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Inaugurazione dell’Anno giudiziario tributario 2025

Inaugurazione dell’Anno giudiziario tributario 2025 (©Angelo Musumarra per bobine.tv) - Il momento dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario tributario 2025

La Corte di giustizia tributaria della Valle d’Aosta, nel 2024, ha affrontato 142 giudizi, 116 presso il primo grado e 26 presso il secondo grado, per un totale di 446mila euro di consistenza economica, senza giudizi pendenti depositati prima del 2024, con sette pendenze a marzo 2025.

I dati sono stati resi noti nella mattinata di venerdì 21 marzo 2025 dal presidente della Corte di giustizia di secondo grado della Valle d’Aosta, Diego Spampinato, durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario tributario 2025, cerimonia che non veniva più celebrata dal 2019. Nella relazione del presidente sono emerse sei principali aree di criticità del settore, la notevole complessità e variabilità della normazione, che influisce negativamente sulla certezza del diritto, il deficit di conoscenze attorno alla giurisprudenza di merito, la durata del processo, l’insufficiente livello di specializzazione dei giudici, le dimensioni quantitative del contenzioso tributario e la diffusa percezione di una imperfetta indipendenza dei giudici tributari.

La riorganizzazione della giustizia tributaria

Nell’ambito di una riorganizzazione del settore, nel 2022, con la legge 130, era stata introdotta la figura del magistrato tributario togato, sulla falsariga delle altre quattro magistrature della Repubblica già esistenti, ordinaria, amministrativa, contabile e militare trasformando così le Commissioni tributarie provinciali e regionali in Corti di giustizia tributaria di primo e secondo grado. Successivamente a questa riforma, è stato previsto anche che alcuni magistrati togati appartenenti ad altre magistrature potessero optere per il definitivo transito nei ruoli della magistratura tributaria professionale, e tra i 22 nominati, il 4 febbraio 2025, il magistrato valdostano Paolo De Paola è transitato dalla magistratura ordinaria, venendo nominato presidente della Corte di giustizia tributaria di primo grado di Aosta.

Nella relazione del presidente della Corte di giustizia tributaria valdostana è emerso che dal luglio 2019 il processo tributario telematico è divenuto obbligatorio ed è diventata una realtà rodata che consente, diversamente dal precedente regime di gestione cartacea del fascicolo processuale, di avere la certezza di quanto sua stato versato in atti, oltre che una maggiore semplicità nel deposito e nella consultazione degli atti e nella movimentazione dei fascicoli, nell’ottica dell’efficienza del sistema giudiziale, funzionale nell’adempimento del principio della effettività della tutela giurisdizionale. Analogamente, la possibilità di celebrare le udienze a distanza, in modalità telematica, che hanno avuto una spinta potente durante la pandemia, è stata resa a regime, coesistente con l’ordinaria modalità di trattazione delle udienza in presenza, consentendo un notevole risparmio nei tempi di spostamento necessari per raggiungere la sede delle Corti.

Il presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Valle d'Aosta, Diego Spampinato, durante l'inaugurazione dell'Anno giudiziario tributario 2025
Il presidente della Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Valle d’Aosta, Diego Spampinato, durante l’inaugurazione dell’Anno giudiziario tributario 2025

La giustizia predittiva

«Non possiamo esimerci dal trattare il tema della giustizia predittiva in ambito tributario e del connesso fenomeno dell’intelligenza artificiale, quale mezzo tecnico su cui la giustizia predittiva si fonda – ha rimarcato Diego Spampinato – la nostra giurisprudenza nazionale appare orientata a ritenere che la decisione giudiziale fondata su un algoritmo predittivo non debba essere né basata unicamente su tale processo automatizzato, dovendo comunque esistere nel processo decisionale un contributo umano capace di controllare, validare o smentire la decisione automatica, né inficiata da un vizio di discriminazione algoritmica che possa determinare effetti discriminatori nei confronti di persone fisiche sulla base della razza o dell’origine etnica, delle opinioni politiche, della religione o delle convinzioni personali, dell’appartenenza sindacale, dello status generico, dello stato di salute o dell’orientamento sessuale».

