusi gracchio corallino, rondine montana, poiana, gheppio, corvo imperiale e rondone maggiore, passando per alcune specie di pipistrelli, oltre a camosci e stambecchi.
Gli obiettivi della campagna di sensibilizzazione sono stati annunciati nella serata di martedì 18 marzo 2025: «abbiamo firmato questo accordo il 6 marzo dopo aver ascoltato tutti gli stakeholder – ha raccontato l’assessore Marco Carrel – da cui deriva la volontà di far convivere le esigenze delle nostre risorse naturali e quelle turistiche, anche legate al mondo dell’arrampicata e delle guide. Dobbiamo assolutamente evitare che le direttive siano, a volte, se strettamente interpretate, anche eccessivamente restrittive, mettendo poi in discussione il sistema su cui si basa il nostro patrimonio culturale. Crediamo quindi che sia importante divulgare questo accordo e soprattutto sensibilizzare tutti i fruitori delle nostre montagne sulle buone norme da adottare per tutelare e agevolare la convivenza tra uomo e natura. Abbiamo dialogato nella stessa lingua con l’Assessorato al turismo, evitando gli eccessivi restringimenti per permettere di svolgere un’attività turistica fondamentale, tenendo sempre in considerazione anche la giusta tutela della fauna».

L’accordo parte dall’evidenza che, in Valle d’Aosta, “numerosi animali utilizzano le pareti rocciose quali siti riproduttivi, di rifugio e riposo, oppure per alimentarsi. Alcuni di essi sono particolarmente sensibili al disturbo dovuto alla presenza dell’uomo, che può causare il fallimento di singole nidificazioni o anche la scomparsa a livello locale delle specie. Tali conseguenze, negative per qualsiasi animale, sono particolarmente gravi per uccelli estremamente esigenti dal punto di vista ecologico e intrinsecamente rari, quali ad esempio il gipeto, il gufo reale o il falco pellegrino”.
“Occorre considerare che per quanto riguarda gli uccelli rapaci e principali cause di diminuzione sono state nel recente passato la persecuzione diretta e l’avvelenamento da pesticidi – si legge ancora nell’accordo – negli ultimi decenni la situazione a tal proposito è nettamente migliorata, mentre è di attualità una sempre più capillare presenza di vie attrezzate per la scalata. La limitazione spaziale dell’attività di arrampicata è la soluzione più efficace per evitare le potenziali conseguenze negative di questa attività sportiva. In subordine, possono essere pianificate limitazioni temporali della frequentazione, evitando il disturbo almeno nelle fasi più delicate del ciclo biologico annuale, nel semestre tra gennaio e giugno per la maggior parte delle specie nidificanti a media e bassa quota”.
«Questa problematica è soprattutto una questione di informazione e di sensibilizzazione – ha ribadito Massimo Bocca, che ha realizzato, in collaborazione con il Corpo forestale della Valle d’Aosta, lo studio intitolato Pareti vive! che ha portato all’accordo con le guide – dato che la tutela della fauna collegata con le attività del tempo libero e dello sport in montagna sono legate da una sovrapposizione fra i fruitori della montagna e alcune specie animali particolarmente sensibili. Non c’è di sicuro la volontà da parte dei fruitori della montagna di arrecare danno e quindi queste problematiche sono tutte a livello inconsapevole. Una maggiore sensibilizzazione dei professionisti che a loro volta possono fungere da tramite verso tutti i fruitori della montagna è cruciale per ridurre al minimo questi impatti negativi. Molto spesso le persone non si accorgono nemmeno di aver disturbato l’animale perché parlando con gli arrampicatori, di solito la risposta è “io non ho mai disturbato niente, non ho mai visto animali che scappassero”. Non ci si accorge del fatto di far scappare un animale sensibile al disturbo, perché è già scappato prima e quindi non la si può percepire se non si è già esperti. In alcuni casi ci sono animali che allarmano, quindi che si agitano, ma nella maggior parte dei casi sono già scappati, quindi uno non si accorge neanche del fatto che ci fossero prima. Gli animali stanno in parete, possono starci per riprodursi, per riposarsi e per alimentarsi, alcune specie sono più adattabili e possono usare anche altri ambienti, altre specie sono legate alle pareti al 100%, e quindi se togliamo loro quella possibilità, non ne hanno altre».

Le norme di legge vigenti stabiliscono per tutto il territorio valdostano un generalizzato divieto di disturbo o di danneggiamento verso mammiferi ed uccelli in attività riproduttiva. Alcune specie rupicole sono inoltre particolarmente tutelate a livello comunitario ed i Piani di gestione delle aree protette prevedono appositi vincoli per i territori di competenza.
È stato quindi svolto un censimento dei siti di arrampicata a bassa e media quota attualmente utilizzati, che in Valle d’Aosta sono oltre 180, e l’analisi delle informazioni naturalistiche disponibili, individuando due aree potenzialmente critiche dove è auspicabile evitare la frequentazione da parte degli arrampicatori, oppure una limitazione stagionale. Il primo sito è l’envers del Paretone di Arnad, dove sarà necessario limitare la frequentazione dal 1° luglio al 10 gennaio per non disturbare la nidificazione degli uccelli, così come nel Pilier Rhodoz di Montjovet. Inoltre dovrà essere svolta una valutazione del complesso roccioso compreso tra il Pilier Rhodoz e la falesia di Fiusey: «se anticipiamo i problemi, cerchiamo così delle soluzioni che riescano a salvare capra e cavoli – ha ribadito Massimo Bocca – vista l’importanza di queste attività per l’economia locale e anche per il benessere, perché se è ovvio che una guida alpina lavora su questi temi non è detto che lo facciano coloro i quali arrampicano per passione in modo indipendente. Quindi se si riesce a non vietare un’attività, ma soltanto a limitarla nel giusto modo, questa risulta essere la soluzione migliore».
«Questo è un aspetto su cui abbiamo lavorato tanto – ha concluso Ezio Marlier, presidente della Uvgam, Unione valdostana guide di alta montagna – anche ascoltando coloro che chiodano le pareti, e che di conseguenza possono aprire delle falesie nuove, in modo che ci sia una propensione a parlarsi con gli ornitologi e con gli agenti del Corpo forestale per capire se effettivamente è necessario andare a chiodare quel luogo, oppure si può fare a meno e spostarsi di poco, evitando repressioni e collaborando. Questo non è avvenuto mai da nessuna parte e basta ricordare cosa è successo in Liguria, dove si sono state delle guerre enormi che non ha portato niente a nessuno. Noi siamo stati i capofila in questa questa collaborazione di intenti nel voler salvare i rapporti tra tutti».

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Pubblicato / aggiornato
il 20/03/2025 alle 13:46
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Categoria:
Politica e Amministrazione