«È abbastanza accertato che la quantità di norme, la loro modalità di redazione e la loro interrelazione, siano elementi che rendono difficoltosa l’individuazione dei comportamenti conformi a diritto – ha proseguito il presidente della Corte di giustizia tributaria valdostana – e la prevedibilità delle pronunce giurisdizionali ed è altresì abbastanza accettato che i sistemi di intelligenza artificiale possano aiutare. Al momento attuale, non è un organismo dotato di capacità di innovare, o immaginare nel senso umano del termine, ma un sistema per mettere in relazione molto velocemente grandi volumi di dati esperenziali già esistenti. Quando si immagina di utilizzare un sistema tecnico-meccanico per risolvere problematiche organizzative occorre avere le idee molto chiare sul risultato che si vuole ottenere. La soluzione di questioni non sufficientemente indagate sotto il profilo organizzativo non può essere trovata mediante il ricorso ai soli mezzi tecnici. Il rischio, attualmente, è che si trasferiscano al livello tecnico informatico decisioni che sono e devono restare in capo ai livelli decisionali dell’Istituzione, e che il livello tecnico informativo non dovrebbe essere chiamato a risolvere».

La riorganizzazione delle sedi della giustizia tributaria

La Corte valdostana di giustizia tributaria è al centro di un’ipotesi di riorganizzazione delle sedi giudiziarie, sulla base della riforma fiscale del 2023 che prevede di “ridefinire l’assetto territoriale delle corti di giustizia tributaria di primo grado e delle sezioni staccate delle corti di giustizia tributaria di secondo grado anche mediante accorpamenti delle sedi esistenti, sulla base dell’estensione del territorio, dei carichi di lavoro e degli indici di sopravvenienza, del numero degli abitanti della circoscrizione, degli enti impositori e della riscossione”.

«Nell’esercizio di tale delega – ha ricordato Diego Spampinato – è stata trasmessa una previsione di possibilità di un accorpamento della Corte di giustizia tributaria di primo grado a Corti del Piemonte. Al riguardo abbiamo trasmesso un appunto sulle specificità della Regione Valle d’Aosta, vista la natura non defatigatoria del contenzioso tributario che, seppure numericamente limitato, è economicamente rilevante, nonché la difficoltà di comunicazioni conseguente all’attuale sospensione del servizio ferroviario per i lavori di elettrificazione della linea, anche corredata da un’ipotesi di soluzione che si fonda sulla possibilità di applicazione, nelle stesse funzioni, dei componenti le Corti di giustizi della Valle d’Aosta alle Corti di giustizia del limitrofo Piemonte, anche sfruttando la possibilità di celebrazione a distanza delle udienze, entro il limite del carico di lavoro massimo esigibile, che non può attualmente essere raggiunto presso le sedi della regione per carenza di ricorsi. Questa soluzione potrebbe rappresentare un punto di convergenza fra gli interessi di cui sono portatori gli attori istituzionali della vicenda».

Nicola Graziano, del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria durante il suo discorso, con Diego Spampinato e Sergio Tavella, direttore della giustizia tributaria valdostana
Nicola Graziano, del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria durante il suo discorso, con Diego Spampinato e Sergio Tavella, direttore della giustizia tributaria valdostana

«Qui si scontrano obiettivamente la necessità di avere, soprattutto quando sarà a regime la magistratura tributaria professionale – ha insistito il presidente della Corte di giustizia tributaria valdostana – un numero di giudici che coerente con il numero di pronunce che vengono fatte. Non si può pensare che un giudice possa essere pagato integralmente per il suo lavoro per un numero di sentenze obiettivamente basso. Se il territorio, anche per una propensione al rispetto della giustizia, non produce ricorsi, bisogna trovare il modo per cui il giudice produca un certo numero di sentenze, che sono il numero di sentenze minimo che deve obiettivamente produrre. L’ipotesi che avevamo trovato è utilizzare un Istituto già esistente e l’applicazione di un giudice che vi è incardinato ad altri uffici fino a copertura del suo carico esigibile».

La questione era stata citata in apertura di cerimonia da parte del presidente della Regione: «in questa circostanza sottolineare come la Valle d’Aosta abbia necessità di questi due gradi di giudizio all’interno del suo territorio – ha evidenziato Renzo Testolincosì da poter mantenere quella peculiarità che da sempre gli è stata riconosciuta e che un fondamentale momento di definizione dei i perimetri della giustizia tributaria in una regione che ha competenza primaria sia da un punto di vista legislativo sia amministrativo. Non può essere così accorpata tout court ad altre realtà limitrofe come quella piemontese, e quindi ci siamo permessi di scrivere una segnalazione al ministro Giancarlo Giorgetti e crediamo che con l’aiuto di tutti, in primis della magistratura tributaria valdostana si possa raggiungere un punto di equilibrio. tenendo presenti le necessità di razionalizzazione, anche dei costi, che devono però guardare ad risposta puntuale e precisa così come è stata fino adesso in Valle d’Aosta, augurando che questo percorso possa essere portato avanti».

«È chiaro che il Ministero ha in mente di costituire delle Corti di giustizia tributaria con un numero significativo di di atti, di ricorsi, di sopravvenienze perché il magistrato tributario dedicato a tempo pieno a questo lavoro deve avere un carico di lavoro significativo – ha poi risposto Nicola Graziano, del Consiglio di Presidenza della giustizia tributaria – dato che è una persona che svolge quell’attività professionalmente e esclusivamente. La soluzione che è stata immaginata dal presidente mi sembra più che razionale. Le applicazioni di magistrati provenienti da Corti più grandi presso sezioni staccate in qualche modo potrebbe essere una soluzione che contempla le due istanze da un lato dell’efficienza e della razionalizzazione della spesa e della quantità di contenzioso che giustifica l’assunzione di quel personale professionale e dall’altro la tutela dei territori, anche del presidio degli organi dello Stato e anche della rispondenza alle esigenze della cittadinanza di chi vive e opera nei suoi territori. Quando il ministro ha scritto un’ipotesi di possibile riorganizzazione non ha però detto quali sono i tempi della riforma, che non sono tempi chiari e sicuramente non sono immediati, non sono di pochi mesi. Noi ci aspettiamo un articolato di disegno di legge, che contempla quantomeno una progressione nel tempo di almeno quattro o cinque anni e quindi si parla di una riforma che potrebbe andare in vigore nel 2030, 2031 quando qualcosa sarà cambiato davvero in modo sostanziale, quando si arriverà alla previsione di 576 magistrati professionali, visto che nei prossimi quattro quasi mille magistrati non professionali andranno in pensione. Quindi ci sarà questa osmosi tra la compensazione di cessa l’attività per raggiunti i limiti d’età e chi entra a fare il concorso».

Paolo De Paola, Nicola Graziano, Diego Spampinato e Renzo Testolin a fine cerimonia
Paolo De Paola, Nicola Graziano, Diego Spampinato e Renzo Testolin a fine cerimonia

«La previsione del Ministero per questo territorio indica che la sede fisica del primo e secondo grado resta ad Aosta – ha quindi rivelato Nicola Graziano, citando gli atti ministeriali – anche se diventa una sorta di sede distaccata, nel senso che il presidente di quella di Torino, ad esempio, è presidente anche del primo grado di di Aosta, e le celebrazioni delle udienze avvengano fisicamente su questo territorio con i magistrati tributari professionali che si sposterebbero per tenere l’udienza. Questa è l’idea sulla quale noi stiamo ragionando nella consapevolezza che c’è un conflitto di due interessi rilevanti, quello dell’efficienza della giustizia, perché con i dati che abbiamo, evidentemente non si riesce a realizzare quella quella compensazione con Corti che abbiano almeno mille procedimenti incardinati all’anno, dall’altra parte c’è l’esigenza del territorio. Noi rappresenteremo di prevedere la possibilità di un presidio che resti ad Aosta con l’applicazione dei magistrati tipo il modello del Tar, per poter garantire che almeno ci sia un presidente in questo territorio perché possa sovrintendere la gestione, anche amministrativa oltre che che giudiziaria, ma questa proposta è da venire e da vedere».

Pubblicato / aggiornato il 21/03/2025 alle 13:52
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Categoria: Cronaca